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Siamo ancora qui. Il passato e il presente dei nativi americani di Danielle SeeWalker

21 Giu 2020 | Nessun Commento | 155 Visite
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“Si è attesa a lungo una revisione del modo in cui la storia dei nativi americani viene raccontata, e ora non resta che sperare che un racconto più veritiero sia fonte di riscatto per le popolazioni indigene, la loro cultura, la loro storia e per tutti gli Stati Uniti, mentre ci si avventura insieme nel ventunesimo secolo”. È l’augurio che si fa, e che fa al suo popolo, l’artista Lakota Sioux Danielle SeeWalker, autrice dell’opera Siamo ancora qui. Il passato e il presente dei nativi americani. Scritto con l’aiuto della fotografa Carlotta Cardana e della ricercatrice Lorena Carbonara, questo saggio ha il merito di non ripercorrere solo le tappe del sanguinoso passato dei nativi americani, ma anche di raccontare il presente di coloro che hanno avuto il coraggio di rialzarsi e di affermare i propri diritti. I nativi americani costituiscono appena l’1% della popolazione americana e, oltre ad essere sopravvissuti a eventi traumatici oltre ogni immaginazione, devono ancora lottare per farsi accettare e rispettare nel mondo contemporaneo.

Non è bastato portare alla luce tutte le ingiustizie e le prevaricazioni di cui sono stati vittime, non è servito neanche il discorso pubblico di scuse dell’ex presidente americano Barack Obama; c’è ancora tanta strada da fare. Non molti sanno che le tribù degli indiani d’America sono ben 573 divise in 35 stati, e che ognuna di loro ha le proprie tradizioni, la propria cultura e la propria lingua. Tradizioni, cultura e lingua cancellate da un secolo di soprusi e di eliminazione sistematica dell’identità nativa: dall’appropriazione delle terre indiane al confinamento nelle riserve, la loro storia è intrisa di sangue e di dolore. Il presente sembra invece portare riscatto ai nativi: nonostante la rivalità tra certe tribù, sono tutti uniti nella lotta per l’affermazione della loro identità e per il rispetto delle terra a loro sacra. La stessa autrice è una componente importante dell’American Indian Commission, ed è impegnata a mettere in discussione le rappresentazioni stereotipate delle popolazioni indigene; come attivista segue le lotte del suo popolo, mirate a salvaguardare i territori sempre più distrutti dall’avidità dell’uomo bianco. Non si può non menzionare quindi il grande raduno del 2016 tra gli indiani di settima generazione per protestare contro la costruzione dell’oleodotto a Standing Rock, che avrebbe inquinato le acque del fiume. E tante altre sono le battaglie condotte in nome della terra a cui sentono di appartenere; i nativi americani stanno finalmente percorrendo “la strada rossa”, che li condurrà verso un cambiamento positivo per loro e per il mondo che rispettosamente abitano.

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