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A Verbania “Flower Power”, in mostra a Villa Giulia

3 Set 2009 | Nessun Commento | 1.923 Visite
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fioriAppena fuori porta, in ramo di lago, rinasce a nuovi chiarori Villa Giulia. Ora deputata sede espositiva di Verbania. Costruita nel 1847 dalla famiglia Branca, inventore del popolare fernet, dopo vicissitudini e svariate attività, ritrova la sua attrattiva, grazie al restauro e alle mostre.
Direttore e curatore della mostra inaugurale titolata “Flower Power” è Andrea Busto.
Con riserbo, dichiara, di non patire il doppio, impegnativo ruolo, di direttore e curatore.
Immagina nei “temi lacustri” un nuovo percorso per questa sede, in grado di far convergere pubblico sia dal Piemonte che dalla Lombardia. Tappe di un progetto che contemplerà oltre ai fiori, nuvole e acque, e forse qualcosa legato al romanticismo per il 2011.
Le informazioni lecitamente non svelano che parzialmente, mentre una certezza di pregio è data per certa. Villa Giulia, più correttamente CRAA, Centro Ricerca Arte Attuale, possiederà uno stand all’interno di Artissima, fiera ambita e discussa ma visitatissima.
Un accurato catalogo accompagna l’esposizione, dove il tema del fiore è indagato e proposto con letture non unicamente di critica, ma si snoda tra storia, riferimenti all’arredo, ai vestiti, alla decorazione.

“Espressione di grazia, fascino e seduzione”, l’oggetto fiore, è l’indiscusso primo attore della mostra. Simbolo culturale attraverso le epoche, messaggero di rappresentazioni, lusso, calma e voluttà in transito, un soggetto che col suo enigma ha catturato autori e fruitori fino ai giorni nostri con indefettibile forza. Centosessanta opere esposte, divise i sette aree tematiche: Flower Power, La vita silente, Eros e Tanathos, Erbari, Mutazioni genetiche, Verso l’astrazione, in ultimo Geometrie, Decorazioni, Pop.

Quasi impossibile tener desto il senso critico sotto l’influsso profumato del percorso visivo. Si viene sedotti, come farfalle mesmerizzate, dalle opere.
E’ pur vero non tutto è elevatissimo, non sempre i lavori sono situati nella miglior luce, ma il rimpiattino d‘intuizioni e accostamenti geniali, il saper riproporre autori trascurati, l’aggraziata scelta per le combinazioni tematiche; il tutto ornato da un certo dandismo di sottofondo fatto di buon gusto, attenzione e istruito diletto, suscitano negli spettatori, persino negli incuranti, un esito di raffinato piacere.
L’ouverture è affidata a Bernie Boston, che in una nota fotografia del 1967 ci ricorda la generazione che aveva scelto i fiori a rappresentarla. Qualcosa rimane, di quello spirito, anche nell’opera di Heather & Ivan Morrison del 2002, con tecnica attualissima e spiazzante.
Impossibile e ingiusto citare tutto, ma la vitalità di Psychotropic di Thierry Feuz, scelta come immagine guida, Pistoletto ritratto da Mussat Sartor in piedi, rosa in mano, bianco e nero nel nero folto di capelli e barba, i garofani di leggero rocaille di Andrea Belvedere, o le Narzisse di Rolf Graff e molto ancora emanano un profumo, una fragranza, da inseguire, senza impazienza.

Tra le astuzie d’installazione, nell’essenzialità, purezza e minimalismo di alcune stanze svetta in grande dimensione un lavoro di Urs Lùthi.
A Lùthi artista concettuale di fama, sarà dedicata un’ampia retrospettiva, le sue opere abiteranno i tre piani affacciati sul lago di Villa Giulia. Inaugurazione prevista per la fine di ottobre.
In fondazione Sandretto Glenn Brown il virtuoso. Immaginifico e indagatore, coglie con destrezza nella memoria, nell’inconscio pittorico; immerge il proprio istrionismo e porta a tela un esuberante plafond di cose conosciute e rivisitate con la stessa forza sbilanciante e destrutturante dei sogni. Brown è considerato una vera stella del firmamento artistico britannico, infatti la mostra curata da Francesco Bonami, è in collaborazione con la Tate, sorta di porta aerei dell’arte ancorata saldamente, al proprio ruolo di consacratrice, sul grigio Tamigi.
I Faraoni chiamano, con la loro voce di piramide tra Venaria e il Palazzo Bricherasio, spigoli di un triangolo che ha per fulcro il Museo Egizio; il quale si apre e discopre segrete fessure per polemiche d’allestimenti e trasferimenti impossibili. Pezzi rarissimi la cui collocazione è fonte di assoluto mistero e a cui il divieto d’accesso è retaggio di antiche maledizioni o leggende; tutto ciò per alimentare l’adolescente bisogno di fiabe e leggende.

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