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Vilfredo Pareto, l’economista liberale che non disdegnava la filosofia

24 Dic 2009 | Nessun Commento | 2.612 Visite
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Vilfredo ParetoIl grande economista, sociologo e matematico, nasce in Francia nel 1848 da una famiglia italiana rifugiata per motivi politici. Torna in Italia con tutta la famiglia solo nel 1859 dopo la salita al Governo del Conte di Cavour, Camillo Benso.
Si laurea nel 1870 e dopo aver lavorato come ingegnere nelle ferrovie e nelle ferriere, si laurea in economia e passa quindi all’insegnamento universitario di economia politica.
Studioso profondo di economia e matematica, si ingegna una serie di teorie economiche ed econometri che basate sull’esperienza, sull’evidenza empirica e sul suo approccio filosofico e sociologico della vita.
Riesce a dimostrare che un sistema economico ed una distribuzione delle risorse è efficiente se non è possibile aumentare la soddisfazione di un operatore economico senza ridurre quella di almeno un altro operatore. Egli estenderà tale concetto di efficienza anche al sistema sociale e politico.
Tale teoria si basa anche sulla dimostrazione dell’utilità marginale del singolo operatore economico , sulle curve di indifferenza con le quali si dimostra quanto su enunciato sull’efficienza del sistema economico e sul concetto di distribuzione delle risorse.
Si tratta, evidentemente, di teorie che affrontano problematiche che riguardano il singolo soggetto e quindi microeconomiche. Ma, da Liberale egli non può che affrontare la problematica della felicità dell’individuo eppoi di conseguenza quella della collettività. Infatti, è dalla somma della felicità di tutti i singoli che si raggiunge la felicità della collettività, e non viceversa.
Importante la teoria sociologica delle “elite” di evidente stampo Liberale, basata sull’idea che il qualsiasi tipo di società vi è una elite dominante rappresentata dalla minoranza socialmente, economicamente e politicamente più evoluta ed una maggioranza di cittadini governata dall’elite, ma che cerca continuamente di elevarsi e che riuscirà a farlo a discapito della elite che avrà raggiunto un livello di soddisfazione dei propri bisogni particolarmente elevato e quindi non sarà sufficientemente agguerrito nell’affrontare la concorrenza di coloro che vogliono elevarsi.
Come si può notare, tale teoria ha un approccio che è contemporaneamente sia economico, sia sociologico, sia politico, si culturale e sia antropologico. Inoltre, è fortemente ancorata alla evidenza empirica come dirà in seguito il grande filosofo Karl Popper.
Per queste ragioni, Vilfredo Pareto si avvicina alla politica da spettatore e da critico, con un approccio Liberale, pertanto aderisce ai principi ed ai valori della Destra Storica: quella di Cavour, d’Azeglio, Quintino Sella ecc..
I suoi confronti culturali sono epici e con mezza Europa, da Schumpeter a Luigi Einaudi, da Leon Walras a Napoleone Colajanni, da Benedetto Croce a Gaetano Salvemini, ecc..
Inoltre, il fatto di vivere ed insegnare a Losanna lo agevola nel compito di spettatore non protagonista degli eventi che si verificano in Italia e nel resto d’Europa. Soprattutto, non vive personalmente la prima guerra mondiale e gli effetti sugli Stati coinvolti direttamente.
Nel dopoguerra, tornato a vivere in Italia mostra dapprima simpatia verso il primo fascismo ritenendolo lo strumento per un ritorno alla Destra Storica ed un definitivo superamento delle politiche troppo mediate ed inconcludenti poste in essere da uomini politici ritenuti bravi solo nel conservare il potere come Agostino Depretis famoso per essere stato il primo politico ad aver attuato la pratica del così detto “trasformismo”, cioè allearsi con la Destra o con la Sinistra a seconda delle convenienze e della esigenza di conservazione del posto di Primo Ministro; e come Giovanni Giolitti considerato troppo simpatizzante dell’area Popolare e di quella Socialista non estremista.
I Liberali come Pareto, Einaudi, Croce, ma anche lo stesso Giolitti, ritengono nel 1921 che il fascismo sia o “il male necessario” oppure “il ritorno all’autentico liberalismo”. Ben presto Croce ed Einaudi già nel 1922 denunceranno il fascismo quale movimento “illiberale e liberticida”. Vilfredo Pareto che mostra i primi segni di insofferenza muore nel 1923, il 19 agosto, a settantacinque anni, dopo che il primo Governo Mussolini aveva presentato il suo nominativo al Re per la nomina a Senatore a Vita del Regno.
La sua opera di economista sarà però diffusa in Italia solo grazie a Luigi Einaudi e ad altri professori universitari di economia.

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