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Tutto tutto niente niente, tre personaggi per il film di Antonio Albanese

16 Dic 2012 | Nessun Commento | 1.655 Visite
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Tutto tutto niente niente«L’idea era quella di mandare avanti quello che avevo già fatto in Qualunquemente (circa 16 mln di euro al box office, ndr.), ovvero continuare quella comicità attraverso tre personaggi politici e raccontare la storia di questo paese in uno stile psichedelico, grottesco e comico allo stesso tempo». Così Antonio Albanese parla di Tutto tutto niente niente di Giulio Manfredonia che uscirà nelle sale giovedì distribuito da 01 in ben 700 copie. Messaggio ai giovani? «Un certo tipo di personaggi, non solo politici, sono ridicoli, ignoranti e dico allora ai ragazzi che hanno enormi potenzialità e non devono farsi condizionare da questo tipo di personaggi». In Tutto tutto niente niente Albanese interpreta tre personaggi diversi che hanno in comune la loro discesa in campo nella politica direttamente dal carcere. Si tratta di Cetto La Qualunque, sempre più teorico du Pilu con tanto di moglie (Lorenza Indovina) e figlio da raccomandare (Davide Giordano); Olfo Faveretto, leghista che si adatta a fare lo scafista per il quale l’Italia è una e indivisibile (ma solo da Rovigo a Cortina) con figlioletto Wagner e teorici di una ‘secessione morbidà. Infine c’è Frengo, uno che fuma molto hashish e che vuole essere Beato da vivo spinto da una madre piena di santa ambizione (Lunetta Savino).

A convocarli, in un parlamento che sembra una sorta di circo alla Blade Runner, il sottosegretario simil-Karl Lagerfeld (Fabrizio Bentivoglio) al grido di «avete dalla vostra la scuola del carcere», mentre il presidente del consiglio è un silenzioso Paolo Villaggio. «E’ una grande storia d’amore che mette in scena delle cose che stridono con la morale. Non è un film anti-politico anche se, va detto, che il nostro paese non è un’azienda e ha bisogno di politica vera» spiega Albanese, aggiungendo poi:”il film è anche un grande abbraccio verso questo nostro Paese che amo profondamente». Manco a dirlo che la visione della donna che hanno tutti e tre i politici, interpretati da Albanese, è pessima. Basti questa battuta detta da Cetto a una bella ragazza, ma non troppo appariscente, che si presenta a lui come una disponibile ‘escort’. «Escort? Ma io ho bisogno di un troione». «Non è certo il mio pensiero sulle donne – dice Albanese -. Anzi è proprio per il grande rispetto che ho per loro che rappresento queste mostruosità. È il mio modo di denunciare queste cose. Io non amo Cetto, Olfo e Frengo, fanno parte di una fauna che io odio totalmente».Per Albanese, che non andrà al Festival di Sanremo ospite di Fazio anche per la sua partecipazione al prossimo film di Gianni Amelio “L’intrepido”, la preparazione di un nuovo personaggio: «un lemure un che ha perso tutti i punti fermi e li sta inseguendo. Una condizione in cui si trovano molti italiani».

Tra le frasi cult del film: quella del leghista Olfo che alla domanda se è mai stato all’estero dice: «Mi piace cagare a casa». E quella, infine, di Cetto che imbattendosi in un’avventura con un femminiello, tocca quello che non avrebbe mai pensato di toccare in vita sua e si chiede:”Oltre i venti, ventidue centimetri si può ancora chiamare clitoride?».
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