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Storie di film e dintorni. Parte XIV: da “Luci del Varietà” alla lenta rinascita del cinema francese

22 Mag 2016 | Nessun Commento | 1.167 Visite
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s1Nuova puntata della rubrica domenicale “Storie di film e dintorni”. A che punto del racconto ci eravamo lasciati la scorsa domenica?

In compenso i due registi, Lattuada e Fellini, per la prima volta e mai più insieme, il film, gli attori, tanti e bravissimi, avranno le lodi dei critici compreso Virgintino: “il film è un magnifico affresco di luci ed ombre del varietà, luci ed ombre cioè di quello strano mondo che vive la sua doppia vita: la prima, tutta smagliante di sorrisi, di abiti sgargianti, canzoni, musiche e danze nella luce abbagliante del riflettore; l’altra, dietro le quinte, fra mille difficoltà. Il film offre una intelligente soluzione che esula dagli schemi standardizzati, consueti delle produzioni americane. Costruito e ritmato con agilità e freschezza, con garbo e sincerità, è patetico e sorridente insieme. Un film, grazie a Dio, senza rivoltelle e senza morti, che dice qualcosa. Non è un capolavoro, ma si vede con piacere”.

Lo vedranno in pochi, specie nella provincia italiana dove l’avanspettacolo è ancora moltos3 comune. Ma è un peccato che gli amanti del genere si siano persi uno spettacolo corale straordinario, una grande opera che chiude la stagione del neorealismo. Il film è, come si dice, ‘fatto in casa’. Si potrebbe definire una ‘goliardica avventura’, una cosa alla buona fra amici e parenti. Ne sono eccellenti interpreti Peppino De Filippo, impareggiabile nella figura del ‘capocomico’; Carla Del Poggio, nella vita reale moglie di Alberto Lattuada; Giulietta Masina, lei pure moglie di Federico Fellini e da un buon numero di straordinari caratteristi quali Folco Lulli, Franca Valeri, Dante Maggio, Alberto Bonucci, Vittorio Caprioli, Checco Durante, Giacomo Furia, lo stesso Alberto Lattuada nella parte di un inserviente teatrale, Giovanna Ralli e Sofia Lazzaro non ancora Loren, tanto per citarne alcuni. Tutti perfettamente fusi nella trama corale dell’opera. Inoltre, tanto per restare in famiglia, il direttore di produzione, in questo caso quello che paga i conti, è Bianca Lattuada, sorella del regista, mentre il commento musicale è affidato all’anziano padre di Lattuada nonché noto compositore Felice Lattuada. Anche per questo film, come in Giungla d’asfalto, la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia assegna il Nastro d’Argento per la migliore attrice non protagonista a Giulietta Masina.

s2Dopo Luci del varietà inizia un periodo di digiuno nei cinema di prima visione, di pellicole degne di essere citate o da associare alla categoria di ‘buon cinema’, non ce né. C’è ‘fame’ di film, ma l’offerta è così povera da dover riesumare opere del 1937 come Canaglie di lusso, con Marlene Dietrich e Gary Cooper; oppure Passione di amazzone, un film del 1940 con Henry Fonda o ancora una spy-story con un Orson Welles truccato da Stalin in Terrore sul mar Nero del 1942, quando il regista-attore era ancora negli Stati Uniti. Essenzialmente è il cinema europeo che manca all’appello. I tedeschi hanno ben altre gatte da pelare che pensare al cinema. Dalla Francia arriva poco e niente. Il cinema d’oltralpe è ancora lontano dai livelli d’anteguerra e il cinema britannico, oltre alla produzione classica offerta dalla Rank e da Lawrence Olivier, non offre molto di più. I francesi soffrono l’abbandono forzato della produzione a causa dell’occupazione nazista e dell’esodo, verso l’Inghilterra e gli Stati Uniti, di molti sceneggiatori, autori, registi e musicisti di valore, che costituivano l’ossatura del suo ‘cinema di qualità’. Non a caso saranno gli anni più importanti per il cinema americano che subisce il fascino espressionista dei registi europei.

Dopo il conflitto, con il ritorno della ‘vecchia guardia’, il cinema francese riprende, sia pure con il contagocce, a produrre pellicole di qualità, film simboli della tradizione, del romanticismo letterario, raffinate storie di passione e malinconia come Amanti perduti di Marcel Carnè girato nel 1944, mentre i tedeschi stanno per lasciare la Francia, e giunto in Italia solo quest’anno. Amanti perduti è sullo schermo del cinema Umberto il 19 settembre arrivato “per quelle misteriose vie del noleggio, il film di Marcel Carnè, autore del Il porto delle nebbie e di Alba tragica, per chi non lo ricordasse, è uno dei lavori migliori e più discussi del cinema francese. Realizzato fra enormi difficoltà e sforbiciato per il mercato italiano, appare tuttavia evidente la raffinatezza, la forza narrativa affidata alle immagini che testimoniano ancora una volta il talento del regista francese” scrive Virgintino nella sua recensione.s4

Né è diverso il talento di Claude Autant-Lara, regista del film Il diavolo in corpo del 1947 o quello di André Cayatte per Giustizia è fatta del 1949 o ancora quello di René Clément nel film L’amante di una notte il 29 settembre al Galleria. “È un soggetto semplice, perfino banale, è la storia di un adulterio, uno solo e per una sola volta, ma il felice risultato del film si deve alle intuizioni della regia. La vicenda non è nuova e si nutre, per giunta, di coincidenze, ma importa il mirabile disegno che René Clément ha fatto dei personaggi: analizzati acutamente, con calda sensibilità, con pacate e incisive notazioni psicologiche, con un denso, abile e saporoso gioco di sfumature, di mezzi toni, di immagini e di dialoghi grazie anche alla magnifica interpretazione di Michèle Morgan che poche volte è stata così umanissimamente sincera: il dubbio, la vergogna, la passione, l’ardore, la felicità traspaiono dai suoi occhi, dal suo volto. Anche Jean Marais ha superato le sue precedenti interpretazioni. Ottimi e ben intonati i nostri attori Elisa Cegani e Fosco Giacchetti“.

 

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