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STORIA. 1964 Giuseppe Saragat eletto Presidente della Repubblica dopo le dimissioni di Antonio Segni

21 Lug 2019 | Nessun Commento | 315 Visite
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L’elezione del Presidente della Repubblica Italiana del 1964 si è svolta tra il 16 ed il 28 dicembre dello stesso anno.

Il Presidente della Repubblica uscente era Antonio Segni, che però è dimissionario dal 6 dicembre a seguito del malore che lo aveva colpito nell’estate durante i colloqui con i Segretari dei Partiti della Maggioranza per la formazione del nuovo Governo e del relativo programma; come dettato dalla Costituzione italiana, ne suppliva le funzioni il presidente del Senato Cesare Merzagora.

Presidente della Repubblica, eletto al XXI scrutinio, è il piemontese Giuseppe Saragat, docente universitario e Segretario del Partito Social-Democratico Italiano.

Il candidato ufficiale della Democrazia Cristiana, partito di maggioranza relativa, era il Presidente della Camera dei Deputati Giovanni Leone; i due partiti Socialisti si presentarono con la candidatura comune di Saragat, mentre il PCI votò per il proprio candidato di bandiera Umberto Terracini. I Liberali, all’opposizione sin dal 1962 proposero il candidato Gaetano Martino. Il MSI, invece, votarono per De Marsanich, Presidente del Partito. Nella DC presero voti anche Mario Scelba e Paolo Emilio Taviani. Fino al VI scrutinio le posizioni dei Partiti e dei Candidati non cambiarono sostanzialmente se non per una crescita notevole di consensi da parte di Fanfani, al VII scrutinio il Partito Liberale ritira la candidatura di Gaetano Martino.

In casa democristiana, però, come spesso è successo, emerse quasi subito la candidatura alternativa di Amintore Fanfani, non amato da Moro, che diventò progressivamente sempre più consistente. Dopo sette turni infruttuosi, i due partiti Socialisti, vista la temporanea impossibilità di una candidatura comune della maggioranza di centro-sinistra, decisero di astenersi. Anche il MSI ritirò la candidatura di De Marsanich nel X scrutinio.

Al X scrutinio i socialisti del PSI cominciarono a votare per Pietro Nenni che, a partire dal 13°, diventò il candidato comune anche di PSDI e PCI; nel frattempo, Fanfani si ritirò dalla contesa. Dopo 15 scrutini, si ritirò anche Giovanni Leone. A questo punto, i democristiani non possono più aderire a una candidatura Nenni, già appoggiata dai comunisti, perché ciò avrebbe significato andare oltre la formula di centro-sinistra, già ritenuta troppo avanzata da ampi settori della DC. Il 25 Dicembre al XVI scrutinio la DC iniziò ad astenersi ed il MSI tornò a votare per De Marsanich.

Al XVIII scrutinio il 26 Dicembre, democristiani e socialdemocratici si accordarono per votare Saragat, ritenuto una figura tale da poter rappresentare il centro-sinistra. Del resto Saragat era stato il vice-Presidente del Consiglio dei Ministri del primo Governo Moro di Centro-Sinistra. PCI e PSI continuano a sostenere Nenni per altre tre votazioni; poi il leader socialista chiede ai parlamentari che lo supportano di far confluire i propri voti a quelli di Saragat. Il Partito Liberale riprese a votare per Gaetano Martino.

Giuseppe Saragat è così eletto Presidente della Repubblica Italiana, il 28 dicembre 1964, al XXI scrutinio, con 646 voti su 963 componenti l’assemblea (67,1%) con i voti di DC-PSI-PSDI-PRI, i Liberali votarono per Gaetano Martino che ottenne 56 voti, il MSI per De Marsanic con 40 voti, ed il Partito Comunista votò scheda bianca, in quella che, sino ad ora, è stata l’elezione più contrastata alla massima carica dello Stato a causa di diversi fattori di difficoltà, la DC che non riusciva ad assorbire la svolta a sinistra imposta al Partito prima da Fanfani e poi, soprattutto, da Moro. Moro e Fanfani che rivaleggiavano all’interno della DC e non si amavano. Il Partito Liberale di fatto escluso dall’area di Governo a seguito dell’avvio della stagione del Centro-Sinistra. Il Movimento Sociale Italiano ed i Partiti Monarchici cercavano di sdoganarsi per favorire la creazione di una coalizione di Centro-Destra, ma dopo i fatti del luglio 1960 e del Governo Tambroni, la cosa appariva difficile, nonostante gli sforzi di Arturo Michelini. I Socialisti di Nenni erano, come negli anni 1920-22, divisi tra coloro che tendevano verso il PSDI e la sinistra DC e coloro che preferivano la coerenza di un’alleanza col PCI. Saragat rappresentava l’unico candidato possibile, gradito dal centro e dalla sinistra DC, dal PSDI, dal PSI e dal PRI, nonché dal PCI.

Tutte queste difficoltà politiche portarono ad una elezione e ad una presidenza travagliata e tale fu per tutto il settennato: le inchieste sulla morte di Enrico Mattei, lo scandalo del gen. Giovanni De Lorenzo e dell’ex Presidente Segni orchestrato da L’Espresso, le difficili elezioni politiche del 1968, il varo di grandi riforme legislative come la Legge Ponte n.10 del 1967 in materia urbanistica, la nazionalizzazione dell’energia elettrica, l’avvio delle Regioni a Statuto Ordinario previste dalla Costituzione ma non ancora attuate e le prime elezioni dei Consigli Regionali nel 1970, la istituzione dei Tribunali Amministrativi Regionali quale primo grado del processo amministrativo, precedentemente accentrato a Roma al Consiglio di Stato, la promulgazione dello Statuto dei Lavoratori Legge n.300 del 1970, ecc..

A tutto questo, bisogna aggiungere gli eventi del 1968-69 e delle proteste studentesche, che in Francia avevano portato alla Riforma della Costituzione ed alla uscita dalla politica di Charles De Gaulle, e la strage di piazza Fontana a Milano, che inaugurò la drammatica e quasi interminabile stagione del terrorismo.

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