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Roma: scoperta la villa di Messalla, ora si pensa al restauro

17 Gen 2013 | Nessun Commento | 1.466 Visite
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villa messalla

Sporchissime, in parte corrose dalla terra acida dei Castelli Romani, eppure miracolosamente intere, riemergono dalla campagna laziale sette importanti statue di età augustea che insieme ad altri frammenti, in parte ricomponibili, raccontano il mito di Niobe, madre dolorosa, cantato anche da Ovidio nelle sue Metamorfosi. È la grande scoperta di un’equipe della soprintendenza archeologica del Lazio, anticipata dal quotidiano La Repubblica, che potrebbe fare nuova luce sull’iconografia del mito classico.

Salve forse grazie ad un terremoto, che nel II secolo le avrebbe fatte cadere e seppellite, le statue, alte oltre due metri, ornavano la grandiosa piscina all’aperto della villa di campagna di Valerio Messalla Corvino, console del I secolo a.C., amico di Augusto e mecenate di artisti e poeti tra cui il grande Ovidio. Una villa che è stata identificata grazie ad una sorta di punzone stampato sulle tubature, spiega il direttore scientifico dello scavo Alessandro Betori, ispettore della soprintendenza, e che certo doveva essere sfarzosa e bellissima. Qui il ricco e potente console romano (le fonti classiche lo dicono proprietario anche di una casa sul Palatino pagata 13,4 milioni di sesterzi da P.Autronius Pactus) riuniva il suo cenacolo letterario, di cui facevano parte anche Tibullo, Ligdamo, Orazio.

Localizzata già alla fine dell’Ottocento in un’area vicina alla Via dei Laghi che nei secoli è stata anche dei Colonna, la villa di Messalla non era mai stata oggetto di una campagna di scavo scientifica. L’occasione, spiega Betori, è arrivata a giugno con i sondaggi necessari per dare il via libera ad un progetto di edilizia convenzionata del comune di Ciampino affidato al Consorzio ‘Muri Francesi’. Adibito a vigneto, racconta Betori, quel terreno era stato profondamente ferito dalle arature, che probabilmente hanno distrutto nel tempo gran parte dell’abitazione. Le sorprese non sono comunque mancate, perchè sotto le parti di terra che non erano state rivoltate dall’aratro «sono venuti fuori i resti della ‘natatio’, la piscina di venti metri con le pareti dipinte di azzurro, e del complesso termale». Dentro la vasca le statue, in assoluto la scoperta più importante. Perchè del mito di Niobe esistono altre statue ritrovate nel corso del tempo, sottolinea la soprintendente Elena Calandra, «ma nel caso di Ciampino abbiamo una buona parte dell’intero gruppo originale».

Il mito, raccontato anche da Omero nell’Iliade, narra che Niobe, figlia di Tantalo, madre troppo orgogliosa di dodici figli, metà maschi metà femmine (in alcune fonti i figli sono 14) dovette subire la vendetta di Leto-Latona che, offesa, aveva ordinato ad Apollo e Artemide di sterminarle tutta la prole. Le statue che ornavano la piscina di Messalla dovevano essere quindi molte di più, sottolinea Betori, «ma è stato comunque straordinario ritrovarne tante tutte insieme». L’altro grande gruppo, ritrovato nel 1583 a Roma in una vigna dell’Esquilino, è esposto agli Uffizi: «in quel caso però si tratta di statue che proprio in epoca rinascimentale hanno subito pesanti restauri – fa notare Betori – e poi il gruppo è stato ricostruito anche con acquisti fatti dai Medici nel mercato antiquario dell’epoca. Quelle di Ciampino sono sciupate ma originali».

Il problema ora sarà il restauro: messe al riparo in un deposito della soprintendenza, racconta ancora l’archeologo, le statue di Messalla sono però molto sciupate, in qualche modo corrose dalla terra, «che in questa zona ha un forte tasso di acidità». I tecnici dell’Istituto centrale per il restauro stanno studiando il caso: «Si tratta effettivamente di un problema molto particolare – conferma la direttrice Gisella Capponi – noi stiamo studiando due frammenti per capire come intervenire. La terra è penetrata all’interno del marmo corroso e bisogna valutare come rimuoverla». Prematuro, quindi, stabilire quando le statue potranno essere esposte al pubblico. Così come la piscina e il complesso termale, per la cui valorizzazione, stima Betori, serviranno «alcune centinaia di migliaia di euro». Fondi per i quali ci si aspetta l’intervento del comune di Ciampino (proprietario del terreno) e del consorzio di costruzione (nei casi di archeologia preventiva le spese sono del committente), ma si spera anche nello Stato.

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