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TatIndie, stasera il post-punk dei ‘Be Forest’

19 Apr 2012 | Nessun Commento | 781 Visite
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be forestIl fenomeno Be Forest, dal buio della foresta la luce della nuova gioventù sonica.

Hanno incantato gli addetti ai lavori più esigenti e buongustai, i Be Forest da Pesaro sono tre ventenni pesaresi per cui la Rete impazzisce e di cui narra meraviglie. Il loro primo album ‘Cold’ ha un nobile background: il post-punk più cupo, gli shoegazer più duri e le atmosfere più eteree, in virtù di cascate di effetti flanger e delay. A far da padroni, poi, i sontuosi riverberi che appaiono già un marchio di fabbrica del trio. Una voce femminile delicata e malinconica in stile Liz Fraser, priva di vocalizzi però, dona infine quel tocco magico per un prodotto tra i più eccellenti nel panorama della musica indipendente oggi in Italia. I Be Forest si esibiranno oggi per il quarto appuntamento della rassegna musicale TatIndie, ideata da Fermenti Divi in collaborazione con Tatì Risto Art, Controradio e Gimma Jazz Cafè, presso la nuova location per concerti di GarageSound, a Bari in via Mauro Amoruso 62/7B, di fronte al Windigo Pub. Lsd Magazine li ha incontrati per una breve intervista esclusiva prima del concerto di stasera.

Ormai siamo abituati a tutto, ma Be Forest è un nome decisamente curioso. Come lo avete scelto?
La storia del nome è molto semplice; è nato in sala prove nel tentativo di racchiudere in un nome ciò che sentivamo potesse interpretare il nostro immaginario comune.

Il vostro primo disco, Cold, ha ricevuto grandi elogi da parte della critica: ve lo aspettavate? E che risposta state ottenendo dal pubblico durante le esibizioni live?
Ne siamo molto felici,sinceramente ci speravamo tanto e non sappiamo neanche dirti che cosa ci saremmo aspettati in realtà ma ciò che abbiamo ottenuto dopo l’uscita di cold è stato meraviglioso. Il pubblico è vasto ed interessato,diciamo che non ci si può lamentare.

Venite da Pesaro, patria di altri gruppi acclamati come anche gli Young Wrists, poi scioltisi quando Maria Antonietta ha deciso di dedicarsi alla carriera solista, o i Soviet Soviet. Com’è la scena musicale della città? E ci sono dei tratti che vi accomunano?
La scena musicale pesarese è sempre stata molto attiva.
Ci sono sempre stati gruppi di diverso genere accomunati dalla voglia di fare qualcosa per  spezzare la solita routine che  offre una piccola città,con la voglia di farsi sentire e di provarci.

È indubbia l’influenza esercitata della darkwave e della new wave sulle vostre canzoni. Come mai la musica degli anni ’80 ha un così grande ascendente su musicisti che magari in quegli anni non erano ancora nati?
Parlando sinceramente,questa domanda ci è stata già posta in diverse occasioni.
Non ci siamo incontrati in sala prove dicendo “ora facciamo musica che richiami i Cure” oppure “chiamiamoci Be Forest” per fare loro un tributo. E’ nato tutto da sé, le sonorità gli arrangiamenti le voci.
All’inizio venivamo paragonati a gruppi anni ottanta e per mia grande ignoranza mi rendevo conto di non conoscerne nemmeno uno. Non so dare una spiegazione su questo ma sta di fatto che è così.

Che progetti avete per il futuro? Sperate di poter vivere di musica o questa per voi è solo una piacevole parentesi?
Quello che maggiormente ci preme, ora come ora, è di chiuderci in sala prove e continuare a lavorare sul nuovo album.
Naturalmente crediamo fortemente in quello che facciamo e l’idea di poter vivere facendo ciò che amiamo sarebbe un sogno, siamo consapevoli che per arrivare a questo bisogna fare una lunga gavetta…

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