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“Rosapaeda Inna Different Stylee” a colloquio con Rosapaeda che ci racconta il suo ultimo lavoro discografico

8 Apr 2014 | Nessun Commento | 1.260 Visite
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Nel corso della sua carriera lunga venticinque anni ha esplorato generi diversi, collaborato con musicisti del calibro di Daniele Sepe, Riccardo Tesi, Gabriele Mirabassi e portato le sonorità della tradizione mediterranea ben oltre i confini nazionali.A sette anni dall’ultimo disco Rosapaeda torna con un nuovo progetto, un lavoro che già nel titolo esplicitale sue intenzioni. “ROSAPAEDA INNA DIFFERENT STYLEE” nasce con la voglia di raccogliere la grande complessità musicale prodotta dalla storica formazione dei DifferentStylee a cavallo fra gli anni ’80 e ’90, recuperando il moodcreativo e artistico che ha accompagnato quel periodo per riportarlo in nuove tracce e nuove interpretazioni.Un ritorno alle origini con lo sguardo del presente, mettendo assieme vecchi compagni di viaggio e nuovi incontri. Il progetto, la cui presentazione è prevista a settembre 2014, si affida a una formula di produzione che sceglie l’indipendenza, quella del crowdfunding: sarà lo stesso pubblico a contribuire alla produzionedel disco attraverso un contributo sul sito musicraiser.(www.musicraiser.com/it/projects/2103-rosapaeda-inna-different-stylee)

In questo lavoro torni alle origini del tuo percorso, al reggae. Cosa ha motivato questa scelta?

È una vicenda circolare, già nel progetto DifferentStylee, dall’83 al ’92, il nostro reggae era aperto alle influenze delle radici mediterranee. L’ultima uscita con il gruppo, “Essere Nata”, aveva già rotto con il reggae puro, accogliendo contaminazioni con i classici napoletani ma anche con il funky, il jazz. Era un mescolarsi di musiche in cui confluiva quello che ci piaceva, che ci emozionava e che avevamo voglia di sperimentare. Non avrebbe potuto essere altrimenti in quegli anni di grande fermento musicale. La mia musica è stata influenzata dalle mie radici – sono di famiglia napoletana- ma anche dalla musica popolare pugliese e più in generale da tutto quello per cui provavo curiosità. Anche con Rosapeada sono partita da un progetto elettrico per poi passare all’acustico e tornare nuovamente all’elettrico. Sono percorsi naturali in cui ci si allontana e si ritorna, si cerando nuove strade e si riaccolgono quelle passate. In questo naturale viaggiare da un po’ di tempo mi frullava per la testa di tornare a lavorare sull’esperienza dei Different. Ora si sono verificate condizioni e coincidenze per cui ho sentito che era arrivato il momento di concretizzare questo desiderio. Il disco a cui stiamo lavorando reinterpreta brani del repertorio dei Different ma non solo, riprende quell’esperienza musicale, quell’energia che in realtà è sempre stata presente nella mia produzione artistica.

rosapaeda2Anche la tua band integra elementi storici del gruppo e nuove collaborazioni. Come è nata la formazione?

La persona che mi segue da sempre, fin dall’esperienza Different è il mio ingegnere del suono Amedeo Vox. Per le musiche il mio autore Eddi Romano sta lavorando assieme a Gianluca Iodice, mente e anima musicale dei DifferentStylee. Nella band, oltre allo stesso Eddi apianoforte e fisarmonica, ci sarannoCarlo Gioia al Sax, Pietro Gioia alla tromba, Marco Baldari al basso, Guido Vincenti alla batteria eDonatello Pentassugliaalle percussioni. Per i testi si sono aperte bellissime collaborazioni con TortoO.G., Pino Pepsee  della ChopChop band e credo ci saranno ancora altri autori e altri incontri. Molto importante è anche la collaborazione con OzFilm che ha realizzato il video pubblicato su musicraiser. Stiamo dando vita a una sorta di reunion, coinvolgendo tutti gli artisti pugliesi che all’epoca dei Different erano giovanissimi, che si sono ispirati e sono esplosi nel solco di quella esperienza.

Sono passati sette anni dal tuo ultimo disco. Come mai tanto tempo?

Mi piace fare un disco quando sento che è il tempo giusto. Non ho mai sentito l’obbligo o la fretta di produrre un lavoro per essere nei tempi giusti. In questi sette anni è maturato un passaggio definitivo dalla musica popolare a un genere sempre più contaminato, conservando però della world music quella capacità di creare uno stato di condivisione, di unione collettiva, quella capacità di generare appartenenza che sento sempre più urgente in un periodo incerto come quello che stiamo vivendo. In questi anni ho avuto una grande rotazione di musicisti, ci sono state tantissime collaborazioni importanti. Finalmente da due anni a questa parte ho trovato una stabilità nella mia band, ho trovato una situazione che mi soddisfa a pieno, a livello artistico e umano, e per questo ho sentito che era arrivato il momento di condividere con il pubblico questo passaggio, di lavorare a un nuovo disco.

Avete scelto di autoprodurre il disco ricorrendo alla formula del crowdfunding? Scelta forzata o una nuova modalità di concepire la produzione musicale?

È una scelta di indipendenza ma anche di merito. Per ogni artista il rapporto con il proprio pubblico è una verifica molto importante: è significativo che sia chi ama la tua musica a produrre il tuo lavoro. È una bella formula per avvicinarsi a chi ti segue, per rendere il pubblico protagonista attivo di un progetto. È anche una scelta dettata dalla situazione del mercato, è evidente che non siamo in un momento fiorente e se dovessimo affidarci solo ai canali tradizionali tutti dovremmo smettere di fare musica. A parte la musica leggera nessuno ha in questo momento le spalle coperte. Ma la nostra è stata una sfida, abbiamo deciso di andare avanti con il nostro progetto. Rientra sempre in quella logica di condivisione che ci caratterizza.

In tutti questi anni di carriera come è cambiata la scena musicale Pugliese?

La Puglia vive un momento di boom nel settore musicale, ma questa non è una novità. È sempre stata un punto di riferimento fin dagli anni ’80. Non siamo mai stati secondi a nessuno, abbiamo solo pagato un po’ lo scotto di essere a Sud e di avere meno visibilità. Pur non avendo avuto esplosioni di singoli artisti, la Puglia ha sempre avuto un tessuto nutrito di tantissimi musicisti di grande qualità. Guardando la situazione attuale posso dire che certi fenomeni sono un po’ inflazionati: la pizzica, la taranta sono stati fenomeni molto cavalcati nell’ultimo periodo. A mio avviso la Puglia ha ancora tanti territori artistici e tante scene musicali che andrebbero valorizzate. Mi auguro quindi che questo fermento, che esiste da sempre, possa ora trovare stabilità, permettendo alla Puglia di diventare definitivamente un punto di riferimento sulla scena musicale nazionale.

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