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“Vin’ A Trani” il 26 marzo mondanità e cultura per valorizzare il simbolo del territorio

23 Mar 2017 | Nessun Commento | 958 Visite
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vin-a-traniÈ tutto pronto a Trani per la terza edizione di “Vin’ a Trani”, l’avvenimento il cui nome è con l’apostrofo a forma di goccia e il simbolo è una cattedrale fatta di soli calici, in pratica la declinazione in vernacolo di un invito e al tempo stesso la valorizzazione del prodotto tipico più famoso, marchio di fabbrica di un territorio.

L’appuntamento è domenica 26 marzo, a partire dalle 18.00, nei saloni di Palazzo San Giorgio, è qui che si incontreranno produttori provenienti da ogni parte d’Italia che daranno vita ad un ideale itinerario enologico e gastronomico, dal Franciacorta all’Aglianico, passando per il Primitivo e il Nero di Troia. Non mancherà, naturalmente, neppure il “Moscato di Trani”, vero e proprio padrone di casa, e l’angolo del food, con le eccellenze gastronomiche del territorio.

Madrina della serata sarà la giornalista del Tg Norba Daniela Mazzacane, esperta di glamour, costume e società.

Ideata e organizzata da Francesca de Leonardis, consulente enogastronomica, e Michele Matera, titolare del ristorante “Corteinfiore”, “Vin’ a Trani” è l’occasione per mettere insieme i produttori di vino del territorio e quelli che vengono da più lontano. Ma anche per rendere concreta l’idea di destagionalizzazione del turismo da più parti auspicata per far vivere la città 12 mesi l’anno, non solo durante l’estate.

L’idea da cui si parte infatti è quella di accendere Trani, farla tornare ai fasti del passato, emozionare chi viene a visitarla, promuoverla a capitale del buon vivere. Non solo per i monumenti ma anche per le sensazioni che è capace di suscitare. Partendo proprio dal vino, simbolo di una città che deve vivere, nelle intenzioni degli organizzatori, 12 mesi l’anno senza interruzioni, come se la bella stagione durasse per sempre.

La kermesse mondana ed enogastronomica sarà preceduta da un momento culturale, un “assaggio” in pratica di quanto avverrà in serata. L’antico Palazzo Lodispoto (XVII sec.), sede del più grande museo d’Europa dedicato alla macchina per scrivere gestito dalla Fondazione Seca, domenica mattina si trasformerà nella redazione di un giornale, come quelle di un tempo quando ancora non c’erano i computer, prima dell’avvento di internet e del digitale.

Per l’occasione quattro giornalisti, Gigi Brozzoni, Michele Peragine, Luciano Pignataro e Stefano Tesi si cimenteranno nella stesura di un “pezzo” alla macchina per scrivere nel quale consegneranno i loro pensieri sul vino e sulla città di Trani che con il vino si identifica da sempre, ispirati dalla bellezza della cattedrale romanica sul mare.

Le vecchie tastiere delle antiche macchine per scrivere (ce ne sono oltre 400 provenienti da tutto il mondo) torneranno a vivere, toccate dalle dita di giornalisti specializzati del settore che in passato le utilizzavano come strumento del loro lavoro nelle redazioni dei giornali o delle tv.

I giornalisti comporranno un articolo in cui spiegare il vino in simbiosi con Trani. Il loro “pezzo” sarà poi oggetto di approfondimento e confronto, aperto ad addetti ai lavori e semplici appassionati, sulle tradizioni enologiche della città, a partire da alcuni documenti inediti di Cristoforo Pastore (appartenente ad una famiglia dalle antiche tradizioni enologiche) che testimoniano il legame tra la città e il suo prodotto principe.

Ad introdurre il momento di confronto su come è cambiato il giornalismo, la comunicazione e naturalmente il mondo dell’enologia, moderato dal giornalista del “Corriere del Mezzogiorno” Pasquale Porcelli, sarà la proiezione di un cortometraggio realizzato tra le vie del centro storico di Trani dal regista barese Andrea Leonetti Di Vagno che descrive le emozioni che procurano la città e il suo vino. Raccontate attraverso le immagini, anche dall’alto, e la tastiera di una vecchia macchina per scrivere dalla quale fuoriescono un foglio e un pensiero.

Storia e mondanità insieme, dunque, per una miscela che vuole diventare un format vero e proprio destinato a durare negli anni anche grazie al lavoro di esperti ed enologi che in un mercato in cui la domanda è in calo, riescono a proporre una selezione di altissimo livello, oggi più che mai indispensabile.

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