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Un Teatro Petruzzelli gremito saluta l’atteso arrivo dell’artista dell’anno Benjamin Clementine

30 Apr 2016 | Nessun Commento | 976 Visite
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b2“Spiazzante”. È questa la prima impressione che ha suscitato la performance dal vivo di Benjamin Clementine che si è esibito giovedì 28 aprile al Teatro Petruzzelli di Bari.

Il suo concerto arriva nel capoluogo di Regione pugliese con cinque mesi di ritardo ma, se è vero che “l’attesa del piacere è essa stessa il piacere”, mai piacere più grande ha potuto godere il numeroso pubblico barese che non ha voluto mancare all’appuntamento con l’artista anglo-ghanese. Lui, del resto, alla sua promessa è restato fedele: si sarebbe dovuto esibire il 20 novembre nella città levantina ma il caso ha voluto che proprio quel giorno fosse chiamato a ritirare il prestigioso Premio Mercury che ha decretato il suo album di debutto, “At Least For Now”, quale migliore disco dell’anno. Consacrazione che l’interprete e musicista ha dedicato alle vittime degli attentati terroristici di quella che è diventata un po’ la “sua Parigi”, la città che da circa sette anni ha scelto di chiamare “casa” dopo aver lasciato Londra subito dopo la maturità.

Quale cornice migliore del tempio della musica barese per dare, per qualche ora, asilo al genio ribelle di Clementine, del resto. Sul palcoscenico il suo inseparabile pianoforte,b3 naturale propagazione del caldo e profondo timbro dell’artista, e una batteria. Nient’altro che musica ed emozione. Perché, nonostante i suoi appena 28 anni e un solo album all’attivo, Clementine possiede lo stesso carisma e la stessa capacità di coinvolgimento di un artista navigato. Ma è proprio in casi di rara bellezza come questo che si intuisce bene come dinanzi a te ci sia solo talento allo stato puro, quel “fattore X” di cui tutti parlano ma che di rado si incontra davvero. Le dita scivolano veloci sui tasti neri e bianchi, il pubblico a tratti trattiene il respiro per poi inspirare una boccata di musica d’autore che “spiazza”, appunto, lasciando senza parole. Ma, il culmine dell’empatia, Clementine lo raggiunge sul finale quando, inaspettatamente, regala ai presenti un delicatissimo e intenso omaggio alla nostra terra suonando “Caruso”, del resto in un’intervista di qualche tempo fa aveva dichiarato tutto la sua stima per la musica del Belpaese.

bDivertente con il suo italiano maccheronico quando cerca di interagire con i suoi spetta-ascoltatori, Benjamin Clementine non ha bisogno di altre parole se non le emozioni suscitate dalla sua musica per esprimersi e confermarsi, per chi ha avuto il piacere di assistere alla sua performance, come una promessa del panorama internazionale che è già storia, anche se siamo ancora all’inizio. Parafrasando un noto detto popolare locale che associa “Parigi” a “Bari”, il nostro augurio è che Clementine possa sentirsi a casa anche qui e tornare presto a “spiazzarci” piacevolmente con il suo innato e incontenibile talento.

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