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Sì, viaggiare: Corrado Ruggeri racconta la passione che lo ha portato alla scoperta del mondo

7 Set 2015 | Nessun Commento | 1.786 Visite
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crViaggiare per scoprire e scoprirsi, trovare e ritrovarsi, esplorare terre sconosciute dentro e fuori di noi, incantarsi davanti a paesaggi naturali e commuoversi davanti a quelli umani. Non c’è viaggio al termine del quale non ci si ritrovi con un bagaglio più ricco di quello con cui ci si era preparati per la partenza, specie se si ha un cuore pronto e aperto ad accogliere ogni emozione che accompagna il cammino. È questo il caso di Corrado Ruggeri, giornalista per professione, scrittore e viaggiatore per passione.

Classe 1957, Ruggeri scopre il suo grande amore per i viaggi grazie ai suoi genitori, come ha scritto sul suo blog: “I miei primi viaggi furono in macchina, con papà al volante e mamma seduta al fianco. È stato merito loro se sono diventato un bambino e poi un adulto curioso”. Da ragazzo la scelta di intraprendere la carriera giornalistica che lo ha portato a diventare una delle penne più apprezzate del Corriere della Sera di cui è stato capo della cronaca romana. Nel contempo non rinuncia mai alla sua fervente passione per il viaggio che lo accompagna ormai da una vita conducendolo dalla Thailandia al Madagascar, dal Brasile alla Micronesia, dalla Grecia alla California, lasciando le tracce del suo cammino in oltre 70 paesi e in tutti e cinque i cr1continenti. L’entusiasmo che ogni esperienza gli restituisce lo riversa nei suoi reportage di viaggio attraverso cui racconta i profumi, i sapori, le emozioni e le immagini che di volta in volta ha incontrato, riportando a galla anche aspetti poco conosciuti delle terre che ha esplorato.

Volto noto del canale satellitare Marcopolo per cui ha condotto Comandanti coraggiosi, Per terre e per mari, Atlante ed Europa, Corrado Ruggeri ha conquistato la giuria della XIII edizione del Premio Letterario Internazionale Città di Gaeta che lo ha premiato come miglior autore per il testo “Il drago e la farfalla” (Sitcom Edizioni, 2008). I suoi libri nascono dal desiderio cocente di condividere ogni luogo e sensazione, offrendo al lettore l’occasione di viaggiare attraverso le loro pagine assieme allo stesso autore, guardando attraverso i suoi stessi occhi e toccando con le sue stesse mani ogni esperienza vissuta sulla sua pelle e nelle corde del suo animo. Fra i più noti si ricordino anche “Farfalle sul Mekong” (Feltrinelli Editore, 1994), “Papà Mekong” (Infinito Edizioni, 2011) e “La mia Asia” (LT Editore, 2013) testo che cr4strizza l’occhio al celebre romanzo della Blixen e dedicato a quel continente di cui è innamorato da più di trent’anni. Fra gli ultimi progetti a cui ha lavorato, ritroviamo Ruggeri anche come co-autore di “Il silenzio è stato il mio primo compagno di giochi” (Newton Compton Edizioni, 2015) basato sulla vera storia di Roberto Wirth, proprietario della celebre struttura alberghiera Hassler di Roma, che ha voluto dedicare un libro al suo percorso di integrazione ed emancipazione dall’handicap “invisibile” della sordità.

Abbiamo intervistato il viaggiatore curioso Corrado Ruggeri per aprire, assieme a lui, la sua valigia di ricordi ricolma di esperienze e avventure. Dal bagaglio è saltata fuori la fotografia di un cittadino del mondo che non ha mai smesso di meravigliarsi e accogliere in sé i luoghi e le persone che ha incontrato sul suo tragitto.

Lei ha scritto che è stato grazie ai suoi genitori e ai primi viaggi in auto con loro se è diventato “un bambino e poi un adulto curioso”. Quanto è importante essere curiosi per chi, come Lei, ha come grandi amori la passione per la scrittura e per i viaggi?

Beh, la curiosità secondo me è il motore di tante cose e soprattutto quello di una vita che, grazie alla curiosità, può diventare più interessante. Se non mettiamo mai il naso fuoricr3 dalla finestra e ci accontentiamo di guardare soltanto quello che normalmente abbiamo intorno, ci perdiamo degli stimoli, delle conoscenze e anche delle sfide. La curiosità è uno dei motori della nostra vita e di tutte le attività, poi ciascuno punta l’obiettivo che più gli piace. Il mondo, nelle sue varie sfaccettature cioè panorami naturali e soprattutto panorami umani, è stato uno dei miei punti di curiosità.

