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“Sopravvissuti”: a Roma la mostra per ricordare le vittime e gli eroi delle deportazioni

12 Gen 2017 | Nessun Commento | 917 Visite
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so“Hanno bussato, erano le sette di mattina: ‘Portate con voi tutto il mangiare che avete, gioie e soldi’. Non sospettavamo nemmeno lontanamente…”, ricorda Sabatino Finzi, ritratto in piedi, con l’insegna della ditta di famiglia alle spalle. A Regina Coeli, ripercorre invece Vera Michelin Salomon davanti alla Cella 4, “assistemmo con le orecchie attaccate alle porte alla selezione per l’eccidio delle Fosse Ardeatine”. Quando a Dachau “vedemmo passare per la prima volta gente vestita a righe, credevo avessero il pigiama”, ammette incredulo Elidio Miola, con lo sguardo buono e la cravatta elegante a pois.

Uno dopo l’altro, nelle foto in bianco e nero, sfilano i volti dei superstiti ai lager nazisti incontrati fra il 1998 e il 2003 dal fotografo Simone Gosso. Una galleria di scatti, raccolta una prima volta per l’editore Alinari e poi per i 70 anni della Liberazione, oggi nuovamente insieme in “Sopravvissuti – Ritratti Memorie Voci“, mostra promossa da Roma Capitale insieme all’ANED – Associazione Nazionale Ex Deportati nei campi nazisti con il patrocinio dell’Unione Comunità Ebraiche Italiane, che apre idealmente le celebrazioni per il Giorno della Memoria, fino al 27 gennaio alla Casa della memoria e della Storia. In tutto, 40 immagini di luoghi e volti, affiancate da brani dei loro racconti-intervista, per uno spaccato della storia della deportazione e di chi la subì.

“A sedici anni di distanza – ricorda Maurizio Ascoli, presidente Aned Roma – molti deiso2 sopravvissuti non ci sono più”. “Ma è importante ricordare le loro mani e i loro visi o si perderà il lato umano di questa tragedia – sottolinea il vicepresidente nazionale Aned, Aldo Pavia – perché non fu una tragedia di numeri, ma di uomini, donne, bambini. Se le giovani generazioni conosceranno tutto questo, allora quel ‘mai più’ forse sarà davvero possibile”. Ecco allora che, dagli scatti poggiati su leggii, spiccano gli occhi di chi come Nedo Fiano fu arrestato durante una passeggiata a Firenze, o lo sgomento di chi era solo una bambina come Natalina Bianco. Ad Auschwitz, ricordano Andra e Tatiana Bucci, “ci tolsero tutti i vestiti e ce ne diedero altri. Brutti, sporchi, che puzzavano. Poi ci portarono in una baracca, per marchiarci il numero”.

C’è il lavoro, dove si moriva a centinaia, sul volto di Mario Limentani; le docce e la paura di Nella Baroncini che a Ravensbruck invece dell’acqua venisse fuori il gas; e so3“quelle speranza fissa che un giorno finiva”, con i baffoni curati di Attilio Armando. Non solo ebrei, ma anche chi finì deportato per aver partecipato alla Resistenza, come Gilberto Salmoni. E poi, finalmente, la Liberazione, con una staffetta americana che arriva a Mauthausen, nelle parole e nel primissimo piano di Bruno Vasari.

“Per me – dice oggi Piero Terracina, tra i Sopravvissuti ritratti nella mostra – ogni giorno è il Giorno della memoria. I ragazzi nelle scuole sanno poco della Shoah e spesso anche i professori. Non bastano due paginette nei libri, nè dire che sono stati 6 milioni di ebrei sterminati. La memoria è un filo che attraverso il presente deve arrivare al futuro”.

 

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