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         Direttore responsabile: Michele Traversa
Donna oggetto… politico: ultima frontiera dello sfruttamento sessuale.

21 Apr 2008 | Nessun Commento | 5.062 Visite
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Donna Oggetto

 Ed ecco che lo sfruttamento della donna giunge ad un nuovo, non esaltante, traguardo! La donna, prima oggetto, poi quasi emancipata, diviene in un’ultima istanza “oggetto politico”.
I casi di cronaca recenti, riportano notizie aberranti su violenze subite dalle donne nelle nostre città, trasmesse a tambur battente dai media, l’una dopo l’altra, come se si compissero solo in questi giorni e tutte negli angoli bui delle grandi città come Roma, guarda caso interessata dalle ultime fasi di una già non edificante campagna elettorale. “C’è bisogno di più sicurezza, c’è bisogno di più rigore, ordine e certezza della pena”, gridano dalla tv i politici.
Le soluzioni, infatti, al problema per questi “esperti” della materia, sembrano essere: mettere un poliziotto ad ogni angolo, garantire la severa punizione a chi esercita tale volenza e preventivamente bandire i gruppi sociali (di etnia rom per lo più) ritenuti più idonei ad ospitare gli autori di tali atti esecrabili. Rendere in questi termini la questione, ovvero ridurla alla sola mancanza di sicurezza per le strade, è un atto di politica spicciola oltre che un indignante uso strumentale della sofferenza altrui.

Ad esempio, assicurare alla giustizia rigorosamente gli autori di questi misfatti non tiene conto del fatto che la donna violentata subisca un’onta che nessuna condanna penale può mai cancellare, una macchia sull’anima pesante ed avvilente. Prevenire, poi, con i soli metodi dettati dalla cultura dell’ordine, oltre che apparire impraticabile, sottende una logica di ingiustizia ed intolleranza; è difatti impossibile pretendere di controllare ogni luogo del territorio con il solo uso della polizia, senza peraltro prendere in considerazione l’ipotesi di riqualificare le periferie degradate della nostre metropoli, vere e proprie discariche sociali.
In ogni caso, la strumentalizazione politica del problema, non tiene conto volutamente della vera natura del problema e della sua realtà. Ed è questa che vogliamo proporre in breve.

Secondo una ricerca Istat sono 6 milioni 743 mila le donne da 16 a 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita. 5 milioni di donne hanno subito violenze sessuali (23,7%), 3 milioni 961 mila violenze fisiche (18,8%). Circa 1 milione di donne ha subito stupri o tentati stupri (4,8%).
Analizzando i diversi autori della violenza emerge che il rischio di subire uno stupro piuttosto che un tentativo di stupro è tanto più elevato quanto più è stretta la relazione tra autore e vittima. I Partner, attuali ed ex, sono responsabili della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica rilevate e di alcuni tipi di violenza sessuale come lo stupro nonché i rapporti sessuali non desiderati, ma subiti per paura delle conseguenze.
Al primo posto si collocano gli ex mariti/ex conviventi (22,4%), seguiti dagli ex fidanzati (13,7%), dai mariti o conviventi attuali (7,5%) e infine dai fidanzati attuali (5,9%). A questi si aggiungono conoscenti, persone conosciute sui luoghi di lavoro, nelle palestre, nei ritrovi sociali.
Il 14,3% delle donne con un rapporto di coppia attuale o precedente ha subito almeno una violenza fisica o sessuale dal partner, se si considerano solo le donne con un ex partner la percentuale arriva al 17,3%. Il 24,7% delle donne ha subito violenze da un altro uomo, per la maggior parte, comunque conosciuto.
A tutto ciò si aggiunge la violenza psicologica:  Sono 7 milioni 134 mila le donne  violentate psicologicamente. Le forme più diffuse sono l’isolamento o il tentativo di isolamento (46,7%), il controllo (40,7%), la violenza economica (30,7%) e la svalorizzazione (23,8%), seguono le intimidazioni nel 7,8% dei casi.
Infine consideriamo che, 1 milione 400 mila donne hanno subito violenza sessuale prima dei 16 anni, il 6,6% del totale. Solo nel 24,8% la violenza è stata ad opera di uno sconosciuto. Un quarto delle donne ha segnalato un conoscente (24,7%), un altro quarto un parente (23,8%), il 9,7% un amico di famiglia, il 5,3% un amico della donna. Tra i parenti gli autori più frequenti sono stati gli zii. Il silenzio è stato la risposta maggioritaria. Il 53% delle donne ha dichiarato di non aver parlato con nessuno dell’accaduto.
Appare disarmante, alla luce di questi dati, che la violenza sulle donne non può avere soluzioni solo attinenti all’ordine pubblico, soprattutto in una società in cui persiste forte e difficilmente scardinabile la cultura della donna come oggetto delle frustrazioni sessuali degli uomini, della loro smania di potere, del desiderio di affermare una superiorità soltanto teorica. Dobbiamo prendere atto che in una società avanzata come la nostra, nonostante la sbandierata ugualianza tra i sessi, esiste una vasta fascia di popolazione (di certo la maggioranza e purtroppo non solo di uomni -basta infatti digitare la parola  donna oggetto su google immagini per accorgersene-) trasversale alle classi sociali che considera la donna come un oggetto. Di conseguenza non fanno eccezione i nostri rappresentanti politici, che negli ultimi giorni, hanno dato un nuovo senso allo sfruttamento della donna, ora anche oggetto politico.

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