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         Direttore responsabile: Michele Traversa
Storia di un campione

18 Mag 2008 | Un Commento | 15.034 Visite
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Alessandro Del Piero

Un mito, un campione e un perfetto modello di umiltà, questo risponderemmo a chi un domani ci dovesse chiedere:” Chi era Il Pinturicchio?”.
E non ci riferiamo in questo caso al talentuoso pittore perugino del ‘500, ma bensì al beniamino di tutti gli amanti della “vecchia signora” e dello sport in generale.
Alessandro Del Piero, meglio conosciuto come Alex, nasce il 9 novembre 1974 a Conegliano, una cittadina del trevigiano e sin dai primi anni d’infanzia calpesta i campi d’erbetta su cui matura la sua irrefrenabile passione per il pallone.
Con il passare del tempo Alessandro migliora le sue qualità affinando le tecniche,inizia così la sua carriera nella squadra dellà città, fino a che, un giorno, il parroco di Conegliano, che nell’occasione veste i panni del presidente di squadra, lo fa notare ai supervisori della vicina società del Padova.
Come l’inizio della storia di un grande personaggio che si rispetti, difficile e piena di asperità, il ragazzo si vede negare la possibilità di entrare a far parte del suo mondo di cui lui si sente a pieno titolo cittadino, e con tenacia ed insistenza si ripresenta ai provini, destando in verità non molto entusiasmo nei dirigenti che lo vedono scarno e poco prestante, ma che lo annoverano tuttavia nella rosa del club.
Giovanni TrapattoniAll’età di 16 anni entra a far parte delle giovanili del Padova quindi, e di lì a poco, nel 1993, alternandosi tra la squadra titolare e la selezione della primavera, si vede arrivare un’offerta da cogliere al volo: la Juventus di Trapattoni. Il mister che lo fa esordire in A in uno scontro fuori casa con il Foggia il 12 settembre, prendendo il posto a metà ripresa di Fabrizio Ravanelli.
Qualche giorno dopo inizia la sua straordinaria ascesa, segna un gol alla Reggiana e una straordinaria tripletta al Parma, in cui denosta una non comune freddezza sottoporta. Qualcuno comincia a paragonarlo a Van Basten, un altro, l’avvocato, sceglie un paragone assolutamente originiale: il Pinturicchio (pseudonimo coniato dall’avvocato Agnelli in quegli anni per differenziarlo dal rivale e compagno Baggio, in arte “Raffaello”). Ma ci si rende davvero conto della sua classe nel match contro la Fiorentina, nella nuova Juve riformulata dalla triade Bettega-Giraudo-Moggi e timonata da un giovane allenatore viareggino,  tale Marcello Lippi. In tale occasione la nuova rivelazione sfodera un’esaltante prestazione e completa una storica rimonta con un gol superlativo a “palombella” che si annovera prepotentemente negli archivi delle cineteche calcistiche.
Alessandro ha la meglio nella lunga staffetta condivisa con Roberto Baggio, il pallone d’oro juventino, offuscato dalle prestazioni del giovane fenomeno che diventa pian piano l’idolo del popolo bianconero. Il Pinturicchio, da grande artista, realizza in quell’epoca uno dei suoi più grandi capolavori, il gol alla Del Piero: pennellata arcuata dal vetice dell’area di rigore culminante con il trionfo del goal, sotto l’angolo opposto. Ne fanno le spese per primi i portierei di Borussia Dortmund, Rangers Galsgow, Steaua Bucarest: è la coppa campioni 1995-’96. Alex si sulle spalle la responsabilità di una finale di Champion’s a soli 20 anni, portata a compimento con la vittoria  in una notte romana nel maggio del 1996.
Piovono gli apprezzamenti su questo giovane, che si ripropone qualche mese dopo su un inconsueto teatro, stavolta di caratura internazionale: La coppa intercontinentale.
Tokyo 96Nella finale di Tokio del 26 Novembre 1996, la Juve viene messa in grande difficoltà da un River Plate ostico, restìo nel concedere la meritata vittoria ai bianconeri, che tuttavia brandiscono lo scettro di campioni del mondo per club grazie all’immancabile colpo di genio del Pinturicchio.
Quello che vive forse è il miglior periodo della sua carriera, si aggiudica sempre nella medesima stagione l’ambito premio “Bravo” ideato dalla testata giornalistica del Guerin sportivo, che lo premia come miglior giovane d’eruopa.
In campionato conquista il secondo scudetto personale e la Supercoppa Europea ai danni dei francesi del Paris Saint Germain in una doppia sfida dagli esiti scontati per manifesta superiorità del club bianconero.
L’anno successivo, la Juve prosegue la sua marcia imperiosa, ripresentandosi nuovamente in finale di Champion’s il 28 Maggio 1997 a Monaco contro i tedeschi del Borussia, rimediando però una cocente sconfitta, nonostante un gran gol di Alex (colpo di tacco in corsa).
Questa che si riapre però, è una delle annate migliori per il Pinturicchio, segna 21 reti in campionato e 10 reti in Champions che gli permettono di confermarsi capocannoniere del torneo europeo, sfiorando il primato storico dell’Italo-francese Felice Borel II.
L’8 novembre 1998 avviene il misfatto, a Udine nei minuti di recupero della partita contro i padroni di casa, Alex insegue la palla in area avversaria ma si imbatte in un difensore friulano che gli rovina sul ginocchio provocandogli la lesione dei legamenti crociati sinistri e facendolo precipitare in un lungo calvario fatto di assenze e sacrifici nel non poter giocare. Pur tornando dopo un anno sui campi di gioco, Pinturicchio sembra aver perso definitivamente qualità e la fiducia in se stesso. Si apre dunque per lui un periodo nero dovuto all’incapacità psicologica di reagire e affrontare le partite, così per tre anni mostra un gioco impacciato, per agiunta condizionato dalle avverse condizioni di salute del padre.
Al S.Nicola di Bari (18 febbraio 2001) lancia un segnale di rinascita, dimostra a tutti e soprattutto a se stesso che la forza di volontà è più grande di qualsiasi ostacolo realizzando uno dei suoi gol capolavoro, a seguito del quale si libera in un pianto di gioia e dolore nello stesso tempo, dolore per la scomparsa del papà al quale dedica questa perla.
La sua carriera continua con una serie di alti e bassi, dopo l’abbandono di Marcello Lippi si adatta al gioco di Carlo Ancelotti, che consapevole di avere forse il miglior attacco d’Europa, cerca di stimolare l’attaccante affinchè si rimetta in carreggiata e raggiunga la migliore intesa con il compagno straordinariamente prolifico Filippo Inzaghi.
A seguito dello scandalo al Curi di Perugia, in cui l’arbitro internazionale Collina non impone la sua autorità, facendo giocare la partita su un campo impraticabile e consegnando di fatto lo scudetto alla Lazio, la squadra ritorna nelle mani di Lippi, ed è un ritorno ai vecchi fasti, dato che la Juventus conquista di lì a poco gli scudetti 2001-02 e 2002-03, il primo dei quali al fotofinish con l’inter di Ronaldo che il 5 maggio 2002 confeziona ai “gobbi” uno dei regali più apprezzati della storia del calcio italiano. Conquista due supercoppe italiane contro Parma e Milan (ai rigori nella trasferta americana di New York), prendendosi così la rivincita sui rivali rossoneri, trionfatori della Champions’ League della stagione 2003.
Mette a segno 20 gol in questa stagione e nel 2004 affronta la Lazio in finale di coppa Italia perdendo il trofeo, così come è avvenuto nel 2002, anno in cui cede al Parma la competizione.
Negli intermezzi, una carriera nella Nazionale, segnata da prestazioni non entusiasmanti (vedi la finale dell’Europeo del 2000 persa contro la Francia).
Nel biennio di Fabio Capello viene messo in ombra da Ibrahimovic che fa coppia fissa con Trezeguet, e riceve spesso umilianti sostituzioni, (37 volte titolare su 43 nel 2004/2005, 28 volte sostituito, 25 volte titolare su 46 nel 2005/2006, 11 volte sostituito) o entrando a partita quasi terminata (25 minuti a partita per 19 volte nel 2005/2006). La qualità del professionista è troppo limpida, pur non avendo avuto la possibilià di esprimersi al meglio segna 37 gol (di cui 30 decisivi), sufficienti a Lippi perchè gli conceda la terza chiamata in nazionale della carriera, in vista del campionato del mondo in Germania nel 2006.

