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Presentato “Special Forces, liberate l’ostaggio” dall’11 maggio il film di guerra

4 Mag 2012 | Nessun Commento | 2.446 Visite
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Kruger1In questo film, a dispetto del titolo italiano, l’ostaggio viene liberato subito. Il bello viene dopo.
E’ un bel film di guerra, sul genere “Black Hawk Down” e “The Hurt Locker”, in cui l’obiettivo non è diffondere un ideale, una morale, una riflessione sulla guerra a tutto campo con risvolti psicologici e filosofici. E’ un film di guerra che tratta un episodio specifico, come purtroppo tanti uguali ne capitano: il rapimento di una reporter in Pakistan da parte dei Talebani. Abbiamo visto tanti film così (soprattutto chi è particolarmente fan del genere può fare un lungo elenco), però è uno di quei film in cui la guerra dei giorni nostri viene trattata sotto un profilo più intimo e meno palese.
La bellissima Diane Kruger sta scrivendo la storia di una donna Pakistana vessata dalla famiglia perché ha disobbedito al marito. La donna rischia la morte narrando la sua vicenda alla giornalista bionda con gli occhi azzurri (l’attrice tedesca, appunto) e come ultimo gesto prima di andare incontro a morte certa toglie il proprio burqa e invita la Kruger a raccontare tutto in occidente. Quest’ultima viene sequestrata dai Talebani e, obbligata a leggere il tipico messaggio di fronte ad una telecamera, si rifiuta e sfida con tutto il suo coraggio e la sua dialettica il capo dei terroristi.
Lui per alcuni istanti prova addirittura timore e rispetto nei confronti di questa donna e non la uccide. Per lui è un grave errore, perché il giorno dopo un commando delle forze speciali francesi riesce a liberarla e quindi darle la caccia diventa per il Talebano una sfida nella sfida, una missione per salvare il proprio onore offeso di fronte ai suoi seguaci da una donna occidentale.
Problema: negli scontri a fuoco le radio sono andate perdute, gli elicotteri non sanno come individuare i francesi e i Talebani sono sempre sulle loro tracce, senza mai mollare l’osso.
Unica soluzione: attraversare le montagne fino a cinquemila metri per poi scendere verso il confine con l’ Afghanistan, entrare nel territorio afghano e raggiungere la prima base amica più vicina.
Durante questo viaggio succede di tutto. Negli scontri a fuoco perdono la vita decine di persone, tra Talebani e soldati francesi. Le tragedie si susseguono e la paura cresce, mentre la speranza si affievolisce. Poi c’è anche la sfida alle nevi sulle catene montuose in stile “La Compagnia dell’ Anello”, ma qui la magia non soccorre nessuno. Il regista Stephane Rybojad è bravissimo nel farci provare la crudezza, la sofferenza e la violenza di chi vive con la morte perennemente al proprio fianco. I proiettili fanno davvero paura e uccidono. Sempre. Gli agenti atmosferici e il territorio afghano non lasciano scampo, nemmeno ai più forti e coraggiosi. Non c’è spazio per eroi in stile americano, qui ci viene mostrata la realtà. Anche i due soldati più tenaci alla fine devono cedere il passo all’ impossibilità di proseguire. Al contempo, i paesaggi montuosi spezzano il fiato con la loro bellezza: con le rocce illuminate dal sole o coperte di bianco sono semplicemente favolosi.
Davanti a queste immagini viene da pensare a quanto sarebbe bello poter vedere quei posti senza guerre e senza odio. Sarebbe fantastico poter godere liberamente di tali bellezze della natura.
Tutta questa sofferenza e tutta questa fatica per salvare una donna. Ok, è pur sempre Diane Kruger, perciò un soldato fa volentieri qualche chilometro in più per lei, però non avete idea di quanto diventi straziante vedere la fatica distruggere i corpi di questi soldati per più di dieci giorni di cammino.
Ovviamente non vi dico niente sul finale, però vi rivelo che il capo dei Talebani è Raz Degan: dopo aver interpretato Re Dario di Persia in “Alexander” di Oliver Stone (dove faceva chiaro riferimento a Osama Bin Laden) ora gli fanno interpretare davvero il leader dei Talebani, con il nome Ahmed Zaief.
L’ idea del regista di girare gran parte del film in Tagikistan è stata geniale. Rischiosa, coraggiosa e geniale. La fotografia di David Jankowski è davvero notevole.
La Kruger è molto brava, ma al suo fianco c’è un maestoso (come sempre) Djimon Hounsou, che ripete una prestazione sublime già vista in “Amistad”, “Il Gladiatore” e “Blood Diamond”, questa volta interpretando il capo delle forze speciali francesi. E poi c’è la stella del cinema francese, Benoit Magimel, belloccio, bravino e biondino visto ultimamente in “Piccole bugie tra amici” e undici anni fa in “La Pianista”.
All’interno del film c’è una citazione di una battuta del film “Rocky”, vediamo se sarete bravi ad individuarla.
Tre cose che non mi sono piaciute: l’interpretazione di Raz Degan, la contrapposizione “musica etnica – musica hard rock” nelle scene “cattivi contro buoni” e la pretenziosa sequenza iniziale con lo stormo di elicotteri che ricorda un film bellico un po’ più famoso e di tutt’ altra levatura.
A parte queste tre note un po’ stonate (ovviamente a parer mio), se vi piace il genere andatelo a vedere.
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