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Al Palazzo delle Esposizioni di Roma i cinquanta anni di fotografia di Gina Lollobrigida

28 giu 2009 | Nessun Comento | 3.798 Visite
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Gina LollobrigidaI guaritori di Manila, con le mani impiastrate di sangue e il sorriso seducente di Sean Connery; i miserabili che dormono per le strade di Nuova Dehli e i volti dei potenti, Kissinger, Castro, Reagan. C’è tutto un mondo, anzi tanti mondi diversi, tante emozioni e pensieri nei 250 ingrandimenti, che al Palazzo delle Esposizioni di Roma celebrano i 50 anni di fotografia di Gina Lollobrigida. La diva del cinema italiano famosa nel mondo ha inaugurato l’altra sera la sua mostra, intitolata Gina Lollobrigida fotografa insieme al sindaco della città Gianni Alemanno e a Philippe Daverio, curatore dell’esposizione aperta al pubblico da domani a 13 settembre. «Ho passato la vita sui set cinematografici, dove ero continuamente osservata, scrutata, fotografata – ha raccontato la Lollo – Per questo, finito un film, avevo voglia di scappare e di ritrovarmi dall’altra parte della camera, insomma essere io a osservare, scrutare, fotografare». La foto è uno dei tre amori dell’attrice: il primo naturalmente è il cinema, il secondo la scultura, che le ha guadagnato molti onori e fama internazionale; e poi c’è la foto, in tutte le sue espressioni. Spiccano infatti nel percorso della mostra la serie di intensi bianchi e neri, che raccontano la Sicilia dela povera gente; e accanto le immagini coloratissime delle Filippine. Ci sono ritratti intensi di persone del suo mondo, come Fellini, Visconti, la Callas e volti sconosciuto che raccontano un mondo. Qualche volto è più importante di altri per lei: per esempio madre Teresa di Calcutta e Indira Ghandi, «una donna che mi ha dato tantissimo; mi ha fatto capire e amare l’India, mi ha mostrato il grande coraggio della sua famiglia»
«Rivedendo le mie foto – dice ancora l’attrice – mi sembra che ogni scatto sia un rammento di storia. Basta guardare le foto della Cina del 1980 o dell’India di quel periodo: paesi che ricordo intensamente e che non sono più come allora».

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