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Un argomento tabù in Italia: la Repubblica Presidenziale

12 Mag 2012 | Nessun Commento | 1.900 Visite
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Francesco_CossigaLa questione politica che appare quasi difficile da affrontare in Italia è la modifica della Carta Costituzionale in senso presidenziale. È un argomento che molti politici hanno sollevato, ma senza risultati e spesso incontrando l’ostracismo generalizzato.
L’Assemblea Costituente affrontò solo in un passaggio tale opzione, ma la grandissima maggioranza dei suoi Componenti dichiarò la contrarietà a tale sistema, in quanto si sostenne il rischio di un Governo forte e, quindi, il ripetersi di situazioni analoghe a quelle che avevano creato i presupposti per il regime fascista nel periodo 1922-24.
Tali considerazioni furono facilmente confutate dai sostenitori del Presidenzialismo, affermando che il sistema monarchico, soprattutto dopo il 1870, era parlamentare e che ciò non impedì il formarsi di un Governo forte e con un notevole consenso parlamentare.
La questione si ripropose dopo il 1958, allor quando in Francia, il sostanziale fallimento della IV Repubblica di tipo Parlamentare, che, peraltro, fece seguito alla analoga III Repubblica, indusse Charles De Gaulles ad imporre, con un fortissimo sostegno politico ed elettorale, la V Repubblica di tipo Presidenziale. In Italia sorsero movimenti di opinione a sostegno di tale modifica della Costituzione.
Randolfo Pacciardi ed Edgardo Sogno, l’uno Repubblicano e l’altro Liberale, si misero a capo di tale movimento di opinione e cercarono di diffonderlo con convegni e conferenze, incontrando un fortissimo ostracismo politico e culturale.
Pacciardi fu espulso dal Partito Repubblicano Italiano con un atto di forza del leader Ugo La Malfa, e, pertanto, creò il Movimento “Nuova Repubblica”. L’avvento del centro-sinistra nella seconda metà degli anni ’60 portò ad una lotta forte contro tali tendenze. Negli anni ’70 la situazione si aggravò tanto che i due sostenitori di questa tesi politica furono addirittura accusati di “golpismo” ed arrestati. Prosciolti da tutte le accuse e scagionati, la loro attività politica fu, di fatto, distrutta. Definire “golpisti” due eroi della Resistenza che avevano attivamente partecipato alla Liberazione dell’Italia dalla occupazione nazi-fascista, era davvero troppo. Edgardo Sogno era stato a capo del gruppo di partigiani che aveva liberato con un’azione ardita e pericolosissima il Capo del Comitato di Liberazione Nazionale Ferruccio Parri, poi capo dei primi Governi post-liberazione. Randolfo Pacciardi partecipò attivamente ed eroicamente quale volontario alla guerra civile spagnola del 1936-39, a sostegno del Fronte Popolare avversato da Francisco Franco.
All’inizio degli anni ’80, la questione fu riproposta a livello parlamentare tanto da portare alla formazione della famosa Commissione Parlamentare Bi-Camerale per le Riforme della Costituzione, presieduta dal parlamentare e giurista Aldo Bozzi, ma i risultati furono davvero inconcludenti.
Durante tutti gli anni ’80 i maggiori sostenitori di questa riforma furono Bettino Craxi ed il Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale.
La crisi politica degli anni ’90-’94 sembrò sbloccare il dibattito politico e giuridico, Mario Segni fu il leader politico più importante a capo di tale corrente di pensiero, ma non abbastanza deciso nel cercare una coalizione in tal senso. Il Presidente della Repubblica in carica fino all’aprile del 1992 era un noto fautore della Repubblica Presidenziale e sollevò, dall’alto del suo Ufficio, tale questione più volte sostenendo la necessità, crollato il “Muro di Berlino” e la “Cortina di ferro”, di un tale rinnovamento delle Istituzioni Costituzionale d’Italia. Dalle elezioni dell’aprile 1992 in poi anche Gianfranco Fini, leader del MSI-Dn poi diventato nel 1995 Alleanza Nazionale, si fece portatore di tale istanza.
Nel 1994-96 ci furono diversi movimenti per sostenere la riforma costituzionale. Nel 1997-98 fu il Presidente Emerito della Repubblica Francesco Cossiga a fondare un Movimento politico, un rassemblement, l’Unione Democratica per la Repubblica, avente come scopo principale le riforme in senso presidenzialista. Ma tale movimento ebbe vita breve, quando si giunse al dunque, lo stesso Cossiga si ritirò e dichiarò fallito il progetto. Nel frattempo, si erano verificati strani episodi intorno a Cossiga, che potrebbero averlo indotto a recedere dallo scopo.
Nel 1999 Gianfranco Fini e Mario Segni fusero i loro movimenti, creando un cartello elettorale per le elezioni europee, con il simbolo del Partito Repubblicano americano, l’elefantino, proprio per sostenere un programma presidenzialista. Il risultato fu una perdita netta di voti per entrambi, e quindi la rinuncia a proseguire.
Dopo questo tentativo nessun politico e pensatore si è fatto più portatore del progetto di riforma della Costituzione Italiana, ovvero di effettivo passaggio alla Seconda Repubblica. Forse, in questo momento di crisi economica e politica, si tornerà a parlare di Preside

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