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Teatro Kismet: torna la compagnia della Fortezza con “Hamlice_saggio sulla fine di una civiltà”

28 Ott 2013 | Nessun Commento | 1.314 Visite
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fortezzaAd aprire la stagione 2013/2014 del Teatro Kismet Opera è tornata a Bari dopo otto anni di assenza la Compagnia della Fortezza di Volterra, nata all’interno del super carcere della cittadina toscana e diretta da Armando Punzo. Tappa esclusiva al Sud Italia la Fortezza è stata palco del Teatro Kismet OperA di Bari con lo spettacolo “Hamlice_saggio sulla fine di una civiltà”, sabato 26 e ieri, domenica 27.
Venticinque anni fa Armando Punzo ha concepito e battezzato una rivoluzione culturale e sociale: trasformare il carcere in luogo di cultura, ed ancora oggi la cavalca senza scendere a patti o a compromessi. Il carcere di Volterra è rimasto la sua casa, per quello che è un esilio volontario, un ergastolo voluto, una scelta di vita. Con tutte le sue energie, sta oggi lavorando per realizzare un sogno: creare il primo Teatro Stabile in un Carcere. Sogno e necessità, provocazione e lucida follia, concretizzazione di un’altra impossibilità: quello che da sempre ha segnato la storia di Armando Punzo e della Compagnia della Fortezza. E tra sogno e follia, l’enorme Compagnia della Fortezza composta da oltre 45 detenuti attori, fra i quali spicca l’attore Grand Prix a Cannes nonché Nastro d’Argento Aniello Arena (straordinario interprete di “Reality” di Matteo Garrone),continua oggi a realizzare splendidi e innovativi spettacoli proprio come ‘Hamlice’.
”Da Amleto ad Alice nel Paese delle meraviglie, dalla tragedia del potere nel chiuso di un palazzo all’anarchia di Carroll, al suo mondo alla rovescia e ancora oltre, in un viaggio di cui non si conosce la fine. La trasformazione è la possibilità di sottrarsi al proprio ruolo definito per sempre. L’origine è nella realtà di questa compagnia che come un doppio sotterraneo offre una riflessione quotidiana su questo tema. E’ come se lo spirito dei personaggi di Shakespeare potesse sottrarsi alla propria funzione sociale. Come spiriti pensanti, in perenne trasformazione, attraversano libri di altri autori, allontanandosi da quello che li conteneva come una prigione di ruoli immutabili. Quello che per altri è teatro per noi, per questi spiriti liberi, è vita negata. Cercano altre parole, altre azioni, un’altra possibilità, forse ancora non prevista, nemmeno ancora immaginata. “L’Essere inerme”, il non ancora nato, il non ancora definito…
fortezza1C’è un laghetto poco lontano da qui, nelle giornate luminose calme e senza vento riflette con infinita meraviglia la natura che si affaccia sulle sue rive, un’immagine doppia, appena velata, lontana da quella reale, eppure così fedele, ma cosa accade quando si solleva il vento e nulla è più in equilibrio… lo specchio s’infrange e della serena e rassicurante immagine si perdono i contorni ed emerge una rivolta degli elementi…”
Queste le parole di Armando Punzo per spiegare Hamlice, parole che subito ci fanno entrare nel nucleo surreale e mistico dello spettacolo, una esperienza indimenticabile dove si fondono l’Ameleto ed Alice nel Paese delle Meraviglie con estrema leggiadria e naturalezza. Così l’opera shakspeariana che si consuma all’interno delle mura di un castello si fonde con il testo Carroll, che è il massimo dell’anarchia, che racconta di un mondo fanatastico dove nulla smbra avere senso.
Per tutta rappresentazione si percepisce questo senso di trasformazione come possibilità di fuggire al proprio ruolo ben dfinito; Hamlice diventa dunque un modo per fuggire all’idea di teatro inteso come specchio della realtà.

Così il mutamento è fondamentale: davanti agli spettatori, la scena appariva in continua definizione e trasformazione e così il senso dello spettacolo, passando dal mondo tetro del prinicipe della Danimarca a quello surreale del Bianconiglio. Gli eventi accadevano contemporaneamente; la scenografia in continua evoluzione si muoveva al ritmo di musicia, ogni personaggio solcava il palco raccontando una storia individuale che ben si fondeva con tutto. Perciò, tra gli spettatori, disorientati, erano costretti ad inseguire i surreali personaggi tentando di capire dove si spostava l’azione negli immensi e suggestivi spazi.
Il tutto, infine, supportato dalle musiche eseguite dal vivo da Andrea Salvadori e dalla pittura dal vivo di Enrico Pantani.

Hamlice_saggio sulla fine di una civiltà è avvolgente e travolgente allo stesso tempo, da vedere, da ascoltare, da vivere.

drammaturgia e regia di Armando Punzo
con i detenuti-attori della Compagnia della Fortezza
Aniello Arena, Giuseppe Calarese, Abderrahim El Boustani,
Alban Filipi, Gianluca Matera,Massimiliano Mazzoni,
Rosario Saiello, Danilo Schina, Massimo Terracciano, Giuseppe Venuto
e Gennaro Buonomo, Placido Calogero, Gillo Conti Bernini, Francesco Felici, Marco Mario Gino Eugenio Marzi, Francesco Nappi,
Edoardo Nardin, Guido Nardin, Roberto Raspollini e Umberto Vittozzi
e con Stefano Cenci e la partecipazione straordinaria di Maurizio Rippa

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