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Storie di film e dintorni. Parte IX: la “febbre” da Campionato e il chiacchierato “Stromboli”

17 Apr 2016 | Nessun Commento | 774 Visite
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Torniamo a parlare, come ogni domenica, di cinema in un ideale viaggio indietro nel tempo che ci porti alla scoperta delle rivoluzioni culturali apportate dalla settima arte. Dove eravamo rimasti?

Se si esclude il calcio il cinema non ha concorrenti. Divenuto sempre più popolare tanto da relegare il ciclismo in seconda posizione quale sport nazionale. Il ciclismo è roba da anziani, dove per ‘anziani’ negli anni Cinquanta s’intende una persona appena oltre la soglia dei cinquant’anni. È il calcio, ormai, lo sport più amato. Si gioca al pallone ovunque, per le strade, nelle piazzette, nei vicoli della città vecchia. Ovunque ci sia uno spazio libero, anche in un cortile. Appena si riuniscono quattro, sei o otto ragazzi, ecco comparire una palla di ‘pezza’, stracci raccolti in una calza e giù calci fino a sera.

Il pallone perciò costituisce un nemico per i gestori dei cinematografi che cominciano a correre ai ripari: acquistano e inseriscono fra il primo e il secondo tempo del film in programmazione un documentario, solitamente della INCOM, di un incontro di calcio, una sintesi naturalmente, per chiamare al cinema i tifosi delle grandi squadre del Nord, il Milan, l’Inter, la Juventus e quel che rimane dello sfortunato Torino, che altrimenti vedrebbero col cannocchiale stante le vicende dei ‘biancorossi’ baresi che sembra abbiano preso ‘l’ascensore’ per l’inferno.

Il 28 maggio 1950 ‘la Bari’ viene retrocessa in serie B, il 24 giugno di quest’anno scende in serie C e viaggia veloce verso la IV serie. La crisi societaria e sportiva è profonda “non esiste più una sede, non c’è un dirigente in grado di accollarsi le responsabilità del momento, non c’era neppure una persona disposta ad ereditare quella lunga serie di matasse ingarbugliate, di pericoli economici da correre” scrive Gianni Antonucci storico del calcio non solo pugliese.

Insomma, il 29 marzo, il cinema Impero, che ha sullo schermo una pellicola piena dif2 promesse per i maschietti nostrani, Persiane chiuse, film naturalmente vietato ai minori di 18 anni, annuncia che segue l’incontro di calcio Milan-Inter vinto dal Milan per una rete a zero. Un pienone, tutte le sere. È il Milan, quest’anno, la squadra da battere e alla fine i milanesi riescono ad aggiudicarsi uno scudetto che rincorrono da 44 anni. Per tornare al film, nonostante il titolo Persiane chiuse è un lavoro dignitoso, il primo che affronta il tema della prostituzione senza avere l’aria di affrontare il problema sociale e senza indugiarvi troppo. Diretto da Luigi Comencini e interpretato da Massimo Girotti, Eleonora Rossi Drago e Giulietta Masina, il film è narrato con agilità, Comencini ha saputo focalizzare l’attenzione degli spettatori “sulla vicenda poliziesca nella quale ha trovato il modo di mettere il dito sulla piaga svelando tutto un mondo di miserie, di abiezioni e brutture ben sostenuto dalle capacità degli ottimi attori”.

Poi, finalmente, il 16 marzo, arriva sugli schermi del cinema Margherita e Umberto, il tanto chiacchierato film di Roberto RosselliniStromboli, interpretato da Ingrid Bergman e da tre attori non professionisti. Preceduto da polemiche e giudizi non molto lusinghieri dai critici d’oltreoceano, contrastato da comitati femminili che hanno invitato gli spettatori americani a boicottare la pellicola, l’ultimo lavoro di Rossellini è apparentemente molto atteso dal pubblico italiano, un’aspettativa alimentata dalla stampa nazionale per le note vicende sentimentali fra Rossellini, Bergman e Anna Magnani. Ma inganna distributori e gestori dei cinematografi che non riempiono le sale tutte le sere. L’affollamento dura due giorni soli, poi Margherita e Umberto si svuotano: lo spettatore, il pubblico ancorché meridionale non è ancora in grado di apprezzare il lavoro di autori illuminati e complessi. Eppure, la storia che Rossellini racconta è abbastanza semplice, una storia come tante del dopoguerra: una profuga sovietica che per acquisire la f3cittadinanza italiana sposa un pescatore della desolata isola di Stromboli. Una volta sull’isola si ritrova sola ed emarginata dagli isolani che sono lontani anni dalla cultura della straniera oltre che aridi di sentimenti per le difficili condizioni di vita nell’ostile, selvaggia natura dell’isola.

Un dramma esistenziale dunque all’interno di un ambiente estremo reso tanto più reale dall’occasionale eruzione del vulcano. “Con Stromboli – scrive Virgintino – il realismo di Roberto Rossellini è giunto alla completa maturità. Non tutto è ottimo e splendido in questo film, ma gli dà colore e sostanza l’interpretazione eccezionale di Ingrid Bergman. Il dramma della protagonista è tutto nel suo mobilissimo volto che si accende di mille sfumature. Senza la Bergman, forse, non sarebbe stato possibile affidare allo schermo un personaggio così interiore e complesso”.

 

La rubrica Storie di film e dintorni torna domenica prossima con un nuovo capitolo.

 

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