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Tutti i rivali del presidente, l’ultima fatica letteraria di Giampiero Gramaglia

7 Gen 2012 | Nessun Commento | 1.015 Visite
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Barack_ObamaIl compassato Romney, il “resuscitato” Gringrich, il texano Perry. La mappa dei rivali di Barack Obama alle presidenziali del 2012 è ancora fluida e, a pochi giorni dall’inizio delle primarie, pare che il Grand Old Party non abbia ancora trovato un vero leader. Nel volume “Tutti i rivali del presidente Giampiero Gramaglia, per trent’anni all’ANSA, di cui è stato corrispondente a Bruxelles, Parigi e Washington e poi direttore, traccia i vari scenari possibili a un anno dall’Election Day. Dove – è uno dei refrain del libro – sarà l’economia il vero ago della bilancia per la vittoria finale. Sul fronte conservatore, i repubblicani «appaiono quasi rassegnati a scegliere il proprio sfidante alla Casa Bianca tra personaggi senza carisma» osserva l’autore ricordando come il Gop sembri «divorare i loro potenziali favoriti» e ciò «costituisce un vantaggio» per Obama. Sebbene ancora troppo eterogenea, la gamma dei futuri avversari del presidente potrebbe però rivelare ancora molte sorprese. E allora ecco, in questo ricco manuale alle presidenziali Usa, un identikit degli otto candidati repubblicani ufficiali più tre outsider, tra i quali spicca l’icona del Tea party Sarah Palin: senza di lei «la campagna repubblicana risulterà piùnoiosa e quindi meno seguita dai cittadini» fornendo così «una chance in più per Obama».

Nel volume, terminato alcune settimane prima del passo indietro di Hermain Cain, il re della pizza è descritto già come una stella cadente, punito da gaffe madornali e, soprattutto, dalle imbarazzanti accuse di molestie sessuali. Sul podio dei favoriti, ecco invece Mitt Romney, imprenditore mormone, sposato con 5 figli e uomo-chiave del successo delle Olimpiadi Invernali di Salt Lake City nel 2002. Romney è «il battistrada in quasi tutti i sondaggi. È serio e credibile ma freddo e troppo moderato per appassionare i conservatori “arrabbiati”», spiega Gramaglia. Il governatore del Texas Rick Perry, «evangelico e ultra-conservatore», punta invece, proprio come la meno favorita Michele Bachmann, «sul voto qualunquista» ma ora «sembra già spompato, esposto alla mercè delle sue gaffe». Alle sue spalle, si piazzano un «vecchio arnese» della politica a stelle e strisce come Newt Gringrich, «politico d’esperienza dotato di tenuta sulla distanza», e il ginecologo Ron Paul, considerato «un padrino intellettuale» del Tea Party.

GramagliaMa alla fine, Obama riuscirà a confermarsi alla Casa Bianca? Per Gramaglia – che dedica la seconda parte del libro alle «regole del gioco» del lungo viaggio elettorale e ad alcune curiosità storiche legate al voto – quello del presidente è stato «un mandato ad handicap» nel quale Obama «non ha certo trovato lo slancio della campagna elettorale, deludendo i suoi sostenitori senza, peraltro, soddisfare i suoi oppositori». Mentre in politica estera, l’uccisione di Bin Laden e il ritiro delle truppe dall’Iraq sono certamente delle armi in più per il presidente anche se, «economia, lavoro e società sono in genere in testa ai criteri di scelta degli elettori». Con il fronte del Gop ancora diviso, molto dipenderà dalla congiuntura economica, quindi, in un’America dove il recente movimento degli indignados «ha per protagonisti proprio quei giovani idealisti che nel 2008 avevano fornito supporto e sostegno, entusiasmo e capacità tecnologica, alla campagna di Obama».

Giampiero Gramaglia, “Tutti i rivali del Presidente” (Editori Iinternazionali Riuniti, pp. 255 – 20 euro).

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