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Schiavi di Paolo Ostorero. Le storie di Felix e Peter, tra dolore e speranza

19 Lug 2019 | Nessun Commento | 442 Visite
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Schiavi di Paolo Ostorero racconta il terribile dramma dei migranti, che partono dalla loro terra d’origine senza niente, a parte la flebile speranza di costruirsi una vita dignitosa in un paese straniero. Il romanzo è tratto da una storia vera, di quelle che ti strappano l’anima. Felix e Peter provengono da due luoghi poveri dell’Africa, il Camerun e il Sud Sudan. Pur non conoscendosi, i due giovani condividono a distanza le stesse tappe che li porteranno a sbarcare sulle coste italiane. Due viaggi duri, sofferti, durante i quali Felix e Peter impareranno cosa vuol dire la schiavitù, cosa significa perdere la dignità. Sulla copertina del romanzo ci sono due mani che spezzano delle catene: le catene che li rendono animali, che soffocano la loro libertà, ma anche le catene dell’odio, sia quello dei popoli verso i loro stessi simili che quello dei paesi sviluppati verso chi non ha niente, e che da essi cerca disperatamente aiuto. In un mondo in cui si ama costruire muri che possano separare gli “eletti” da quelli che loro considerano la feccia dell’umanità, due semplici ragazzi cercano di attraversare un ponte tanto reale quanto immaginario che li renda finalmente uomini e non schiavi, che li porti verso un luogo che possa essere chiamato casa. Un ponte che avvicini le culture, che unisca esseri umani diversi solo in apparenza, ma che in realtà appartengono ad un’unica, grande famiglia. Schiavi è un romanzo inclusivo, che cerca di cancellare le differenze, che aiuta a riflettere sul valore della gentilezza, sempre più ignorato per alimentare un odio indiscriminato che sta distruggendo tutto il buono e il bello della vita. Felix e Peter conoscono e assorbono questo assurdo odio sin dall’infanzia: già in famiglia vengono privati dell’amore e della possibilità di scelta, e quando vengono gettati troppo presto nella cruda realtà sperimentano una delle facce dell’odio, forse la più crudele: la rassegnazione. Per due ragazzi nati “alla latitudine sbagliata” rassegnarsi a volte è l’unico blando rimedio al dolore di vivere. La condizione di schiavi li rende dei gusci vuoti, li priva della speranza di riscattarsi, di sentirsi unici responsabili della propria esistenza. Paolo Ostorero ci fa sperimentare la paura, quella autentica, quella che deriva dal sentirsi braccati, annientati. I due ragazzi la affronteranno, con il coraggio e la purezza di cuore tipica della loro età, attraverseranno l’inferno stipati su barconi pieni di “preghiere, lacrime e parole d’amore” e infine approderanno in una terra ostile ma in pace, in cui c’è almeno un barlume di speranza di vivere e morire liberi.  

Antonella Quaglia

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