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Storie di film e dintorni. Parte XIX: il primo e ultimo film di Curzio Malaparte massacrato dalla critica

26 Giu 2016 | Nessun Commento | 821 Visite
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19aLa rubrica “Storie di film e dintorni” volge verso la pausa estiva. Oggi l’ultimo episodio del racconto sulla settima arte a cura di Nicola Mascellaro che riprenderà a partire dal prossimo 2 ottobre. Intanto, dove ci eravamo lasciati la scorsa domenica?

L’estate è anche il festival degli avanzi di magazzino, come Tovarich del 1937; La pattuglia dei senza paura del 1935; Anna Karenina dello stesso anno con la ‘divina’ Greta Garbo; La foresta pietrificata, con Bette Davis ed Humphrey Bogart del 1936; Le avventure di Marco Polo del 1938 con un giovane Gary Cooper o ancora Le sei mogli di Enrico VIII del 1933 così adatto al corpulento Charles Laughton che, impersonato con memorabile efficacia, l’anno successivo è premiato con l’Oscar quale miglior attore. Infine Shanghai Express addirittura del 1932 con Marlene Dietrich. Tutti regolarmente proiettati nei cinema di prima visione insieme a due pellicole provenienti da nuovi mercati: Sirena dalla Cecoslovacchia e Insidia gialla dalla Cina.

Tovarich e una commedia sui generis scritta da un francese e realizzato dal cinema19b americano, diretto da Anatole Litvak, regista d’origine Ucraina, e interpretato da Claudette Colbert e Charles Boyer. Il film racconta della nuova vita in cui devono adattarsi nobili dello Zar rifugiati in Francia dopo la rivoluzione; il cecoslovacco Sirena, invece, realizzato nel 1947 racconta di una brutale repressione di uno sciopero di minatori a Kadna. È un ottimo lavoro tanto che nel settembre successivo la giuria del Gran Premio Internazionale di Venezia gli assegna il primo premio per il miglior film. Di tutt’altro tenore il film cinese Insidia gialla, che narra dell’invasione giapponese in Cina, e che Virgintino recensisce con un pizzico d’ironia e simpatia: “nel film c’è tutta la buona volontà per creare l’atmosfera, il pathos, la tensione drammatica: di questo bisogna rendere atto al regista Chin Lum Chu e agli attori che hanno suppergiù gli stessi simpatici nomi che si ricordano tanto bene!”.

Ma l’estate è anche la stagione delle ‘prime’ senza fortuna, come Macbeth prodotto e interpretato da Orson Welles, il primo luglio al cinema Santalucia, praticamente 19eignorato dal pubblico. È la stagione di quel cinema lodato, premiato e abbandonato. “In genere, Bari e il Mezzogiorno rappresentano uno strano mercato cinematografico – scrive Virgintino – un mercato in cui invano cerchereste, nel periodo autunno-inverno, un film d’arte, epoca in cui dominano incontrastati i violenti western, i vari ‘tormenti’ e ‘catene’, i cosiddetti film comici che fanno la parte del leone negli incassi. Poi, in estate, timidamente chiedendo permesso, fa capolino la pellicola d’arte, la cenerentola del cinema: capita all’improvviso, respira per un giorno o due, poi muore, senza fiori e senza opere di bene”. Il riferimento è al film francese di Jean Delannoy Dio ha bisogno degli uomini che sviluppa il delicato tema sulla fede degli esseri umani e che l’Arena Quattro Palme del Galleria trattiene sullo schermo per due soli giorni.

Fra le novità della cinematografia italiana va segnalata un’opera ‘isolata e anticonformista’, cioè il primo e ultimo film del giornalista e scrittore Curzio Malaparte il cui vero nome è Kurt Erick Suckert nato nel 1898 nell’italianissima Prato da padre tedesco e madre italiana. Il film s’intitola Il Cristo proibito scritto, sceneggiato, diretto e perfino musicato dallo stesso scrittore. È la storia di un reduce che tornato a casa dalla Russia vuole uccidere il delatore che ha causato la morte del fratello fucilato dai tedeschi. Il film, che ruota intorno al neorealismo, esce proprio quando la corrente del cinema italiano va esaurendosi. Ma il problema vero che si pone alla diffusa intellighenzia19d nostrana del tempo, non è il film, ma l’Autore. Malaparte ha la cattiva abitudine di chiamare ‘pane’ il pane. È arrogante nelle sue opinioni politiche e sociali, polemista impenitente e come tale cordialmente inviso alla maggior parte dei critici che già sono polemici per proprio conto. Il critico più benevolo scrive che il tema del film è un invito alla solidarietà e all’altruismo; il più severo, Edoardo Bruno, sostiene che “l’opera consegna ai posteri con chiarezza estrema, una conferma della confusione, della grettezza morale e dell’insulsaggine di Malaparte”. Proiettato al Galleria in prima mondiale dal 24 marzo Il Cristo proibito è interpretato da Raf Vallone, ormai un ‘divo’, e dai bravissimi Alain Cuny, Elena Varzi, Rina Morelli e Gino Cervi… regolarmente disertato al botteghino.

Virgintino è molto deluso “il soggetto, dal tema fondamentale, è audace, interessante, profondo, denso di significati e il regista ha dato vita ad una delle opere più significative che siano apparse sullo schermo in questi anni. Pervaso da un senso di inquieta spiritualità, asciutto, scarno come un documentario, essenziale nei dialoghi e nell’azione, il film trascina e avvince denso com’è di profonda suggestività. Peccato che il tempo del noleggio è stato così breve”.

La rubrica “Storie di film e dintorni” vi da l’arrivederci al prossimo 2 ottobre con nuovi approfondimenti.

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