Goal contro Germania

E’l’occasione più importante che gli capita e ha un bagaglio in più d’esperienza in questa lunga trasferta, dopo la disfatta dell’europeo del 2000 e i disastri combinati dalla gestione Trapattoni, non ci sono più scusanti e l’obbligo è quello di portare il calcio italiano ai posti che si merita, per cui l’apporto di una vecchia guardia come lui è indispensabile.
L’Italia gioca molto bene, sfata il mito della formazione catenacciara esportata da Trap e soci che ci ha reso famosi in tutto il mondo; scende in campo con criterio e saggezza, come in un’ orchestra ben coordinata nei tempi, con la mentalità dei grandi campioni e con l’umiltà esclusiva del suo carattere.
Molti meriti vanno attribuiti a Lippi, uno di questi è l’aver creato quel nucleo inscindibile e fraterno di uomini innanzitutto, e di giocatori poi. Grazie all’enorme esperienza accumulata in altre finali, Lippi trasmette la serenità e la caparbietà di una squadra che sa come giungere al suo obiettivo: il campionato del mondo.
Il Pinturicchio si toglie anche la soddisfazione di segnare in semifinale alla Germania e insaccarla all’angolino nel rigore decisivo della supersfida con la Francia, con la lucidità di sempre, con l’umiltà che lo ha sempre contraddistinto nel bene e nel male, non con l’arroganza di pretendere un posto da titolare, e neanche quello di rifiutare la nazionale.
Per queste ragioni possiamo sperare che Donadoni non esiterà a convocarlo ai prossimi Europei. Sarebbe un suicidio non annoverare nella rosa un campione che ha scritto le migliori pagine di un club storico e che ne è diventato la bandiera con le sue 560 partite alle spalle e 240 gol in carriera. Quest’anno poi, da alcuni indicato come il migliore della sua carriera, oltre alle ormai incontestabili qualità di uomo, Alex ha dimostrato d’essere definitivamente migliorato dal punto di vista caratteriale. Il purgatorio della serie B l’ha forgiato a leader indiscusso, tale da prendere per mano la su Vecchia Signora e riportarla in Champion’s a suon di goal. Alessandro Del Piero, quest’anno, ha segnato ben 21 reti in campionato, fregiandosi per la prima volta del titolo di capocannoniere nel campionato più bello e difficile del mondo.
Nella vita bisogna fare delle scelte di campo, noi siamo con Ale.

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1 commento

  1. Cosimo's GravatarCosimo
    29 Maggio 2008 at 19:32 | Permalink

    Grazie per aver ripercorso la storia di un grande uomo e un campione indiscusso, ora che mister Donadoni lo ha portato agli europei vedremo la differenza e il contributo fondamentale che Alex portera’ dal suo bagaglio d-esperienza…

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