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STORIA. Arturo Michelini il fondatore del Movimento Sociale Italiano

9 apr 2018 | Nessun Commento | 471 Visite
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ARTURO MICHELININato a Firenze il 17 febbraio del 1909 figlio di un avvocato iscritto al Partito Liberale, durante il fascismo prese parte alla guerra civile in Spagna dal 1936 al 1939 tra i volontari italiani a sostegno delle truppe nazionaliste del Generale Francisco Franco. All’interno del Partito Nazionale Fascista arrivò a ricoprire la carica di vice-federale di Roma.

Non partecipò alla Repubblica Sociale Italiana, tenendosi piuttosto in disparte in quegli anni e restando a Roma anche dopo l’ingresso degli Alleati. Dopo la fine della guerra sostenne tuttavia i reduci dell’esperienza di Salò. Ma questo non fu sufficiente a risparmiargli critiche dai “duri e puri” del RSI che lo ritenevano non idoneo a rappresentarli.

Nel 1946 fece parte del ristretto gruppo dei fondatori del Movimento Sociale Italiano. Il partito fu fondato, il 26 dicembre 1946, proprio nel suo studio romano di agente assicurativo, con Giacinto Trevisonno primo segretario. Nel 1948 fu uno dei sei esponenti del MSI eletti alla Camera dei deputati.

Nei primi anni del partito, Michelini ne fu l’amministratore, collaborando con il segretario Augusto De Marsanich. La sua elezione a segretario nazionale, al congresso missino del 1954, si dovette certamente anche alla sua grande abilità nel procurare al partito i finanziamenti di cui esso aveva assoluto bisogno.

Egli rappresentava la corrente moderata e filo-borghese, la sua Segreteria era desiderosa d’inserire il neo-fascismo nell’alveo della Destra e facilitare così l’entrata nel gioco politico e parlamentare italiano di quegli anni, caratterizzati dalla “guerra fredda” e dal timore dell’avvento del comunismo.

I riferimenti di questa politica di “grande Destra”, conservatrice ma non eversiva, erano: sul piano politico interno, i Monarchici, i Liberali e la Democrazia Cristiana (o comunque le correnti più conservatrici di questi ultimi due partiti). A questo bisognava aggiungere la piccola e media borghesia soprattutto imprenditoriale, i grandi capitalisti, gli Stati Uniti ed i Paesi del Patto Atlantico, tutti preoccupati del possibile avvento dei partiti socialisti e comunisti in Italia.

Alla corrente di Michelini nel MSI si contrapponevano soprattutto quanti, avendo partecipato alla guerra dalla parte della Repubblica Sociale, erano rimasti legati, sia emotivamente sia ideologicamente, a quell’esperienza. Questa corrente di sinistra dell’MSI, più estremista quanto ai modi e ai metodi di lotta politica, tendenzialmente anti-borghese e nazional-socialisteggiante sul piano sociale e economico (per le suggestioni e i ricordi della Carta del Lavoro e del tentato ritorno, a Salò, alle origini socialiste del movimento fascista), in politica estera anti-americana e quindi contraria alla NATO, era rappresentata in particolare da Giorgio Almirante che di Michelini fu per molto tempo il principale avversario all’interno del partito. Anche Pino Rauti da posizioni molto più reazionarie e di Destra fascista, corporativa ed assolutamente anti-liberali e anti-democratiche si contrapponeva alla politica di Michelini spesso al di fuori del Partito, organizzando movimenti extra-parlamentari, come Ordine Nuovo ed Avanguardia Nazionale.

Nel 1963, in occasione del VII Congresso del Movimento Sociale Italiano, tenutosi a Roma, Michelini sconfisse la minoranza di sinistra, guidata da Giorgio Almirante e organizzatasi nella nuova corrente “Rinnovamento”. Nel successivo VIII congresso del partito, celebratosi a Pescara nel 1965, pur con la dissidenza di Pino Romualdi, che presentò una propria mozione, si fece l’accordo tra Michelini e Almirante, i quali votarono una mozione unitaria. Michelini, con l’appoggio degli almirantiani, fu così rieletto Segretario.

Negli anni cinquanta il MSI fu al governo in diverse giunte di enti locali, tutte al centro-sud: Napoli, Caserta, Lecce, Bari, Foggia, Reggio Calabria, Catania, Trapani, Latina, Pescara, Campobasso, Salerno, ecc..

Nel 1958 il partito entrò nel governo della Regione Siciliana, nella fase della amministrazione regionale guidata da Milazzo. Il tentativo di costruire in Italia una maggioranza politica di Centro-Destra, o addirittura di Destra, sia pure non apertamente reazionaria, ebbe qualche concreta possibilità di successo sul finire degli anni cinquanta. Un momento decisivo per quella strategia, alla quale erano favorevoli, fra gli altri, certi settori della ConfIndustria e certi ambienti cattolici, fu la breve ma drammatica e ambigua vicenda del Governo di minoranza mono-colore DC Tambroni, sostenuto apertamente dal MSI, che cadde in séguito alle manifestazioni popolari di protesta in tutta Italia ed a Genova in particolare, città ove nel mese di luglio avrebbe dovuto tenersi il Congresso del MSI. Del resto il MSI già in altre occasioni aveva fornito i voti a sostegno dei Governi presieduti da Adone Zoli e da Antonio Segni. Così come aveva espresso disponibilità a votare favorevolmente nelle elezioni del Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi. E sostenne nel 1962 l’elezione di Antonio Segni.

Il fallimento del tentativo di Tambroni, e la prevalenza definitiva, nella DC, delle correnti favorevoli all’apertura a Sinistra, determinò, di lì a pochi anni, la nascita del  Centro-Sinistra, e, con essa, la definitiva sconfitta del progetto politico del Movimento Sociale “in doppiopetto ” di Arturo Michelini.

Ciò non ostante, egli tenne ancora saldamente le redini del partito, sostenuto del resto, negli ultimi anni, dallo stesso Almirante..

Arturo Michelini era sempre Segretario quando, per l’improvviso aggravarsi d’un male incurabile, morì, il 15 giugno del 1969, in una clinica romana.

Lo stesso Almirante quando assunse la successione alla Segreteria, attuò una politica tesa sdoganare il MSI-DN dall’isolamento politico nato dopo il Governo Tambroni, fondando la Costituente di Destra per la Democrazia Nazionale, aprendo quindi alla Destra DC, al PLI ed ai Monarchici, portando i voti del MSI-DN all’elezione del Presidente della Repubblica Giovanni Leone nel 1971 e dichiarando disponibilità a sostenere il Governo Andreotti-Malagodi nel 1972. E, infine, che portò nel 1975, dopo le elezioni amministrative che avevano espresso il pareggio sostanziale tra DC e PCI, alla scissione nel MSI al fine di creare un’alternativa governativa di Destra moderata.

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