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Sulle tracce di Enea: per la prima volta la leggenda si presenta al pubblico a Lavinium

6 Gen 2017 | Nessun Commento | 1.267 Visite
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eErano gli anni ‘50 quando uno scavo, inizialmente di pronto intervento, a 700 metri a sud dal Borgo di Pratica di mare, alle porte di Roma, rivelò una sorpresa principesca: un tumulo di 18 metri di diametro, circondato da oltre 60 preziosi vasi, armi, oggetti in argento, bronzo e ferro, tutti databili VII secolo a.C. . Una sepoltura e un luogo sacro, intuirono subito gli esperti, ma di un personaggio che doveva essere degno dell’ammirazione e del ricordo di un’intera comunità.

Ci sono voluti decenni di studi e scavi, ma è da qui che riparte oggi la leggenda di Enea, l’eroe cantato da Virgilio, e del suo mitico Heroon (la monumentale sepoltura che gli antichi dedicavano solo agli eroi), che finalmente dal 7 gennaio si mostra al pubblico con l’apertura dell’Area archeologica dell’antica Lavinium, la città fondata dagli esuli troiani citata anche da Simmarco, Timeo e Licofrone.

Ma torniamo un passo indietro. Se tradizione vuole che Enea, fuggendo da Troia in fiamme con il padre Anchise sulle spalle, sia approdato proprio su questa parte della costa laziale, fondando la stirpe romana, è ai versi di Dionigi di Alicarnasso, storico dell’età di Augusto, che dovettero subito pensare gli archeologi Ferdinando Castagnoli, direttore dell’Istituto di Topografia de La Sapienza, e Lucos Cozza, davanti a quel tumulo, ormai 60 anni fa. Alle loro ricerche si deve la scoperta della storica Lavinium, quando tra il ‘55 e il ‘56 misero in luce complessi sacri, necropoli, case e strutture pubbliche. La vita qui, dicono i resti, raggiunse la massima espansione nel VI secolo, con i santuari come quello dedicato a Minerva ricolmi di preziosissime statue. Ma Enea? Proprio “non lontano dae2 Lavinium”, scrive Dionigi raccontando lo scontro finale tra l’eroe e Mezenzio, “non essendo visibile in alcun luogo il corpo di Enea, alcuni ne dedussero che fosse stato trasportato tra gli dei, altri che fosse perito nel fiume. E i Latini gli costruiscono un heròon (…) un tumulo non grande ed intorno ad esso alberi allineati degni di vista”.

Oggi il sacro Heroon di Enea, con le sue Tredici Are poste a guardia e quei tratti vagamente orientalizzanti, si ritrova incastonato all’interno dell’oasi naturalistica della tenuta agricola dei Principi Borghese. Per la prima volta è visitabile grazie a un accordo tra il Comune di Pomezia e la Soprintendenza per l’Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, provincia di Viterbo ed Etruria Meridionale (e donazioni di sponsor privati), che ha riunito in un unico percorso la visita al Museo Lavinium e al sito archeologico. Si possono così ammirare “le strutture dei XIII monumentali altari di tufo, un tempo rossi, eretti tra il VI e il IV secolo a.C. – racconta la Soprintendente Alfonsina Russo -. Accanto, l’edificio delle cerimonie e i resti di due fornaci dedicate alla produzione di oggetti votivi formano un Santuario arcaico che riporta i visitatori all’atmosfera e alla pratica del culto di una fase remota, di poco successiva alla fondazione di Roma. Gli scavi più recenti poi – aggiunge – hanno rivelato un quattordicesimo altare, oggi restaurato e inserito nel nuovo percorso di visita”.

Il viaggio a ritroso nel tempo prosegue ancora nelle sale del Museo, dove, con tanto di percorso multimediale, è possibile scoprire il corredo di statue votive, ceramiche attiche, bronzetti e materiali del culto, perfettamente conservati, che impreziosivano la tomba di Enea e le Tredici Are.

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