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Tumore alla tiroidee, ne parliamo con il dottor Alfredo Procaccini del D’Amore Hospital

27 Mar 2017 | Nessun Commento | 1.020 Visite
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procacciniIl tumore alla tiroide  è una patologia silenziosa, a volte sottovalutata, ma molto diffusa che colpisce in modo particolare le donne. Il tumore alla ghiandola tiroidea è causato dalla crescita anomala di celluleche producono ormoni. La spia per individuare tali patologie è un nodulo sospetto, percepibile al tatto, che necessita di essere controllato.

In base al registro tumori della Regione Puglia, quella alla tiroide è la terza patologia oncologica più diffusa a livello regionale, soprattutto nel sesso femminile.

Ad approfondire tutti gli aspetti di questa patologia,il dottor Alfredo Procaccini, Responsabile della Unità operativa di Chirurgia Tiroidea di D’Amore Hospital.

Dottor Procaccini quali sono le patologie chirurgiche che interessano la tiroide?

“In primis i tumori  maligni che, se adeguatamente trattati, hanno una percentuale molto elevata di guarigione. In particolare quando ci sono fattori di rischio favorevoli quali  istotipi differenziati,  sesso femminile,   età inferiore a 45  anni e superiore a 18  e presenza di noduli di dimensioni non superiori a 1 centimetro. Oltre ai tumori maligni,rientrano nelle patologie chirurgiche della tiroide,le alterazioni di funzione della ghiandola, come l’ipertiroidismo non trattabile con la terapia medica e le formazioni nodulari così voluminose da determinare difficoltà nella respirazione o nella deglutizione”.

Come si fa a capire quando un nodulo della ghiandola tiroidea è “sospetto”?

“Un elemento di estrema importanza è la familiarità., ossia la presenza di casi analoghi nella famiglia di origine. Inoltre,  lo studio ecografico dei noduli con metodiche ecografiche mirate e di estrema precisione, come quelle di cui disponiamo al D’Amore Hospital, permette di individuare noduli anche molto piccoli con  caratteri di sospetto, come ad esempio  margini irregolari ovvero vascolarizzazione patologica all’interno del nodulo. La fase successiva è curata dal citologo che procede a pungere i noduli in modo ecoguidato e ne stabilisce la natura .

La citologia consente di  classificare i noduli in 4 categorie in base alle caratteristiche delle cellule. Le categorie vanno dai casi di benignità accertata alla malignità manifesta,  ma esistono anche casi indeterminati in cui la diagnosi citologica appare incerta.  In queste situazioni, il paziente presso il nostro ospedale viene preso in carico da uno staff multidisciplinare costituito da chirurgo, citologo, radiologo ed endocrinologo che discutono e tracciano il percorso clinico più adeguato.

d'amoreLe metodiche chirurgiche per il tumore alla tiroide sono oggi sempre meno invasive. Quali sono i vantaggi?

“La nostra equipe, costituita anche dal Dr. Santino Ferrara con la collaborazione  del responsabile del reparto di chirurgia generale,  Dr. Alessandro Presta, si avvale di una metodica operatoria a cielo aperto con incisioni di  minima entità e con utilizzo di due presidi chirurgici all’avanguardia: bisturi ad ultrasuoni e monitoraggio intraoperatorio del nervo ricorrente mediante una apparecchiatura in uso routinario nella chirurgia della ghiandola parotide per il monitoraggio intraoperatorio del nervo facciale.

Perché viene utilizzato il bisturi ad ultrasuoni?

“Il bisturi di nuova concezione consente di minimizzare il trauma dell’operazione riducendo il dolore post-operatoria. Grazie all’impiego di questo strumento i vasi si coagulano con una temperatura inferiore a quella normalmente ottenuta dagli elettrocoagulatori classici e quindi si limitano al massimo le complicanze principali della chirurgia tiroidea, prime fra tutte la lesione del nervo ricorrente , evento che determina disfonia importante, ossia un abbassamento della voce , ed il danno alle ghiandole paratiroidi che causa una alterazione al metabolismo del calcio e del fosforo.

Cosa si intende per monitoraggio intraoperatorio del nervo ricorrente?

“In casi complessi dal punto di vista anatomico o inre interventi si ricorre a questo protocollo chirurgico  che permette di tenere sotto controllo la funzione del nervo ricorrente attraverso l’ utilizzo di un tubo anestetico provvisto di un elettrodo  che si pone tra le due corde vocali: quando si tocca il nervo  le corde si contraggono, questa contrazione viene percepita dell’elettrodo e trasmessa al monitor che lasegnala mediante un avvisatore acustico e visivo. Serve, dunque, a monitorare la posizione e la funzione del nervo, e quindi proteggerlo, nel corso dell’operazione. Analogo al monitoraggio del nervo facciale che si applica nella chirurgia della ghiandola parotide, spesso affetta da patologie maligne  e benigne che comportano l’asportazione della ghiandola stessa. All’interno della ghiandola passa il nervo facciale che innerva  tutti i muscoli mimici del viso, il cui danno potrebbe comportare danni estetici o funzionali anche permanenti. Il monitoraggio è fondamentale per preservare questa importante struttura nervosa”.

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