Cosa crede non debba mai mancare allo spirito di un viaggiatore che voglia raccogliere qualsiasi forma di arricchimento dalla sua esperienza?

La curiosità è la prima cosa necessaria perché è il motore che diventa poi voglia di conoscenza, crescendo di livello. Perché la voglia di conoscenza possa essere soddisfatta serve assolutamente un’adattabilità, cioè una capacità di stare bene un po’ in tutte le situazioni. Ciò significa che, se ad esempio vuoi andare a vedere una tribù particolarmente interessante, devi essere pronto ad adattarti al loro modo di vivere, a quell’ambiente, a tutte le difficoltà che si incontrano per raggiungerlo e quant’altro. Diciamo che il filone è questo: curiosità, voglia di conoscenza e adattabilità.

Lei ha visitato tutti i continenti ma l’Asia sembra quello che le è rimasto più nel cuore. Lo ha definito “un paese straordinario dove un viaggiatore curioso trova tutto quello che desidera scoprire dentro e fuori di sé”. In cosa crede consista questa magia dell’Asia?

cr8I luoghi magici esistono ma ognuno ha il suo sulla vastissima offerta che il mondo ci propone. C’è chi ha il mal d’Africa e chi ha il mal d’Asia, io sicuramente sono uno di questi. A me è particolarmente cara una piccola porzione di Asia: sono innamorato del sud-est asiatico, di quella che una volta era considerata l’Indocina cioè Vietnam, Laos, Cambogia intorno alla quale io metto anche Thailandia e Birmania. È come se questa zona fosse casa mia perché c’è una dolcezza di fondo, c’è una natura straordinaria, c’è una gentilezza naturale delle persone… . La Thailandia è il paese del sorriso, i vietnamiti sono capaci di sorridere quando vedono un occidentale dopo che noi gli abbiamo rovesciato tonnellate di bombe al napalm addosso, ed è più o meno la stessa con i cambogiani e i birmani che sono vessati da un regime ancora crudele. Il Laos è un po’ un capitolo a parte perché è un mondo ancora un po’ chiuso ma comunque con caratteristiche analoghe a quelle di cui ti parlavo prima.

E cosa crede l’abbia aiutata a scoprire questo Paese?

Mi ha dato la capacità di guardarmi dentro con serenità, di trovare risposte che non sianocr5 mai di rabbia, di sorridere dinanzi a chi ci è difronte e alle cose che ci offre la vita, mi ha dato la pazienza e una dose di rinforzo rispetto ad un ottimismo che è in me naturale ma che, grazie alla frequentazione di questa terra, si è in qualche modo sviluppato. Lì vivono con una serenità che dovremmo essere capaci di importare dalle nostre parti perché farebbe bene a tutti.

Viaggiare soli e viaggiare in compagnia. Quali i pro e i contro dell’uno e dell’altro alla luce delle sue esperienze?

Sono due cose splendide e molto belle, ciascuna con una valenza particolare. Viaggiare da soli viene considerato da alcuni come una disgrazia, nulla di più falso. È un’esperienza secondo me fondamentale da fare. Uno: per misurarsi. Due: per scoprirne piano piano il cr6piacere perché non hai interferenze. Quando tu fai un viaggio con chiunque, con la moglie, il marito, il fidanzato, gli amici, i parenti e i figli, devi mediare trovando una soluzione che accontenti in qualche modo tutti e difficilmente riesci a seguire, come dicevamo prima, le tue curiosità. La solitudine ti consente di seguire fin in fondo i tuoi desideri ma è anche vero che poi ti priva del confronto, del parlare, del gioire a tavola nelle situazioni conviviali e della condivisione delle esperienze. Sono due esperienze ugualmente importanti ed interessanti. Da togliere di mezzo, però, questa convinzione che il viaggio da soli sia una specie di disgrazia. È, invece, piuttosto un’ università del viaggio.

Le do tre categorie: paesaggi naturali, paesaggi umani e stile di vita. Per ognuna a quale Paese penserebbe come migliore?

