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Vergassola a PordenoneLegge presenta il suo nuovo libro: “Panta Rai”

23 Set 2012 | Nessun Commento | 1.193 Visite
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vergassolaTeatro Verdi gremito di spettatori, risate del pubblico senza sosta e applausi scroscianti: Dario Vergassola vera celebrità a Pordenonelegge, la festa del libro più importante del nord – est, giunta alla sua tredicesima edizione.

Una raccolta di circa 1100 battute in cui varie notizie, prese dai principali media, diventano spunti per sorridere, oltre che riflettere. Questa l’idea alla base di Panta Rai (Feltrinelli 2012), ultima “fatica” di Dario Vergassola, uno dei comici più amati degli ultimi anni. «Le battute spesso sono già lì – ci spiega durante l’incontro – bisogna solo coglierle. Una volta lessi su un giornale: “Furto in casa Veltroni, la figlia dormiva.” Io aggiunsi solo: “tutta suo padre”».
Scritto poco dopo le dimissioni del Cavaliere e riportante la dedica “Silvio ci manchi”, il volumetto non nasconde una “predilezione” di battute verso Berlusconi (circa 300), anche se, durante la presentazione, non è mancata la satira sugli altri protagonisti della scena politica: «Tra Renzi e Berlusconi scelgo Berlusconi, perché scegliere la copia quando puoi avere l‘originale?».

Vergassola ci racconta poi, delle sue prime esperienze come comico «Iniziai come molti: per caso. Mi proponevo imbracciando una chitarra perché avevo paura che le battute non arrivassero a tutti», per poi proseguire con momenti più significativi della sua carriera: il “Festival di San Scemo” e il Costanzo Show che «ti cambia la vita».
Ma Pordenonelegge è soprattutto un festival letterario e Vergassola, in questa occasione, svela di essere un vero appassionato: «Mi capita spesso, quando scopro un autore, di voler leggere tutto quello che ha scritto. Penso sia una cosa che capita a molti, ultimamente mi è successo con John Irving». Ci parla di “Ballata per la figlia di un macellaio” di Peter Manseau, pur ironizzandoci su «non per raccontarvi l‘epilogo, ma alla fine lei diventa vegetariana». Si parla pure del mercato editoriale: «I libri dei comici favoriscono le vendite. In fondo danno modo di entrare in libreria a molta gente che non lo farebbe. Certo, questo potrei dirlo anche di Moccia, ma non ci riesco», e si ironizza sul fenomeno del ghost writing, «Ho un gruppo di autori che pago pochissimo, rido di queste  mie battute perché le sto leggendo ora per la prima volta».
Un momento di intelligente leggerezza quindi, quello di ieri sera, che mette a segno un punto per gli organizzatori di una manifestazione che si dimostra ancora una volta amata veramente da tutti: “grande massa” compresa.

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