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Rumori fuori scena. Divertimento e grande spettacolo al Teatro degli Audaci

1 Feb 2015 | Nessun Commento | 1.436 Visite
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rfs-gennaioLa vita, a volte, è una questione di punti di vista. Un luogo in cui dentro e fuori, platea e dietro le quinte possono fondersi e confondersi. Doveva pensarla così anche Michael Frayn quando ha scritto, nel 1982, l’esilarante commedia Rumori fuori scena. Un lavoro che, grazie al talento della compagnia Teatro degli Audaci, diretta e guidata dal bravo Flavio De Paola, rivive sulla scena in tutta la sua trascinante vitalità. La storia, nota al grande pubblico grazie all’omonimo film americano, è quella di una chiassosa compagnia di attori, intenta nell’allestimento di una commedia brillante di genere vaudeville. Dalle prove alla messa in scena, lo spettacolo si snoda in tre atti sempre più intensi sia per soluzioni comiche che per sviluppo narrativo dei personaggi, i quali risultano essere a un tempo maschere abbastanza codificate della commedia di genere (la svampita, la governante bisbetica, il regista nevrotico…) e al tempo stesso vividi ritratti di un’umanità complessa, colorata ma con punte di deliziosa malinconia che affiorano durante la piece.

Regia e cast concorrono nel mettere in scena un testo divertentissimo, che rende omaggio alla tradizione del teatro di autori sacri della commedia come Feydeau e Sardou, strizzando l’occhio anche a forme più complesse di elaborazione metascenica, ravvisabili non soltanto nel rapporto figurato tra platea, scena e dietro le quinte, ma anche nella costruzione di tre atti identici, visti attraverso uno sviluppo graduale di intensità recitativa dei personaggi sulla scena e di dissoluzione dei rapporti interni alla compagnia. Se nel primo atto assistiamo alle prove di una compagnia affiatata, i cui rapporti interni sono lineari e ben delineati, nel secondo atto si cominciano a intravedere le incrinature e i giochi di forza che si instaurano tra i singoli attori. Infine nel terzo atto, alla dissoluzione completa delle relazioni tra gli attori corrisponde una dissoluzione totale della messa in scena.

Il pubblico assiste così alla riproposizione in chiave sempre diversa del medesimo primo atto di un’improbabile commedia, ogni volta cambiato e sviluppato secondo le tensioni e gli umori sempre più espliciti dei singoli attori della compagnia. Lo spettatore rimane affascinato non soltanto dal notevole allestimento scenico, che consente di vedere sia la costruzione della commedia che il rutilante dietro le quinte (la scenografia del primo e terzo atto infatti è montata in favore di platea mentre il secondo atto, davvero geniale, è totalmente off stage), ma anche il robusto impianto drammaturgico, diretto con sicurezza da De Paola e supportato ottimamente da tutto il cast, che si costituisce di scambi di battute tra i personaggi fulminanti.

E così abbiamo il regista viveur (Stefano Grossi) diviso tra una regia improbabile e le sue due amanti: la prima attrice, svampita e ingestibile (Maria Cristina Gionta) e la segretaria 10940601_320278548162698_5860766135250250939_ndi produzione (Silvia Coghe). Abbiamo due coppie di attori che sul palco e dietro le quinte si lasciano trascinare in una miriade di intrecci sentimentali e personali: il primo attore e agente immobiliare (Flavio De Paola), la governante (Antonella Rebecchi), il padrone di casa emofiliaco (Antonio Buttari), la moglie (Marina Pedinotti), il vecchio attore con problemi di alcolismo (Giovanni Receputi) e infine l’attrezzista in grave carenza di riposo (Andrea Meloni). Tutti insieme rendono esplosivo e comicissimo uno spettacolo che merita di essere visto non solo per la qualità e il divertimento che offre, ma anche per la cornice in cui è posto. C’era bisogno infatti di un teatro giovane e in crescita come il Teatro degli Audaci per dare nuova linfa ad un testo così brillante.

Anche dalla platea è percepibile tutto lo sforzo con cui la compagnia del Teatro degli Audaci, ma con essa prima di tutto il luogo fisico, artistico e creativo realizzato da Flavio De Paola, sia frutto di una visione autentica e fortemente orientata a prodotti di pregio, anche al di fuori dei classici circuiti teatrali, sempre più asfittici e incapaci di dialogare con la sensibilità di un pubblico che ha bisogno di qualità e di onestà intellettuale. Nel caso specifico di Rumori fuori scena, qualcuno potrebbe obbiettare che si tratti solo di una farsa ma, per dirla con le parole dell’autore, “questa è la farsa, questo è il teatro, questa è la vita!”. Sipario. Applausi.

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