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"CFS"
Quante volte ci sentiamo stanchi, soprattutto la mattina, quando non vogliamo alzarci dal letto, pensando alla giornata che dobbiamo affrontare. Quante volte sentiamo i nostri muscoli e le nostre gambe stanche, vogliose di non fare niente. Quante volte, davvero, il nostro corpo è stanco. Può capitare tante volte, ma se la situazione persiste per giorni, mesi, è davvero il caso di preoccuparsi e fare un controllo medico. Si chiama CFS: sindrome da stanchezza cronica (chronic fatigue syndrome). E’ la condizione persistente di stanchezza prolungata e debilitante, dalle origini ancora oscure, caratterizzata anche da altri sintomi, come disturbi del sonno, difficoltà di memoria, difficoltà di concentrazione ed anche cefalea. Colpisce i più giovani e soprattutto donne tra i 35 ed i 40 anni. In pratica, però , ne è affetto solo chi, realmente, da circa sei mesi , presenta questi grossi disturbi. Se la stanchezza fisica e mentale è inferiore a questo periodo, si tratta solo di periodi di forte stress. La causa è ancora sconosciuta anche se alcuni ricercatori sospettano che sia causata da una infezione virale,come una semplice varicella, oppure una rosolia, oppure ancora una epatite virale. Non è assolutamente contagiosa e per questo il paziente non deve essere isolato. Proprio perchè non è stata trovata ancora la causa scatenante di questa malattia, e non esiste nessun trattamento se non somministare antidolorifici, il paziente ammalato di CFS, deve combattere con un altro problema: l’indifferenza.

"CFS"Molti familiari ed amici, infatti, non credono o ignorano del tutto i sintomi della malattia, riportati da un loro caro , e questo atteggiamento è condiviso dal fatto, che anche la comunità medica non comprende del tutto la malattia. E’ fondamentale , invece , che i familiari comprendano lo stato fisico e psicologico del loro caro, solo cosi’ il paziente non potrà arrivare ad uno stato depressivo. Anche se , purtroppo, siamo molto lontani dal debellare questa malattia, negli Stati Uniti, nel 2009 ricercatori hanno scoperto un retrovirus collegato alla CFS; il suo nome è Xenobiotic Murine Retrovirus (XMRV) . I ricercatori del Whittemore Peterson Institute ( WPI) , presso l’Università del Nevada, hanno dichiarato che il retrovirus XMRV, è frequentemente presente nel sangue dei pazienti con la CFS, e che c’è un collegamento tra il retrovirus e la malattia,ma non ci sono prove sufficienti a dichiarare che il XMRV causi la malattia. Il virus è stato per la prima volta identificato dal Professor Silverman, al Cleveland Clinic Lerner Research Institute, in pazienti uomini che avevano uno specifico difetto del sistema immunitario, che riduceva la loro capacità di combattere le infezioni virali. Se nel tempo si dimostrerà una causa ed effetto, ci sarà una nuova opportunità per la prevenzione ed il trattamento di questa malattia. Se dal lato medico siamo ancora lontani a curare questa malattia, lo siamo ancora di più dal lato burocratico e sociale. In Italia, infatti, i malati di CFS, non sono tutelati in nessun modo, addirittura abbandonati dalle istituzioni pubbliche. La CFS, dunque, non ha diritto al riconoscimento di uno stato di invalidità civile, ed i malati, non hanno il diritto all’esenzione del ticket; tutto questo, nonostante, varie manifestazioni in tutta Italia e varie interrogazioni parlamentari e tantissime richieste al Ministero della Salute.
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Michele Traversa

Direttore responsabile e Editore di LSDmagazine. Esperto di turismo, spettacolo, gastronomia e tecnologia. Attento alle strategie social media e preparato all'interazione tra gli strumenti che questi offrono e la diffusione dei loro contenuti. Collabora con le principali riviste del settore turistico, italiane e straniere, autore di libri e documentari di viaggio e di mostre fotografiche.