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Your pride is my proud. Più di cinquemila presenti in Capitanata per il Foggia Pride di sabato 4 luglio

7 Lug 2015 | Nessun Commento | 906 Visite
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pr17Questo ti chiederà l’amore: il coraggio della paura”.

Mi tornano in mente le parole di Tommy Dibari ripensando a quale sia stata la traccia più profonda lasciata dal Gay Pride tenutosi a Foggia sabato 4 luglio. In realtà, sono state più d’una le impronte che questa grande festa, celebrata fra le vie del capoluogo di Capitanata, ha scalfito nella memoria di questa città. Un album di immagini, emozioni condivise e sorrisi che il tempo difficilmente riuscirà ad adombrare. La sensazione è quella di esser partiti con un bagaglio semivuoto e aver fatto ritorno con uno pieno che, però, ti ha alleggerito l’anima.

Un pomeriggio per ribadire la propria libertà d’amare, un pomeriggio per sfatare i pregiudizi, un pomeriggio per accordarsi sulle stesse onde emozionali delle più di cinquemila persone attestate il 4 luglio a Foggia. Un calore avvertito da ogni punto di vista, dal cocente sole che ha strizzato l’occhio ai numerosi presenti all’accoglienza riservata dai concittadini stessi a quanti hanno manifestato la loro libertà di essere e di amare arrivando in Capitanata da ogni angolo d’Italia e del mondo. Ognuno con la sua storia, ognuno pr5pronto a condividere un pezzetto del proprio tragitto personale con chi non ha voluto mancare al Puglia Pride, ognuno diverso e simile all’altro. “Le anime non hanno sesso”, cantava Battisti. “Liberi di amare”, rivendicava la grande famiglia che si è creata a Foggia. Il diritto supremo, quello all’amore. Un diritto naturale che troppo spesso viene confuso come un privilegio a causa della cattiva e poca informazione circolante e di menti plasmate ad interpretare la realtà solo attraverso le dicotomie: bene/male, giusto/ingiusto. Mi chiedo, allora, cosa sia davvero bene e cosa male? È bene privare qualcuno del proprio diritto di amare? È male amare assecondando le proprie emozioni in qualsiasi direzione esse vadano? Cos’è giusto e cosa non lo è? È giusto doversi sentire sbagliati perché si prova amore ma non secondo i dettami della morale tradizionale? È ingiusto scambiarsi un gesto di affetto in pubblico se si è innamorati? E che cos’è la paura, in fondo, se non quell’incontrollato timore di ciò che si avverte come estraneo perché è ignoto? Non avremmo tante paure in meno se solo ci avvicinassimo per scoprire che quell’ombra minacciosa dietro la tenda altro non è che pr2l’inganno di un riflesso? È l’ignoranza a generare odio. È l’odio a produrre dolore. L’amore non può nuocere, in alcun modo. Peccato che a volte sembra che ce ne si dimentichi. Che differenza fa se Luca ama Paola o Michele? A chi reca un danno il suo amore? Ed è questo a definire una persona? È l’orientamento sessuale a fare di una persona un giusto o un oggetto di scandalo? Come può scandalizzare l’amore? Chi ha partecipato ad una manifestazione come quella del Gay Pride a Foggia non potrà che trovare le ovvie risposte se non nel proprio cuore e nella propria coscienza.

A Foggia hanno sfilato, in un’apoteosi di colori e volti sorridenti, genitori, figli e rappresentanze istituzionali. Non sono mancati all’appuntamento il neo presidente della regione Puglia Michele Emiliano e il sindaco di Bari Antonio Decaro. Presenti all’appello anche Vladimir Luxuria, madrina dell’evento che ha fatto gli onori di casa nella sua Foggia, ed Eleonora Magnifico, intervenuta al termine della manifestazione a pr18replicare il sommo diritto all’amore tema centrale della parata e delle iniziative che hanno avuto luogo in occasione del Pride Week. Fra queste meriterebbe attenzione anche lo spettacolo teatrale andato in scena a Bari giovedì 2 luglio presso il Caffè degli Esordi. Dieci sedie variopinte per ospitare dieci diverse sfumature dell’amore: dieci donne che si mettono a nudo raccontando ognuna un episodio del proprio percorso verso la libertà d’essere. “Ofelia non abita più qui”, per la regia ed adattamento di Alessandra Lanzillotti del libro di Giulia Dalena QuattroQuarti”, ha raggiunto il risultato sperato con una naturalezza sconcertante: ha aperto piccoli momenti di riflessione per il pubblico pur tra i sorrisi e la sottile ironia con cui si è scelto di trattare l’argomento. L’eroina dell’Amleto si incarna via via sui volti di ogni donna protagonista di questa rappresentazione corale. Ognuna col suo sentire, ognuna pronta a liberarsi del proprio ingiusto debito morale nei confronti della società. Ognuna pronta a smettere i panni della sofferente eroina Ofelia per far confluire la propria vicenda verso tutt’altra direzione: non un finale tragico, ma una conclusione gioiosa e condivisa di chi ha raggiunto la consapevolezza del proprio essere e del proprio sentire.

pr13La protagonista di sabato, invece, è stata soprattutto una: la città. Foggia ha accolto a braccia aperte le cinquemila persone presenti alla parata finale del Pride Week, demistificando ogni forma di pregiudizio, che fosse sessuale o, addirittura, “proverbiale”. Il detto comune recita: “fuggi da Foggia non per Foggia ma per i foggiani”. Alla luce del pomeriggio di sabato mi verrebbe piuttosto da affermare: “fuggi a Foggia per i foggiani”. “Fuggi a Foggia” per la simpatia delle tre signore sulla cinquantina che al termine dell’evento chiedevano ai partecipanti se fosse andato tutto bene perché loro non erano riuscite ad arrivare per tempo alla manifestazione. “Fuggi a Foggia” per la famiglia di passanti che, senza problemi nel modificare i loro programmi, si è offerta subito di dare un passaggio a quattro ragazzi del pride che non sapevano come rientrare a casa altrimenti. “Fuggi a Foggia” o ovunque si possa incontrare gente altrettanto pronta ad ascoltare e a capire, a tendere una mano anziché ritirarla, a restituire un sorriso e a regalare una buona parola in più anche ad un estraneo.pr15

Io, del pride di Foggia, mi porterò dietro l’amore per la vita di Andrea, lo sguardo di Claudio, la gioia di Scott, ricercatore in Italianistica di Los Angeles che ha dovuto attendere il 2013 per sposare il proprio compagno, la forza delle tante madri pronte a sostenere i loro figli, le braccia alzate a sostenere la bandiera di colori che è sfilata sui capi di tutta la grande famiglia che ha formato il corteo. Mi porterò dietro un pezzettino di ognuno di loro, di tutti coloro i quali sabato 4 luglio hanno reso grande l’anima di Foggia.

Non restiamo in silenzio. Non giriamo le spalle a chi vorrebbe urlare il proprio amore e si vede, invece, costretto a soffocarlo in un silenzio assordante. Restare indifferenti, sarebbe questo il vero scandalo. Diventiamo tutti uomini giusti. Diventiamo consapevoli, informiamoci, ascoltiamo e non chiudiamoci nella torre d’avorio delle nostre paure. Sosteniamo, denunciamo, condividiamo. È l’amore a dare un senso alla vita e non c’è amore che possa essere sbagliato.

La cosa più tragica non è la malvagità dei cattivi, ma il silenzio dei giusti

Martin Luther King

#FuggiAFoggia

 

Foto di: Piero Mastronardi

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