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“Un salto nel vuoto. La mia vita fuori dalle cornici” di Maurizio Cattelan

8 Nov 2011 | Nessun Commento | 1.835 Visite
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Un-salto-nel-vuoto-MaurizioIrridente, spiazzante, beffardo, eppure “serio come la morte”, Maurizio Cattelan si racconta per la prima volta in un libro-intervista realizzato con Catherine Grenier, storica dell’arte e condirettrice del Museo Nazionale d’Arte Moderna-Centro Pompidou. Refrattario a ogni dichiarazione, l’artista italiano vivente più quotato sul mercato affida a queste pagine non solo i ricordi di un’infanzia infelice, gli esordi faticosi, l’avventura americana coronata dal successo, ma ventila anche, a soli 50 anni, la possibilità di andarsene “in pensione” dopo l’attesa, unica retrospettiva dal 4 novembre al Guggenheim di New York.

Intitolato “Un salto nel vuoto. La mia vita fuori dalle cornici“, il libro è l’occasione di riflessioni sulla vita e sull’arte, una rilettura di questi primi vent’anni di attività, venata da un filo di amarezza: la convinzione di non essere abbastanza compreso. “Mi sorprende quando sento dire che sono un artista interessato al mercato. Sono più di dieci anni che non faccio una mostra in galleria. Non dipende certo da me se il mio lavoro finisce all’asta”, dice l’autore di opere come la Nona Ora, dove papa Giovanni Paolo II è travolto da un meteorite o L.O.V.E., il dito medio svettante a Piazza Affari o Him, l’Hitler bambino inginocchiato.

Aspettando un pieno riconoscimento della critica, come quello che dopo molto tempo è toccato a Piero Manzoni (“è difficile accettare le novità e per accettarle bisogna per prima cosa demistificare chi le introduce“) e quindi non essere più considerato soprattutto un provocatore, Maurizio Cattelan cerca di fare il punto: “Non mi definirei un artista italiano, anche se sono un artista e ovviamente sono italiano. Sono un uomo ossessionato dall’immagine. Lo so, non è un granchè come definizione, però è quella che rende meglio l’idea!”.

L’arte, del resto, è stata una vera e propria terapia per il giovane Cattelan sopravvissuto a un’infanzia di solitudine affettiva, con una madre ammalata, problemi economici, di comunicazione, scolastici. L’adolescenza non era stata da meno. A 17 anni fa il primo grande passo, se ne va di casa e trova subito un lavoro a tempo pieno in un ospedale padovano, dove fa di tutto, persino i turni all’obitorio, quelli che ancora oggi considera i meno stressanti. Un rimando continuo tra arte e vita, considerando quanto il tema della morte sia presente nella produzione dell’artista. Spirito libero, di punto in bianco si licenzia e inizia a interessarsi all’arte, ma non fa scuole, handicap questo solo iniziale, perchè poi è stato la garanzia “di un punto di vista diverso e più libertà d’azione… perchè l’ignoranza a volte rende coraggiosi”.

Una creatività che prima si concretizza nel design, con la creazione di mobili e poi il primo salto da Forlì (dove era andato a vivere) a New York, per tornare a Milano, dove nel 1990 muove i primi passi da artista. Nella lunga intervista con la Grenier, Cattelan rivive quei giorni, le prime opere che fanno di lui un outsider a tutti gli effetti, da Ac Forniture Sud, con un biliardino lungo 11 metri, alle casseforti svaligiate. Occasioni per sperimentare un metodo di lavoro tutto suo: “introdurmi nel sistema, non in modo violento e provocatorio, ma al contrario come fanno i clandestini, sfruttando le sue falle”. Ecco la Fondazione Oblomov (’92), il Bel Paese, Lullaby e l’artista padovano più che una presenza nel sistema nazionale dell’arte è una mina vagante, come dimostra Aperto (il suo stand affittato alla pubblicità di un profumo), alla Biennale di Venezia ’93, invitato da Bonami.

Subito dopo, ecco di nuovo New York, “il centro del mondo dell’arte, la punta della piramide”. Qui ricrea nuove relazioni, una diversa progettualità e quell’attenzione all’immagine che ancora oggi è il suo elemento distintivo. Aspetta sette anni, fino al 2000, ed è il successo, che corona lo sforzo di contatti con gallerie, relazioni con altri artisti internazionali, molte opere prodotte, finte nelle collezioni di mezzo mondo. Che ora vuole rivedere insieme nella sua prima retrospettiva al Guggenheim Museum, poi, per rifuggire il rischio di ripetersi, rivendica, ipotizzando una prematura pensione, “la possibilità di rinegoziare il mio posto nel mondo dell’arte, nella società”.

Maurizio Cattelan con Catherine Grenier – “Un salto nel vuoto. La mia vita fuori dalle cornici” (Rizzoli, pp.154, 18 euro)

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