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Quando Francesco De Gregori nel 1985 scrisse la canzone “La storia siamo noi” non poteva immaginare.  “La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso”. Dover segnare sui libri prossimi di storia un dato negativo e significativo emerso dalle scorse elezioni al parlamento Europeo è qualcosa che deve indurre a riflettere moltissimo. Segnatevi questo dato: 49,69 per cento. È quello dell’affluenza elettorale alle scorse elezioni europee che ha permesso ai politici di gran carriera fare osservazioni, sulle vittorie, sconfitte, mezze vittorie, o spazi ancora di non definibili sconfitte, da strappare un giusto sorriso.  La verità è che per la prima volta in una consultazione nazionale (referendum esclusi) l’affluenza dei cittadini italiani ai seggi è scesa sotto il 50 cento. Più della metà del paese non si è recato alle urne, sabato e domenica, in Italia. Lasciandoci attrarre per un momento non dai sondaggi, ma dalle statistiche ci si accorge che in circa vent’anni, si è persi per strada 10 milioni di elettori. Un numero esorbitante che non possono lasciare spazio alle giustificazioni dei “tifosi” che sono tante, alcune volte rasentano la decenza, l’intelligenza e al puro ragionare: “Chi non si reca a votare non si assume le responsabilità delle future decisioni”; “Chi non vota lascia agli altri le decisioni”. Il dato evidenzia a tinte forti la presenza di una democrazia dimezzata con una situazione che continua a peggiorare. Se continua così, come fa notare il politologo Marco Valbruzzi, professore di Scienza della politica all’Università Federico II di Napoli: “Di questo passo, nelle prossime tornate rischiamo di avere una democrazia affidata soltanto a un terzo degli aventi diritto”. È evidente la presenza in atto di un deterioramento della rappresentanza democratica che per fortuna è stata ben limitata dalla componente locale, legata al rinnovo di Comuni e Regioni. Infatti a ben guardare l’affluenza è stata più alta (62,62 per cento come indicato dal Viminale). Per non parlare di una lunga distanza tra le percentuali dei votanti al Nord e quelli al Sud quasi quindici punti. Per dire che nella periferia del Sud non si va a votare perché non si sentono rappresentati da nessuno. Alla fine forte sembra la sensazione che a votare siano andati soltanto molti simpatizzanti e appassionati e alcuni emozionati dal clima creato da qualche politico in alcuni comizi. Ma il popolo per la maggior parte ragionatore non è andato forse perché da tempo, ha visto, ha soppesato, ha considerato, ha valutato i singoli personaggi (in alcuni casi sempre gli stessi) e soprattutto si è reso conto che alle parole non seguono i fatti. Il Popolo ragionatore ha fame, sente il debito pubblico sulle spalle, sente l’insidia della guerra, non è tanta lontana da casa propria, avverte la necessità di voler vedere un paese normale e chiede da tempo dei pacificatori che sappiamo armonizzare i tanti interessi in un unico pensiero, quello nazionale. Molti poi si chiedono ma quale autorevolezza posso avere quegli eletti con questa minima percentuale di affluenza? Quale forza potranno dimostrare nel parlamento europeo o nelle diverse istituzioni se mezzo paese non li ha proprio votati e considerati. Abbiamo un problema serio in Italia che come al solito si nasconde sotto il tappeto. Il popolo, 50,31 per cento, aspetta di vedere uomini seri, puliti, competenti e soprattutto aspetta di leggere una proposta innovativa e rivoluzionaria per un paese che decida veramente di voler crescere e migliorarsi in tutti i settori. Per ora l’Italia colonizzata è senza verità non attrae il popolo non votante. Riflettere per credere.

Oreste Roberto Lanza

 

 

Oreste Roberto Lanza

Oreste Roberto Lanza è di Francavilla Sul Sinni (Potenza), classe 1964. Giornalista pubblicista è laureato in Giurisprudenza all’Università di Salerno è attivo nel mondo del giornalismo sin dal 1983 collaborando inizialmente con alcune delle testate del suo territorio per poi allargarsi all'intero territorio italiano. Tanti e diversi gli scritti, in vari settori giornalistici, dalla politica, alla cultura allo spettacolo e al sociale in particolare, con un’attenzione peculiare sulla comunità lucana. Ha viaggiato per tutti i 131 borghi lucani conservando tanti e diversi contatti con varie istituzioni: regionali, provinciali e locali. Ha promozionato i prodotti della gastronomia lucana di cui conosce particolarità e non solo.