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Di: Franz Falanga

Piccolo manuale di istruzioni sul come farsi editare un libro (prima parte)

6 Gennaio 2010 435 Visite Un Commento Stampa questo articolo Stampa questo articolo

manuale di istruzioni editare un libro
Cari lettori, con questo articolo iniziamo un viaggio di quattro puntate scritte dal nostro collaboratore Franz Falanga, indicando consigli e strategie per poter pubblicare un libro in Italia.

Chi non è stato mai sfiorato nella sua vita dall’idea di scrivere un libro? Che cosa scrivere, per ora non ci interessa, né per ora ci interessa il perché si vuole scrivere, siamo interessati invece alla descrizione il più possibile chiara e il più possibile vicina alla verità di che cosa accade a chi un bel giorno, si siede al computer, oppure davanti ad un foglio di carta bianca e decide di scrivere un libro. Garantisco che è un’avventura di rara complessità e estremamente rapinosa. Cercherò di essere il più gelido possibile nella descrizione di un viaggio del genere, di essere il più razionale possibile, e, soprattutto, mi baserò su fatti accaduti e su considerazioni dettate sopra ogni cosa da lunghe e personali esperienze. Naturalmente, cari amici lettori, questa è la mia versione dei fatti. Va immediatamente detto che scrivere un libro, tutto sommato è abbastanza facile, capite ammè, mentre è tutto quello che accade subito dopo averlo scritto che assume connotazioni inimmaginabili di rara difficoltà.
Ma procediamo con ordine. L’argomento del libro per ora ha scarsa importanza, si può andare da un saggio di livello universitario ad un romanzo, da una ricettario sofisticato di piatti regionali ad un saggio storico, insomma si può scrivere ovviamente quello che si vuole. L’argomento del libro però non ci interessa, lasciamolo alla fantasia degli autori. Anzi, con la facilità con la quale scrivendo si può modificare, allungare, accorciare, comprimere l’evoluzione cronologica di un qualsivoglia accadimento arriviamo ad ipotizzare che il libro sia già stato scritto, sia già messo in bella copia se scritto con una normale macchina da scrivere, o è già bello e pronto su un file se scritto con il PC. I veri terribili, complicatissimi, angosciosi e inimmaginabili problemi iniziano adesso.
Il primo e fondamentale problema, assolutamente impossibile da evitare , una volta conclusa l’operazione della scrittura, è dato dalla ricerca dell’editore. Come dire che bisogna mettersi alla ricerca di un santo, perché subito tale ci appare l’eventuale editore, che voglia incaricarsi di stampare e di vendere il prodotto dell’altrui ingegno. Tutti gli scrittori, e sono moltissimi, hanno sul proprio cammino una serie di problemi da fa tremare le vene e i polsi. E’ comunque facilmente immaginabile quanti neo scrittori quotidianamente si sveglino e decidano di cercarsi un editore. Parecchi, tantissimi in verità.
Per prima cosa cominciamo a classificare molto grossolanamente le case editrici italiane. Gli editori, in Italia, si dividono in editori regionali ed editori nazionali. Non necessariamente un editore regionale è meno bravo di un nazionale, la differenza sta nel fatto che ci sono editori che riescono ad essere presenti su tutto il territorio nazionale ed altri che invece sono presenti solo sul proprio territorio ragionale. E questa differenza è generalmente generata da meri fattori economici. Lo so benissimo che sto precedendo con l’accetta, ma la situazione è grosso modo questa. Essere presente su tutto il territorio italiano comporta un grosso impegno economico da parte dell’editore, l’essere presenti invece solo sul territorio regionale è economicamente molto meno gravoso. Lo ripeto ed insisto nel dirlo, gli editori piccoli quando sono di eccellenza, ed in Italia ce ne sono moltissimi, sono altrettanto eccellenti dei grandi.
In tutte le regioni italiane esistono dei gran depositi di libri dove gli editori hanno a disposizione un certo spazio (a pagamento naturalmente) dove poter depositare i propri libri. In questi grandi depositi, tutte le librerie poi vanno ad approvvigionarsi. Oltre questa organizzazione di depositi ogni editore ha anche dei suoi rappresentanti (anch’essi pagati) che coprono zone limitate del territorio nazionale, per cui, per poter coprire tutto il territorio medesimo, c’è ovviamente bisogno di diversi rappresentanti, anch’essi pagati. Da tutto ciò si evince abbastanza facilmente che tenere in piedi un’organizzazione distributiva che copra tutto il nostro bel paese è ben altra cosa che mettere in movimento un’organizzazione distributiva che copra una sola regione.

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