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Commento all’articolo del “Corriere Della Sera” del giorno 08/ 04/ 2008, «La protesta spegne la torcia a Parigi» di Massimo Nava. 

Vedere senza agire? Manette o cerchi olimpici? Festeggiare con indifferenza o rimanere fermi e immobili con sguardi fiduciosi?A Parigi fischi, urla, proteste, slogan e scontri spengono la fiaccola olimpica, simbolo della fratellanza sportiva e della pace: una luce segno di speranza che percorre il mondo in vista di un grande messaggio si arrende al duro reale, a ciò che purtroppo accade e alla violenza che risponde a violenza. “Tutti contro la torcia!”, gridano dalla folla i manifestanti, “Incateniamoci alla Tour Eiffel!”.

La Cina, un Paese sotto gli occhi del mondo, un Paese controverso e su cui si stende oscura l’ombra della mancanza del rispetto per i diritti civili. Si tratta del Paese che ha più condanne a morte nel mondo, che utilizza la tortura e i lavori forzati, in cui vige una dittatura autoritaria, che controlla la cultura ed ogni aspetto della vita sociale, un Paese in cui la distribuzione delle risorse assolutamente iniqua costringe alla fame milioni di persone, il Paese in cui uno sviluppo abnorme produce inquinamento e forme di sfruttamento del lavoro al di là dei limiti dell’umanità. Il Paese protagonista dell’etnocidio dei tibetani…questo paese è quello in cui si svolgeranno le Olimpiadi 2008.

La Cina uccide, inquina e proclama la propria potenza al di sopra della libertà e del valore stesso della vita, si difende minacciando il boicottaggio dei consumi e delle esportazioni, facendo valere insomma il suo potere di mercato in maniera arrogante.

Invaso da un moto di indignazione e in nome di un sentimento personale (ma che credo appartenga a molti), mi chiedo: con che coraggio o coscienza un atleta di qualsiasi nazione può correre, gareggiare, mettersi in bella mostra per le sue doti dinnanzi allo sfacelo di un popolo? In un simile e insanguinato paese si corre per la pace! Non vi sembra una contraddizione? E’ giusto dunque boicottare questa stupida farsa a cui anche l’Italia prenderà parte? Restiamo a guardare indifferenti?

Credo che la questione non sia attaccare il simbolo delle Olimpiadi (atto peraltro inutile e privo di senso) che da secoli e secoli arde nella speranza di un mondo migliore; bisogna, secondo me, cercare di astenersi da questi giochi subdoli, noi spettatori prima di tutto. Vogliamo giocare e divertirci in Cina? Saltiamo e nuotiamo come fosse niente? Concludo, mi permetto, con le parole di un certo Marco Tullio Cicerone:«O tempora! O mores!» – «Che tempi! Che costumi!» Mi sembra che il costo della vergogna sia davvero troppo alto.

Aldo Calò Gabrieli