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Bomba a Brindisi: “era un inferno….” siamo tornati agli anni ’70?

20 mag 2012 | Nessun Comento | 754 Visite
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Bomba a BrindisiIeri, sabato 19 maggio, via Galanti, Brindisi. Sembra una mattinata come le altre prima di andare a scuola, la sveglia, la colazione, l’ incontro con le amiche e l’ autobus verso l’ ultimo giorno della settimana in un Istituto professionale, nell’ istituto professionale per i servizi sociali, moda e turismo Francesca Laura Morvillo Falcone.
Da qui alcune ragazze intraprenderanno il sogno di diventare stiliste o specializzarsi fuori da questa terra di cui si parla sempre poco.

Ieri mattina però è stata diversa dalle altre perché qualcosa esplode, ci vorrà tempo per capire di che cosa si tratta, ora si sente solo un grande boato.
Un cassonetto di plastica salta per aria, si vede una grande fiammata ed una ragazza, Melissa, viene investita in pieno dall’ onda d’ urto che la sposta di alcuni metri e la dilania strappandola alla vita.
Altre ragazze vengono ferite da alcune schegge e fiammate, una, Veronica, lotta ancora tra la vita e la morte, un’ altra probabilmente perderà gli arti inferiori e giace al suolo piena di ustioni e pezzi di plastica bruciata sui vestiti, altre 10 ragazze riportano ustioni e ferite.

Sono esplose alcune bombole di gpl messe dietro ad un cassonetto e detonate con un timer impostato alle 7.55 che però per qualche ragione è scattato 10 minuti prima quando di fronte alla scuola c’ erano solo Melissa ed un’ altra decina di ragazze.
Schegge e pezzi di metallo volano ovunque, i vetri di un palazzo a 100 metri di fronte all’ entrata dell’ istituto esplodono per l’ onda d’urto cadendo sull’ asfalto.
Una pinza per capelli di una delle ragazze sfreccia come un proiettile distruggendo il fanale di una macchina a 100 metri di distanza, un’ altra scheggia del cassonetto dell’ immondizia esploso percorre 250 metri rompendo un’ insegna di un negozio di animali.
C’è puzza di bruciato, sangue sul selciato, non è una mattinata come le altre…

Bomba a BrindisiE’ la prima volta che scrivo sulla Puglia, parlare e raccontare i problemi della propria terra è un po’ come guardarsi dentro ed affrontare i propri fantasmi.
Decido di scrivere oggi, oggi che Brindisi sembra essere una città in stato di guerra, le scene che ho viste a Brindisi oggi le ho viste molte volte in Palestina, in Iraq, in Nord Africa, In sud America ma mai qui, a pochi km da dove sono nato.

Le mura sono bruciate, i segni della defraglazione sono stati violentissimi, ci sono reperti ovunque: uno zaino di una delle ragazze, scarpe, frammenti di plastica, il cassonetto dell’ immondizia volato in mille pezzi.
Tutti i negozi attorno all’ istituto hanno chiuso a metà le serrande che portano tutte il cartello “lutto”.
Gli insegnanti della scuola si sono chiusi in un collegio straordinario, la scientifica cerca indizi e la polizia ha transennato un intero quartiere, uno degli abitanti dice “sono scene che in Italia non si vedevano dagli anni ’70”.

Le indagini sono subito cominciate ma capire chi ha costruito l’ attentato di oggi non sarà facile.
Nessuno ha ancora rivendicato l’ atto criminale, il neo-sindaco e le forze dell’ ordine ipotizzano un attentato di stampo mafioso dato il nome della scuola e la vicinanza alla manifestazione antimafia per l’ anniversario della morte di Falcone, questa direzione però appare molto inverosimile.

Bomba a BrindisiLa mafia o in questo caso la Sacra Corona Unita non cerca attentati che gli possano puntare i riflettori addosso, preferiscono agire nell’ ombra o in ogni caso con azioni che abbiano un ritorno economico o politico.
Il modus operandi poi sarebbe unico nella loro storia dato che ragazzini o bambini non sono mai stati presi direttamente a bersaglio negli attentati mafiosi.
La sacra Corona Unita come dice la gente di qui “spara, non mette le bombe” e se lo ha fatto è stato sempre in esercizi pubblici che non pagavano il pizzo.

Siamo in un centro nevralgico della criminalità pugliese forse quello più nascosto dai riflettori dei media italiani, da qui sono partiti i tentacoli che hanno fatto affari nei progetti delle fonti energetiche rinnovabili, nelle tangenti ospedaliere, nei rifiuti tossici seppelliti nelle fondamenta dei condomini da costruttori compiacenti, tutto questo però nei fatti di oggi non sembra centrare.

La seconda ipotesi, almeno degli inquirenti, potrebbe essere di matrice anarchica, ma anche qui i dubbi sono tanti.
Gli anarchici colpiscono rappresentanti ed istituzioni dello stato o del potere ma mai scuole, un istituto professionale di moda poi non è certo identificato come figura del capitalismo contro il popolo.

Più luce si potrà fare una volta analizzati i reperti davanti alla scuola.
Cercare di capire che tipo di detonatori hanno fatto esplodere le bombole potrebbe restringere il cerchio degli indagini.

Ma troppo, troppo facile oggi è costruire un ordigno esplosivo.
Bastano poche conoscenze di chimica o meccanica, internet è pieno zeppo di nozioni su come poter mettere insieme detonatori ed esplosivi ed anche reperire i materiali da usare è fin troppo semplice questo non fa escludere nessuna ipotesi come quella di un piccolo gruppo di fanatici non organizzati.

Il sole sta tramontando in via Galanti, i camion dei Vigili del Fuoco fanno manovra per tornare in caserma, la protezione civile sistema i cordoni nelle aree che devono essere ancora analizzate, i curiosi tornano verso casa, la gente che abita intorno alla scuola è invasa dai giornalisti che suonano il campanello per intervistarli, gli elicotteri fanno il loro ultimo giro sul quartiere.
Quello che rimane alla fine di questa giornata è una città sgomenta, una regione che improvvisamente si ricorda di non essere solo buon cibo e spiagge stupende.
Si ricorda che non è esente dalla violenza in cui l’ Italia sembra essere ripiombata, quello che resta è un mazzo di fiori legato ad una ringhiera su di un muro, lì già a ricordare il luogo dove una ragazza ha perso una vita che aveva appena cominciato a vivere.

Foto esclusive di Angelo Calianno

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