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Storie di film e dintorni. Parte XXIV: dalla “Riforma Agraria” a “La famiglia Passaguai”

30 Ott 2016 | Nessun Commento | 854 Visite
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nmNuovo episodio della rubrica domenicale sul cinema a cura di Nicola Mascellaro. A che punto si era interrotto il racconto la scorsa settimana?

Eravamo rimasti alla famiglia di Vincenzo Bartolomeo che si recava a Torre Alemanna per vedere se veramente gli avrebbero assegnato un pezzo di terra. Alle otto su un camioncino sgangherato arriva una squadra di carpentieri ed elettricisti. I primi apprestano alla meglio un lungo tavolo con quattro assi di legno per formare un palco, gli elettricisti piazzano gli altoparlanti sui pali della luce e il microfono sul palco. Alle nove in punto, un’auto scura con a bordo il nuovo ministro dell’Agricoltura, Amintore Fanfani, è seguito da un notaro e un messo del ministero. Tutti e tre salgono sull’improvvisato palco e mentre il ministro si avvicina al microfono, il messo tira fuori da una voluminosa cartella un pacco di buste singolarmente legate da un nastro tricolore. Poi, un fischio assordante seguito da quattro cinque scariche elettriche, ed ecco la voce limpida e chiara del ministro che chiama: Vincenzo Di Bartolomeo fu Francesco da Cerignola si faccia avanti!

Nell’udire il suo nome, Vincenzo ha un attimo di smarrimento, prende coraggio, chiede permesso, la calca si apre, sembra una processione: lo seguono in undici. Arrivato di fronte al palco Vincenzo si toglie la coppola, il notaro gli offre una delle buste, e il ministro gli dice: Vincenzo Di Bartolomeo, da oggi, questa terra è tua! Dunque era vero! Vincenzo non si raccapezza più. Fanfani gli porge la mano ma il nuovo ‘proprietario terriero’ le ha entrambe occupate, in una c’è la busta, nell’altra la coppola. Nella confusione creata da un interminabile scroscio di applausi, Vincenzo ha un attimo di lucidità: si ficca la coppola sotto l’ascella, passa la preziosa busta dalla mano destra alla sinistra e porge la mano libera e callosa alla piccola e delicata mano del ministro. Tranne le lacrime che gli arrossano gli occhi, Vincenzo non ha altre manifestazioni.

Comincia così in Puglia la tanto attesa Riforma Agraria. Torniamo alla finzione cinematografica.nm2

Un altro film hollywoodiano di buon livello artistico è Un posto al sole diretto da George Stevens e interpretato dall’ancora acerba Liz Taylor, dall’ombroso Montgomery Clift e dalla brava Shelley Winters, dalla vigilia di Natale al cinema Impero.

Il film è tratto dal voluminoso romanzo di Theodore Dreiser, Una tragedia americana e narra di un arrampicatore sociale disposto anche all’omicidio pur di sottrarsi ad una vita grama, insoddisfacente, povera. Ma quando si presenta l’occasione, se ne pente. La presunta vittima, infatti, muore durante una gita in barca con il protagonista, ma per un incidente. Arrestato e processato il presunto omicida ‘accetta’ la condanna a morte inflittagli per espiare la colpa di aver pensato all’omicidio. Un film noir, ambiguo, inquietate ma valorizzato dalla figura di Montgomery Clift che, grazie alla sua inimitabile capacità di saper esprimere umori contrastanti, riesce a dare spessore al personaggio e al film che nel marzo del 1952 si aggiudica 6 premi Oscar nessuno dei quali ai protagonisti. Grande successo di pubblico negli Stati Uniti, ancora grazie alla magnetica figura di Clift, un po’ meno in Italia che dieci anni dopo la televisione italiana ripropone la stessa storia in uno sceneggiato di sette puntate con il titolo originale del romanzo Una tragedia americana interpretato da Warner Bentivegna, Giuliana Lojodice, Virna Lisi, Lilla Brignone e dall’indimenticabile Alberto Lupo nella parte dell’odioso procuratore che farà condannare il presunto omicida.

nm3Gli ultimi giorni dell’anno sono all’insegna del buonumore e della comicità con la commedia popolare italiana e americana, e con l’immancabile appuntamento con i cartoni animati, per grandi e piccini, della Disney: Alice nel paese della meraviglie al cinema Umberto già dal 20 dicembre. Il 21 il Margherita proietta la brillante commedia della MGM La duchessa dell’Idaho con la nuova coppia del musical hollywoodiano Esther Williams, la regina delle commedie ‘acquatiche’ e il bravo e lentigginoso Van Johnson.

Dopo Natale, dal 27, il cinema Umberto toglie il cartone animato per l’insulso O.K. Nerone e il Galleria sostituisce un vecchio western con Anema e Core, al quale si è già accennato. Il cinema Oriente e l’Impero, dal 28 il primo e dal 31 il secondo, proiettano due dei migliori film comici italiani del 1951: La famiglia Passaguai di e con Aldo Fabrizi, e Guardie e ladri di Stefano Vanzina e Mario Monicelli con Totò e Aldo Fabrizi.

Nel corso del 1951 Aldo Fabrizi ha partecipato o interpretato cinque film, l’ultimo, La famiglia Passaguai lo ha sceneggiato, prodotto, diretto e interpretato. La distribuzione l’ha poi affidata alla RKO che ci ha guadagnato più di tutti. Dopo le sfortunate esperienze quale regista di altre due pellicole, al terzo tentativo Fabrizi ha fatto centro: La famiglia Passaguai ha avuto un enorme successo di pubblico “lo abbiamo realizzato in 29 giorni – dirà il tecnico della fotografia Mario Bava – e ci siamo divertiti da matti”. Il film è più che comico, è esilarante e Fabrizi non si è inventato nulla, ha semplicemente messo sulla pellicola se stesso insieme ad una presunta, normale famiglia romana, in una altrettanto normale domenica ‘fuori porta’, un giorno d’agosto al mare di Fiumicino.

 

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