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Tano Grasso. Il presidente dell’associazione antiracket si racconta

20 Ott 2012 | 2 Commenti | 4.348 Visite
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Tano GrassoLSDmagazine ha incontrato l’onorevole Tano Grasso nella sede dell’ufficio antiracket di Napoli. Laureato in filosofia all’università di Firenze, è stato il presidente della prima associazione italiana antiracket costituita a Capo d’Orlando in Sicilia nel 1990. Fondatore e presidente onorario della FAI (Federazione antiracket italiana) è stato deputato e componente della commissione parlamentare antimafia dal 1992 al 1996. Fra le sue numerose pubblicazioni si segnalano: “Contro il racket, come opporsi al ricatto mafioso” edito da Laterza nel 1992 e “Ladri di vita, storie di strozzini e disperati” edito da Baldini&Castoldi nel 1996. E’ di quest’anno invece il suo ultimo saggio scritto con Nino Daniele e Antonio Di Florio dal titolo “La camorra e l’antiracket” edito da Felici.

Dottor Grasso Lei ha guidato la rivolta di Capo d’Orlando nel 1990 e 1991. La sua lotta al racket ed il suo grande progetto sono partiti in quella occasione?

Ma naturalmente come avviene in questi casi partimmo per puro caso perché quando nacque la rivolta di Capo d’Orlando c’era soltanto il tentativo di un gruppo di persone di opporsi ai propri estorsori. Il progetto nacque dopo, quando nelle settimane successive all’uccisione di Libero Grassi, capimmo che la nostra sicurezza sarebbe dipesa dalla nascita di un’associazione e da quel momento è partito il mio giro per l’Italia.

Ci può descrivere cosa è accaduto in questi anni e come è cambiata la mentalità dell’imprenditore nei confronti del racket ?

In questi anni è accaduta una cosa assai importante e cioè si è dimostrato sul campo che questo modello sperimentato 22 anni fa a Capo d’Orlando e cioè il modello dell’associazionismo risponde ad un problema preciso: quello della sicurezza delle persone. Con l’associazione, infatti, c’è un prima ed un dopo. Chi denuncia si trova in una posizione di sicurezza perché viene sottratto alla solitudine e non è più oggetto di rappresaglia come purtroppo successe a Libero Grassi solo ed isolato a Palermo. Negli anni ’90 l’imprenditore si nascondeva dietro l’estorsione ora invece il commerciante si pone il problema del pizzo e sono in tanti a non pagare.

Lei ritiene che Falcone e Borsellino abbiano davvero cambiato le coscienze sociali del paese?

Intanto hanno cambiato la lotta alla mafia e questa è una cosa non da poco. Con la nascita del pool la lotta contro la mafia cambia in maniera forte rispetto al passato. E per la prima volta si ebbe un contrasto sociale e giudiziario efficace. La prima condanna ai mafiosi si ottiene con il maxiprocesso e questo è l’elemento di svolta. Falcone e Borsellino introducono l’aspetto strategico per combattere la mafia e questo è il loro grande contributo che ci hanno dato questi due grandi personaggi. Poi è chiaro che così facendo hanno cambiato le coscienze sociali diventando un punto di riferimento soprattutto per i più giovani.

Tano GrassoIn quale regione italiana Lei ha avuto più difficoltà a lavorare con l’associazione antiracket?

Non solo ho avuto ma ancora oggi ho grosse difficoltà a far nascere le associazioni in Calabria. In questa terra bellissima ci sono ancora problemi a smuovere le coscienze.

Lei disse qualche tempo fa che se i clan escono allo scoperto è più facile per le forze dell’ordine colpirli. Ci può spiegare cosa significa?

Quando i clan escono allo scoperto vuol dire che hanno bisogno di uscire allo scoperto. Ciò vuol dire che se c’è un attentato dinamitardo significa che i commercianti stanno facendo resistenza e questo è un segnale positivo. Un episodio violento può capitare anche se ai clan non viene riconosciuto il loro potere sul territorio e quindi solo se escono allo scoperto sarà molto più semplice per le forze dell’ordine fermarli. Sa quale è stata la cosa che più mi ha impressionato in questi anni ? Che a Palermo per dieci-quindici anni non c’è stato un solo attentato, ciò non vuol dire che il racket non esisteva, ma quel silenzio mi fece capire che tutti a Palermo pagavano il pizzo.

La legge numero 44 del febbraio 1999 è stata attuata proprio per sostenere le vittime di estorsioni. Può fare proprio un appello per quei commercianti che ancora hanno timore a denunciare?

Guardi le rispondo con un esempio preciso. La settimana scorsa (11 ottobre n.d.r.), sono stato a Vieste con il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri per inaugurare un ristorante che un anno fa era stato letteralmente raso al suolo. Cosa abbiamo dimostrato a Vieste ? Che quell’attentato per chi lo ha fatto si è rivelato un vero boomerang e cioè gli è ritornato indietro sulla propria testa. I commercianti non devono aver paura di denunciare il racket, perchè oggi più di ieri lo stato è al loro fianco. Se subisci una ritorsione o un attentato lo stato risarcisce la vittima e quindi è tutto più semplice.

Quale è stato l’episodio che in questi anni Lei ricorda con più tristezza?

Ma sicuramente quello dell’uccisione di Giovanni Panunzio avvenuto a Foggia il 6 novembre del 1992. E quest’anno ricorre il ventennale di quel triste episodio. Noi venerdì 19 ottobre proprio a Portici inaugureremo una nuova associazione dedicata alla sua memoria. Ma la cosa ancora più triste che ricordo di quell’episodio fu che al funerale non vidi nessuna carica istituzionale. Quella forse fu la cosa più triste.

Dott. Grasso La ringrazio a nome mio personale ed a nome del mio direttore Michele Traversa per averci concesso questa intervista.

Grazie a lei e rivolgo un ultimo appello ai commercianti: non abbiate paura di denunciare perchè lo stato è al vostro fianco.

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