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Un Tram che si chiama desiderio, Vinicio Marchioni oggi all’Orfeo di Taranto

27 Mar 2012 | Nessun Commento | 2.296 Visite
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Vinicio Marchioni“E’ la prima volta che recito a sud di Metaponto e sono molto felice di questa tappa in Puglia. Mia madre è calabrese ed io, pur essendo nato a Roma, sono legatissimo alle mie origini meridionali”. Vinicio Marchioni è cortese e misurato, ha un tono di voce basso e scandisce lentamente le parole, come per controllare meglio una balbuzie antica. Sin dal primo scambio di battute appare molto lontano dal personaggio che gli ha regalato immediata e vasta popolarità, il Freddo, interpretato nella versione televisiva di Romanzo Criminale, tratta dal bestseller di Giancarlo De Cataldo sulle vicende oscure della banda della Magliana.
Tuttavia, proprio ricordando la credibile durezza e le ombre lunghe con cui ha tratteggiato Il Freddo, non è difficile immaginare Marchioni nei panni di una figura altrettanto rude e violenta quale è Stanley Kowalsky, protagonista della piece-capolavoro Un tram che si chiama desiderio.
A poche ore dal sipario a Taranto (alle 21 al Teatro Orfeo), l’attore ha accettato di raccontare il suo primo amore, il palcoscenico, e una carriera impregnata dalla forza catartica delle tavole di legno, del sipario di velluto e degli applausi del pubblico in sala. Rivelando, al contempo, come l’incontro con la natura complessa del personaggio williamsiano lo abbia messo a nudo di fronte alla propria.

Un tram che si chiama desiderio ha debuttato a Broadway nel ’47, raggiungendo il massimo successo di pubblico nel’51 con l’adattamento cinematografico di Elia Kazan. E’curioso il parallelismo con la sua biografia: nato attore di teatro, ha conquistato la popolarità attraverso la televisione e il grande schermo.

La relazione esiste senza dubbio, anche se non ci avevo mai pensato. Mi sono formato e diplomato alla Libera Accademia dello Spettacolo di Roma e il mio debutto è avvenuto nel 1995 proprio in teatro. Per cinque o sei anni, da professionista, ho recitato solo in spettacoli teatrali e il teatro per me è il punto di partenza e di ritorno. E’ la grande casa in cui sono nato e che mi ha insegnato tutto: la tenacia, la disciplina, l’importanza dello studio. Mi piace sempre pensare al mio lavoro come a un mestiere antico, oltre che una grande arte, che si apprende con passione e sacrificio, giorno dopo giorno. Il cinema e la tv sono un mezzo straordinario per arrivare ad un pubblico più vasto, affinché tutto il lavoro che c’è a monte possa essere conosciuto.

La piece prende vita dalla penna di Tennessee Williams alla fine degli anni ’40. Il rischio, forse, è che possa risultare datata per taluni aspetti come, ad esempio, la condanna sociale dei costumi sessuali della protagonista, Blanche Dubois. Resta, invece, molto attuale la riflessione sulle dinamiche familiari, spesso improntate a giochi di potere inconsci e primitivi.

L’eccezionale lavoro del regista Antonio Latella, sul testo e sulla messa in scena, ha avuto proprio la finalità di togliere un po’ di polvere alla piece, già ampiamente maneggiata al tempo del maccartismo per edulcolarla dei temi più scottanti, quali l’omosessualità e la violenza sulle donne. L’essenza del testo originale era rimessa alla sensualità e alla forza delle interpretazioni dei protagonisti, in particolare Marlon Brando e Vivien Leigh nel ruolo di Blanche (oggi affidato a Laura Marinoni). Con questo spettacolo Latella si è concentrato sull’autobiografia di Tennessee Williams, cercando di ridare dignità agli aspetti rimossi nelle versioni precedenti, rendendo omaggio al genio coraggioso di un autore, poeta e narratore, fra i più prolifici e talentuosi del ‘900.

Vinicio MarchioniLa trama del dramma ha al centro il legame matrimoniale, improntato alla sopraffazione sensuale, di Stella e Stanley. L’equilibrio nel rapporto fra i coniugi viene rotto dall’arrivo di Blanche, sorella di Stella dal passato travagliato. Il marito di Blanche, omosessuale, si è suicidato e la donna, tormentata da un’inesauribile fame d’amore, finirà in manicomio. I riferimenti all’autobiografia dell’autore sono chiari.

Sì, ed è su quelli che abbiamo lavorato: sul tema dell’omosessualità, propria dello stesso Williams, e sulle turbe psichiche di Blanche, che richiamano in modo evidente la tragica fine della sorella dello scrittore, internata e lobotomizzata. Su questi aspetti dolorosi ci siamo concentrati affinché fossero recuperati, sviscerandoli con estremo realismo interpretativo, e con l’ausilio di luci e colonna sonora, protagoniste della catarsi scenica. Nella versione che presentiamo abbiamo attualizzato anche altri aspetti dell’opera, coperti dal velo del perbenismo dell’epoca, ossia la violenza sulle donne e la lancinante fame d’amore di Blanche. Un bisogno che appartiene alla parte più fragile di ciascuno di noi.

Nel ruolo di Stanley Kowalsky Marlon Brando resta inamovibile dalla memoria collettiva degli spettatori. Sebbene nei panni del brutale polacco meriti di essere ricordato anche Vittorio Gassman, protagonista della prima italiana per la regia di Luchino Visconti. Come si è preparato a calarsi nella parte senza lasciarsi influenzare da simili predecessori?

La mia interpretazione nasce da un approfondito lavoro di ricerca sulla matrice identitaria del personaggio. Stanley viene etichettato facilmente come un essere primordiale, schiavo di meccanismi automatici violenti, incapace di controllo. La mia riflessione si è concentrata su ciò che non è visibile, ossia sulla sua parte più profonda e fragile, all’origine dell’attuale attitudine animalesca. Con l’intento di rendere credibile il personaggio, ho scavato dentro di me per ritrovare i germi di insicurezza e debolezza, le ferite nella percezione di sè, che sono spesso alla base di vicende di cronaca violenta. La chiave di lettura che ho utilizzato è stata quella, nella convinzione che il pubblico oggi sia più pronto ad andare a fondo, riconoscendo gli aspetti più dolorosi e oscuri della propria indole. Stanley Kowalsky è un personaggio che potrebbe essere stato scritto oggi, così come tutte le altre figure cardine del dramma di Williams, la cui forza non smette di attrarre.

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