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Una Traviata “nuova” rispettando la tradizione, l’opera di Ferzan Ozpetek al Teatro Petruzzelli

25 Mar 2014 | Nessun Commento | 817 Visite
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Una Traviata importante è stata definita quella curata, in coproduzione, dalle Fondazioni del Teatro San Carlo di Napoli e del Teatro Petruzzelli di Bari e andata in scena oggi nel politeama barese, seconda opera della stagione lirica 2014. Ed è importante per l’armonia raggiunta tra le soluzioni registiche, gli ottimi cantanti e gli orchestrali ben amalgamati, l’ambientazione e i costumi fastosi. A Napoli l’opera, con altri interpreti e altra direzione orchestrale, inaugurò due anni la stagione per celebrare il bicentenario verdiano. La Traviata del Petruzzelli ha sempre la regia di Ferzan Ozpetek – che ha adottato la Puglia come luogo ideale per i suoi film e ne è stato a sua volta adottato – le splendide scene di Dante Ferretti, i costumi di Alessandro Lai, mentre la direzione orchestrale è affidata a Daniele Rustioni, il giovane direttore musicale della Fondazione Petruzzelli.

La regia di Ozpetek, apparentemente tradizionale, sposta la vicenda raccontata da Dumas avanti nel tempo e fa vivere Violetta agli inizi del secolo scorso in una Parigi “già contaminata come dice Proust – ha sottolineato il regista – dal gusto ottomano ereditato da Venezia”. Quegli anni segnano – aggiunge – “la cupa e languida fine di un’epoca di cui Violetta è simbolo decadente, ultima eroina vittima di un codice morale che sta mutando nella vita eccentrica e frizzante della Belle Epoque”. La modernità e l’attualità di Violetta è che questa donna – dice Ozpetek – rispecchia la doppiezza “che circola in tutta l’opera che oscilla nel contrasto tra la passione romantica e gli eccessi del vizio e del sesso, tra i primi albori di una nuova libertà femminile e la necessità dell’estremo sacrificio, tra il peccato e la redenzione, tra Amore e Morte”. E, a sottolineare ancor più la decadenza e i prossimi mutamenti, Violetta si muove nella scena ideata da Dante Ferretti, ricca “di elementi architettonici di matrice orientalista, con i damaschi e le sete rosse, bronzo e oro, le piume di struzzo, i gioielli esagerati”.

La vicenda prende vita in questa atmosfera opulenta, ricca di colori, di profumi, che gradatamente perdono di intensità fino al terzo atto quando si sposta nella camera da letto di Violetta. “Qui la solidità architettonica dello spazio scenografico si trasforma – sottolinea Ferretti – in uno spazio astratto di luce dove, in un letto di un bianco abbagliante che si staglia sul nero totale della scena, si consuma il dramma della morte di Violetta”.

E di fronte a questa prova di grande teatro, tornano in mente le parole che il sovrintendente, Massimo Biscardi, ha detto due giorni fa presentando l’opera: «E’ necessario che la città difenda il Petruzzelli, il suo teatro». Ed ha aggiunto che “bisogna abbandonare l’idea provinciale che per realizzare un’opera si spendono troppi soldi. Mettere in scena un’opera significa farlo bene, servirsi di professionalità e per questo occorrono soldi e il sostegno dei soci pubblici. Soldi che, certo, sono da spendere bene, con oculatezza senza compensi stratosferici”. Bravi Elena Mosuc (Violetta), Annunziata Vestri, Francesco Demuro, Giovanni Meoni, il coro diretto dal maestro Franco Sebastiani. Sono previste repliche il 23, 25, 26, 27, 29, 30 marzo, primo e 3 aprile.

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