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         Direttore responsabile: Michele Traversa
Una protesta dei registi Mongelli e Cirasola alla difesa del nostro Sud

21 Gen 2009 | Nessun Commento | 1.240 Visite
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Mongelli e Cirasola
Dai registi Nico Cirasola e Mimmo Mongelli, animatori di una protesta al Kursaal di Bari sabato scorso durante la conferenza stampa conclusiva della rassegna «Per il cinema italiano», riceviamo un intervento che pubblichiamo di Lsdmagazine, avendone già data notizia nell’articolo del direttore Michele Traversa avevamo già anticipato.

Siamo qui ad esporre con il maggior equilibrio possibile quanto avvenuto a Bari, in relazione all’Italia Film Fest e agli avvenimenti che ci hanno visto coinvolti con altri operatori dello spettacolo. Innanzitutto ci teniamo a chiarire che nessuno vuole costruire un muro invalicabile per impedire l’accesso in Puglia ad operatori ed artisti provenienti da altre parti d’Italia e del mondo, perché sappiamo che costoro portano idee, progetti, sviluppo economico al territorio, nonché crescita di competenze. Quello che è stato da noi sottolineato alla conferenza stampa dell’IFF del 17 gennaio, è che noi pugliesi vogliamo avere le stesse identiche possibilità offerte a chi viene da fuori. Infatti chi lavora qui ha spesso competenze e presenze internazionali valide quanto e in qualche caso maggiori di chi non ha residenza in Puglia. La scelta di lavorare sul territorio non può essere penalizzante. Per ovviare a questa lettura distorta del rapporto tra operatori esterni ed interni, basterebbe che gli enti mettessero a bando pubblico l’organizzazione di eventi e la loro esecuzione e che a decidere fosse chiamato un giurì al di sopra di qualsiasi coinvolgimento territoriale (questo sì che sarebbe antilocalismo!). La nostra protesta non nasce da un interesse particolaristico o localistico, ma dall’esigenza di difendere il sacrosanto e democratico diritto di ognuno a competere per migliorare la propria condizione e conseguentemente quella della collettività. È assai difficile stare a galla su un mercato dove sponsor, organi di stampa, le stesse autorità sono «calamitate» da un evento come quello passato in città. Quale sponsor sarà più disponibile nel futuro a sostenere attività cinematografiche che non abbiano quella «potenza di fuoco», quei sostegni politici, quel sistema di informazione? Chi scrive non ha mai organizzato «sagre», anzi se un’accusa gli viene rivolta è di avere una concezione della cultura troppo elitaria. Molti dubbi, malgrado il relativo successo di pubblico, abbiamo sulla natura culturale della rassegna, il cui trionfo è stato proclamato nella manifestazione «di apparato» della serata conclusiva del 17. Una rassegna con 10 film ultraconsacrati in tanti festival, 3 anteprime italiane, 1 straniera. Già questo la dice lunga sulla natura dell’IFF, che festival non è stato! Un festival ha l’obbligo di presentare in buona parte anteprime, di guardare avanti e non di essere una manifestazione celebrativa di celebrità. Infatti le celebrità sono state l’unico piatto forte dell’iniziativa. Una passerella di autori, attori e protagonisti del cinema italiano di considerevole spessore, che ha attratto il pubblico barese sicuramente attento alla vita del cinema, come ha sempre dimostrato riempiendo le sale cittadine, in questa occasione, come in altri contesti di normale programmazione (Galleria e Kursaal possono testimoniarlo!) o di altri eventi promozionali. Una brevissima conclusione sulle offese infondate da parte di chi, per ruolo, prestigio, anzianità, dovrebbe saper controllare meglio le proprie reazioni.

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