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Un giro del mondo in 80 minuti per Biondini e Girotto in concerto per Mirarte

11 Feb 2012 | Nessun Commento | 1.100 Visite
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Biondini e GirottoSe vi dicono che a Bari non fanno eventi musicali, non credeteci, e se vi convincono rivedete la vostra opinione: ieri sera c’era tra il capoluogo pugliese e Conversano, dove suonava Bobo Rondelli, una scelta di almeno quattro concerti, tutti molto interessanti, per accontentare qualsiasi palato musicale: mentre Rondelli faceva andare voce e chitarra, al Petruzzelli un gruppo di validissimi artisti ricordava Matteo Salvatore, al Teatro Forma di Bari si esibivano Yaron Herman, Vincent Courtois e Roberto Ottaviano e alla Vallisa era di scena il jazz di Javier Girotto e Luciano Biondini.
Ho scelto e mi sono ritrovato tra le mura della Vallisa, sempre accoglienti (un approdo sicuro per il fruitore esigente) ad ascoltare la magica musica del duo jazz formato da Javier Girotto, sassofonista di Cordoba che tuttavia dà chiara prova di essere a proprio agio anche con vari altri strumenti a fiato, e Luciano Biondini, che lo accompagna alla fisarmonica creando un accoppiamento davvero originale e gustoso. Va detto poi che la simpatia di Girotto, che con piglio molto divertito ha saputo intrattenere il pubblico nella pausa, per spiegare le infauste vicende che hanno caratterizzato la pubblicazione del loro primo album, ha dato alla serata una nota di grande allegria organizzata con sapiente maestria da Marina Addante e dal suo team dell’associazione culturale Mirarte.

Visto che un’esauriente descrizione del gruppo, assieme ad alcune loro preziose dichiarazioni, si trova già nell’articolo qui pubblicato da Eleonora Gagliano Candela l’8 febbraio, vorrei solo soffermarmi sulle atmosfere e le impressioni trasmesse dal duo in questa bella serata musicale organizzata nell’ambito della rassegna Mirarte. Ora, la musica di questi due virtuosi è molto speciale, uno deve proprio ascoltarla per sentirla muoversi dentro. Il termine “jazz” ormai vuol dire tante cose diverse, ci sono musiche jazz per vari tipi di ambienti e situazioni e il jazz ha tutto un mondo di sottogeneri che potrebbe essere adeguatamente illustrato solo da un esperto musicologo. Io, che in questo senso sono l’ultimo arrivato, userei, se mi chiedessero di definire la musica di questo duo, l’espressione “jazz da viaggio”. Ti sembra, mentre ascolti le acrobazie di Girotto ai fiati, mentre vedi la fisarmonica di Biondini allargarsi e chiudersi per produrre (ma a volte si potrebbe dire improvvisare) le necessarie articolazioni musicali che lo accompagnano, di viaggiare: ora sei a Parigi, stai attraversando il Pont des Arts e la fisarmonica ti accompagna con le ritmicità dei musici brètoni; ora sei a Monaco di Baviera, ammiri Marienplatz e la sua maestosa cattedrale e senti il sassofono di Girotto sincopare la tua meraviglia; ora invece sei a Barcellona, stai per entrare al Parc Güell e le diavolerie dei due musici ti conducono in un percorso tortuoso tra i capricci architettonici di Gaudì; ora infine sei a Buenos Aires, stai camminando con la gente che protesta per il crollo finanziario, hai come gli altri in mano una pentola e la stai battendo con il cucchiaio: “El carcelorazo”, per usare il nome del primo disco di Girotto e Biondini, che oltre ad essere musicisti, sono guide perfette per un giro nel mondo in ottanta e più minuti.

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