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Al Teatro Palazzo di Bari in scena “Il Padre” con un Alessandro Haber in stato di grazia

9 Dic 2018 | Nessun Commento | 640 Visite
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FB_IMG_1544348811118In scena al Teatro Palazzo di Bari  il 7 dicembre (per la stagione diretta da Titta De Tommasi)  la commedia Il Padre per la regia di Piero Maccarinelli con Alessandro Haber e Lucrezia Lante Della Rovere, da un testo di Florian Zeller del 2012.

Zeller è un giovane autore (39 anni) molto rappresentato anche in Italia (da poco un altro teatro barese ha ospitato A Testa in giù-L’envers du decor del 2016 ).
Trattasi di un teatro di personaggi borghesi che si muovono nella capitale, Parigi.
Un moderno soggiorno con sedie plastificate è la prima delle scene. Il padre Andrea (Alessandro Haber)  è seduto invece su  una poltrona rossa mentre la figlia Anna in piedi (Lucrezia Lante Della Rovere) svetta col suo elegante abito blu.
Emergono immediatamente i sospetti originati da uno stato di disagio psichico dell’anziano che inizia a non ricordare esattamente volti e avvenimenti.
Egli rifiuta inoltre le badanti con dei pretesti.
Anna annuncia al padre di avere l’intenzione di trasferirsi a Londra per  inseguire un suo nuovo amore.
Andrea non ricorda di avere mai incontrato questo personaggio che invece Anna dichiara di avergli più volte presentato.
Subito dopo è   in scena  Piero ( David Sebasti) il marito di Anna da 10 anni.
La coppia ospita in casa da tempo  il genitore di lei.
Queste situazioni contraddittorie, con l’emergere di una nuova attrice che però afferma di essere Anna, la figlia, hanno un carattere pirandelliano?
Il vecchio è vittima di un inganno oppure stravolge con la sua percezione la realtà?
Comprensibilmente egli non riconosce le situazioni solite, ma è in grado di parlare, ragionare e conversare scorrevolmente.
La situazione drammatica di per sé viene alleggerita sia dal testo che dall’interpretazione ironica e anche comica di Alessandro Haber, il cui personaggio di uomo combattivo comunica simpatia e umanità.
Egli comunque è consapevole del suo disagio  di memoria (che molti commentatori della commedia attribuiscono all’Alzheimer) del quale comprende l’interezza e la gravità dai familiari.
La commedia si basa su rapidi cambi di  scena, che configurano situazioni in divenire ma sostanzialmente statiche.
Oltre ai protagonisti, gli interpreti sono quattro, due uomini e due donne.
Le due donne sono le badanti, o infermiere.
Gli uomini i “mariti”, oppure  il dottore della clinica.
La figura portante rimane però il padre : la malattia rende il protagonista il personaggio più vitale del testo tanto da renderlo capace di organizzare persino un balletto di tap tap per rallegrare la sua seconda badante.
Il disagio psichico e mnemonico ne rallenta i freni inibitori e questo lo rende più vero rispetto alle altre figure, che diventano giocoforza dei meri comprimari.
Questi ultimi risultano controllati per ragioni culturali, di forma o di opportunità, o opportunistiche.
Il personaggio della figlia, dunque Lucrezia Lante Della Rovere, amplia il livello di ambiguità con suggestioni omicidiarie alternate  a vera preoccupazione.
A metà o poco oltre la commedia rimane in stallo a causa della staticità delle situazioni sia pure rappresentate scorrevolmente,  ma che rivelano una regia  complessiva   un po’ carente nella difficoltà di semplificare un testo apparentemente semplice, ma elaborato.
 La pièce viene  contenuta  nel trasmettere autentiche emozioni che vengono mediate e sedate da una costruzione intellettuale di base,  tesa a rappresentare una borghesia ricca, convenzionale e spesso avulsa dalla realtà vera, nonostante uno dei personaggi legga Le Monde.
Colpiscono le scene con gli armadi bianchi, imponenti, illuminati all’interno.
I momenti di lucidità rivelano un dolore sopito perché troppo doloroso da ricordare: l’assenza forzata per un una tragedia dell’altra figlia, Elisa, perita in un incidente.
In questo caso la fuga dal ricordo è provvidenziale.
Alessandro Haber è tanto bravo da mettere in ombra il resto del cast e anche la commedia stessa.
E’ stato questo anche il commento del pubblico, a fine spettacolo e all’uscita, di una serata che ha fatto registrare il sold out.
La platea, composta principalmente da anziani, si è identificata con le problematiche di Andrea ma ha gradito più Haber che il resto.
Da un lato ciò dimostra la straordinaria bravura di questo veterano, che ricordando pochi giorni fa lo scomparso Ennio Fantastichini ha dichiarato: “Per me era un padre ed io ero un padre per lui”.
Ma d’altra parte qualcosa non ha funzionato nello spettacolo se gli altri interpreti, anche bravi, ma con meno esperienza, non sono stati considerati.
Lucrezia Lante Della Rovere è una valida spalla ma l’interpretazione ieratica non cattura la massa, mentre gli altri bravi e volenterosi attori sono il già citato David Sebasti,. Daniela Scarlatti, Riccardo Floris e Ilaria Genatiempo.
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