Per quanto riguarda i paesaggi naturali io credo che la Polinesia abbia pochi rivali, ti lascia senza fiato. I colori, i profumi… è proprio un mondo incredibile. Per i paesaggi umani il paese più interessante forse è l’India perché è molto complesso ma pervaso di una spiritualità talmente profonda che alla religione e alla fede gli indiani uniformano tutti i cr7loro comportamenti. Anche questa è una cosa che merita riflessione: quanto la spiritualità, interpretata in modi diversi, possa modificare l’atteggiamento delle persone. Se per “stile di vita”, invece, vogliamo intendere la capacità di godersi la vita, allora sì: noi italiani siamo i campioni del mondo. Poi questo precipita anche in qualche difetto, però, lo stile di vita italiano che sostanzialmente è la capacità di godere delle piccole cose, come un’ora libera a pranzo per fare un salto al mare, è insuperabile. Noi italiani scappiamo dalla meccanicità lavorativa dei giapponesi, scappiamo dal virus del denaro degli americani, scappiamo da tutto questo. Il nostro stile di vita è sicuramente un esempio, infatti molti ci vorrebbero imitare, ed in questo sono fortemente patriottico.

Cosa ne pensa del timore di viaggiare alla luce delle recenti minacce terroristiche?

Purtroppo oggi la minaccia terroristica è ovunque: nel mercato sotto casa e nel cinema all’altro capo del mondo. Avere paura di viaggiare mi sembra una grande sciocchezza.

cr9E per quanto riguarda la situazione altrettanto scottante dei flussi migratori?

Per quanto riguarda la tragedia immane dei migranti, le responsabilità vanno condivise. Non si può addossare ad un paese, semplicemente in virtù della sua posizione geografica, una responsabilità per il presente e per il futuro di queste persone. Per il presente nel senso di evitare di farli morire. Per il futuro evitare, ugualmente, di farli morire nel senso di non riuscire ad offrirgli una sistemazione che sia umana. I flussi andrebbero controllati. Ci sono situazioni di terribile difficoltà e questa gente che scappa, come tante volte è successo nella storia che persone andassero alla ricerca di un futuro migliore, dovrebbe essere aiutata da tutti. Se esiste un’Unione Europea allora che funzionasse come Unione Europea e non torni a frammentarsi in stati soltanto quando le fa comodo. Però vanno anche regolati la presenza e il lavoro di queste persone, perché se arrivano qui e non trovano lavoro, che cosa fanno? In qualche modo dovranno mangiare e cominciano a delinquere. Si dice che questa cr10immigrazione sia utile come forza lavoro, allora forse ci vorrebbe una programmazione di flussi più controllata e regolata che potrebbe essere utile a tutti. Dopodiché le persone che arrivano, se vogliono restare devono comportarsi secondo le leggi, e in questo richiamo il primo ministro australiano. Quindi da una parte massimo aiuto, dall’altra rigore nel far rispettare le norme e soprattutto condivisione dei problemi e delle soluzioni.

È favorevole ad una politica di integrazione per queste persone?

Assolutamente, siamo tutti uguali. Possiamo dividerci forse in brutti e belli, grassi e magri, alti o bassi ma la pelle o la religione non sono categorie da prendere in considerazione. Uomini e donne siamo tutti uguali, questo qualcuno forse fatica ancora a capirlo ma speriamo che prima o poi diventi patrimonio automatico dell’anima.

Cosa non manca mai nel suo bagaglio e si porta sempre dietro ad ogni viaggio?

cr11C’è una cosa che porto sempre con me: nel mio mazzo di chiavi di casa c’è una moneta di Papua Nuova Guinea. È una “kina”, così si chiama la moneta, che vuol dire “conchiglia”, con un buco nel quale si passava lo spago per creare una specie di collana di monete. Questa kina rappresenta un uccello del paradiso, una specie dalle piume bellissime che vive in quella zona. L’ho messa nel portachiavi insieme alla targhetta di riconoscimento di un soldato americano morto in Vietnam e che ho trovato in una bancarella vietnamita. La cosa straordinaria è che questo soldato si chiamava “Roger C.” così simile a “Corrado Ruggeri”. Lì per lì ho pensato che potesse essere un presagio e ho chiesto ad un amico vietnamita cosa volesse dire. Lui mi ha risposto che gli spiriti mi avrebbero protetto, così ho inserito anche questa nel portachiavi. Sono due cose che non mi abbandonano mai.

Ha girato il mondo eppure porta sempre dietro con sé le chiavi di casa…

Prima o poi devo rientrare a casa, e sono non trovo nessuno?

 

Per visitare il blog ufficiale di Corrado Ruggeri: www.corradoruggeri.it

 

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