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Un musical su Imelda Marcos progettato da David Byrne

5 Apr 2010 | Nessun Commento | 1.783 Visite
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imelda marcosScrivere un musical su Imelda Marcos è già un’idea fuori dal comune, vista la fama sinistra che accompagna la vita, e soprattutto le opere, della vedova dell’ex dittatore delle Filippine. Pensare di costruirla attorno a una partitura ispirata alla disco music e alla dance è roba da alchimisti delle note. La faccenda acquista un senso preciso quando si scopre che tutto ciò è il nuovo progetto di David Byrne, sommo agitatore culturale delle cose musicali, che il 13 aprile darà alle stampe ‘Here Lies Love (Qui giace l’amore, la frase che Imelda vuole venga incisa sulla lapide della sua tomba). Un progetto realizzato insieme a Fatboy Slim (all’anagrafe Norman Cook), ex leader degli Housemartins, dj superstar e produttore di Brighton ed eminenza grigia del big beat, 22 brani di chiaro stampo dance che pescano tra la disco music, il funk urbano, la etno e il pop e vedono la partecipazione in veste di vocalist di Florence Welsh, dei Florence and the Machine, Tori Amos, Cindy Lauper, Marta Wainwright, Steve Earle, Camille, Allison Moorer. Byrne canta in due brani. «L’ispirazione – spiega Byrne – per la storia mi è venuta leggendo L’imperatorè, il libro che Ryszard Kapuscinski ha scritto su Haile Selassie, l’imperatore d’Etiopia e che mi ha fatto vedere l’aspetto teatrale e drammaturgico delle corti. Poco tempo dopo ho letto un articolo su Imelda Marcos dove ho scoperto che negli anni ’70 e ’80 era un’assidua frequentatrice delle discoteche più alla moda di New York, tipo lo Studio 54 e Regine e che a New York aveva un appartamento con la pista da ballo e la palla con gli specchi che riflettono la luce. Sono rimasto affascinato dal pensiero che la gente si porta dietro una proprio colonna Sonora anche quando raggiunge il potere assoluto. E quella di Imelda era una colonna Sonora dance, che tra l’altro mi piace. Ho deliberatamente lasciato fuori tutto quello che è emerso dopo che i Marcos hanno abbandonato il loro palazzo di Manila, a cominciare dai famigerati tremila paia di scarpe. Mi sono fermato prima e sono tornato indietro ai tempi in cui Imelda era una ragazza povera e ho scelto di raccontare la sua vicenda anche attraverso quella di Estrella Cumoas, la donna che l’ha cresciuta lottando con la miseria. Nessuno, anche quando raggiunge il potere assoluto può cancellare la sua storia. E la sua personale colonna Sonora». Nel corso di qualche anno, Byrne ha accumulato del materiale musicale che poi ha inviato a Fatboy Slim il quale, a sua volta, gli ha dato il suo tocco. Ci siamo incontrati un paio di volte a Brighton, Quanto alla ricerca dei cantanti, a parte un paio di casi, ho seguito una trafila classica: ho contattato il management, spiegando il progetto e inviando dei sample. Ho avuto anche delle risposte negative, in qualche caso sono io che non ho accettato le controproposte». E’ vero che avevate in mente di far cantare un brano alla Marcos? «Non è proprio così. Durante un mio soggiorno nelle Filippine, degli amici mi hanno proposto di incontrare Imelda. Ma lei era già partita e poi oggi la sua voce (la Marcos ha 80 anni) non è più adatta a questo tipo di musica». Insieme a Peter Gabriel, da anni Byrne è uno dei più convinti sostenitori, e utilizzatori, dei sistemi di diffusione digitale della musica, basta pensare che con Brian Eno ha messo a disposizione del pubblico, con il permesso di rielaborarlo a proprio piacimento, I file dei brani della riedizione di My Life in The Bush of Ghosts, l’album che ha dato vita alla world music. «Per questo progetto – spiega – ho tenuto conto del fatto che l’album come idea non è più un oggetto di consumo. La gente è abituata a scaricarsi I brani senza seguire una sequenza preordinata. Here Lies Love cerca di recuperare l’idea del format di un concept album, più canzoni ascolti in quella sequenza più si acquistano le informazioni e la profondità che c’è in ogni brano». Quanto alla possibilità di portare in scena Here Lies Love, Byrne dice: “ho parlato con alcuni registi a New York. Al momento c’è una sicurezza: non sarà una messa in scena tradizionale”. Vietato fare domande su una possibile reunion dei Talking Heads: di recente, in un’intervista alla stampa inglese ha detto: “ero rimasto sorpreso dal fatto che non mi fosse stato chiesto nell’ultima intervista. Comunque state tranquilli: non c’è nessuna speranza di rivederli insieme presto».

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