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Vivian Maier: gli scatti della fotografa americana scoperta per caso conquistano Milano

28 Gen 2016 | Nessun Commento | 974 Visite
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vC’era una volta un’epoca in cui l’immagine poteva essere cosa privata. Nel mondo della condivisione compulsiva e del dominio pubblico delle immagini, la storia della fotografa americana Vivian Maier assume le sfumature di una affascinante favola vintage.

Nata a New York nel 1926 da genitori francesi, bambinaia per le famiglie benestanti di Manhattan prima e di Chicago poi, Vivian Maier non trascorse un solo giorno della sua vita senza catturare immagini. Oltre 150.000 negativi e 3.000 stampe sono l’immenso patrimonio lasciato in eredità al ventunesimo secolo, patrimonio che mai, fino a quando Vivian Maier è rimasta in vita, ha incontrato lo sguardo di un interlocutore. È il 2007 quando l’agente immobiliare John Maloof acquista in un’asta, quasi casualmente, una parte dell’archivio della bambinaia americana, comprendendo fin da subito di avere fra le mani il lavoro di una delle più importanti fotografe del ‘900. Il resto è una storia che sta conquistando il mondo.

La Fondazione Forma per la Fotografia, in collaborazione con Camera di Commercio di Milano e Contrasto, rende visibile al pubblico il prezioso lavoro di questa “fotografa ritrovata” in una mostra che, nello spazio di via Meravigli a Milano, ripercorre le tappe più significative del suo sguardo, dagli anno ‘50 agli anni  ‘70.v2

Nei 120 scatti in bianco e nero, in mostra assieme ad alcuni scatti a colori e a una selezione di filmati in super 8, attraverso gli occhi di questo carismatico e misterioso personaggio è possibile percorrere un viaggio affascinante per le strade d’America, in una New York appena riemersa dalle ristrettezza della guerra e proiettata verso il boom economico, nella Chicago negli anni ’60.

Pioniera della street photografy contemporanea, con la sua Rolleiflex, Vivian Maier ha rubato scorci di quotidianità, volti, particolari,  frammenti di vita che ci restituiscono lo straordinario affresco di un’epoca. Scatti intuitivi, raffinati, inquadrature studiate e precise attraverso le quali la tata-fotografa ha raccontato di donne e uomini, di urbano e suburbano, di bambini e anziani. Nulla è sfuggito al suo sguardo: un intricato incrocio di esistenze che, senza distinzione di classe, senza discriminazione fra bello e brutto, compongono un mosaico il cui fascino ha coinvolto oggi, solo dopo la sua morte, milioni di persone, creando un vero e proprio culto per la fotografa “segreta”.

Un successo anche per la mostra milanese, con pubblico in coda ogni giorno e orari di visita prolungati fino alle 21.00 per accogliere la grande richiesta. (Fino al 31 gennaio)

 

 

 

 

 

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