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The subjecter, Thomas Hirschhorn grida il muto dolore dell’uomo

9 Lug 2010 | Nessun Commento | 3.703 Visite
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subjecterFermo, immobile, consapevole della propria condizione, THE SUBJECTER è il manichino torturato da una moltitudine di chiodi e viti. Grida muto dolore ed è impassibile nella sua calma solennità. The Subjecter è l’ultima creazione di THOMAS HIRSCHHORN ed è mostra alla Galerie Susanna Kulli a Zurigo fino al 17 luglio 2010.La superficie liscia e candida del manichino è in antitetico contrasto con i chiodi e le viti conficcati nel suo corpo, la purezza e la perfezione scultorea sono solo intraviste e appena accennate; i chiodi ne mutano la forma e soffocano il nucleo sotto una coltre densa, fitta e stridente.L’autore, Thomas Hirschhorn, nato nel 1957 in Svizzera, denuncia l’importanza dell’impatto dell’opera proprio attraverso la superficie ed afferma che The Subjecter è stato creato come una versione povera e contemporanea di qualcuno o qualcosa che subisce al posto di un altro, una specie di feticcio. Altre interpretazione sono ritenute possibili dal padre dell’opera, infatti egli ha sempre provato ad essere preciso nelle sue rappresentazioni ed allo stesso tempo di lasciare un’apertura interpretativa nel suo lavoro.“Per me l’obiettivo nell’arte non è la comprensione, ma fornire materiale su cui riflettere.La riflessione è un’attività. Mi interessa il ‘troppo’, fare troppo, dare troppo, mettere troppa fatica in qualcosa. Considero lo spreco come uno strumento o un’arma.Con i miei lavori cerco di essere assolutamente chiaro e preciso. L’arte è un’affermazione di eccessi e devo rischiare la trasgressione per dare forma a questo eccesso. Devo essere preciso ed eccessivo allo stesso tempo. Voglio affermare e dare forma. Dare forma non significa fare forma. Voglio rispondere alla domanda: quale è la mia posizione? Voglio farlo con e attraverso i miei lavori”. Questi sono i principi fondamentali descritti dall’artista stesso che muovono le azioni creative di Hirschhorn.E’ interessante il rapporto dell’autore con la filosofia, materia prima nelle sue creazioni. Testi prediletti da Hirschhorn sono gli scritti del filosofo contemporaneo Marcus Steinweg, testi che taglia, riduce e dai quali estrae per tirare fuori molte delle sue opere. Hischhorn ama le filosofie della fede, la purezza, il potere, la crudeltà e la tristezza della filosofia di Spinosa, Nietzsche, Bataille, Deleuze, Foucault. Asserisce di non capire la filosofia di Foucault e di non pensare di dover comprendere la filosofia in generale: “Non sono uno specialista o un teorico, ma voglio confrontare, lottare ed essere influenzato dalla filosofia in generale ed adoro il rifiuto di foucault di parlare per gli altri”.Sulle opere di Hirschhorn le opinioni si dividono in quanto le opere bene si prestano a più interpretazioni, spinte dagli eccessi e dalle reiterazioni di cui sono  pregne.
thomas_hirschhorn“I miei lavori non possono evitare incomprensioni, fraintendimenti o disattenzioni. Devo accettarlo e lavorare con questa consapevolezza. Non posso lamentarmi. Voglio giudicare e voglio che i miei lavori siano giudicati.Non escludo che i miei lavori possano fallire, ma questa per me non è un’ossessione. Mi interessa l’energia e non la qualità. La scelta dei miei materiali semplici e comuni, spesso criticata, è una scelta politica perché voglio lavorare per un pubblico non-esclusivo”.L’artista iniziò a lavorare nel 1980 come grafico nel GRAPUS, gruppo di designer e grafici. Il gruppo mostrava le proprie creazioni liberamente, in strada, attraverso il linguaggio pubblicitario. Ad un certo punto Hirchhorn si staccò dal gruppo per dar vita ad installazioni fatte di materiali poveri, come il cartone, il nastro adesivo e la plastica. Nel 2001 ha ricevuto il premio MARCEL DUCHAMP e nel 2004 il premio JOSEPH BUYES. Spesso le sue installazioni si trovano fuori dalle gallerie mosse dal desiderio di essere interattive e di dialogare con il pubblico comune.Sue opere si trovano presso la Tate Moderm Gallery di Londra, il MOMA di New York ed il Walzer Art Center di Minneapolis. Speriamo di poterlo presto vedere anche in Italia.

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