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Rodi Garganico fa rotta sulla Croazia

3 Set 2009 | Nessun Commento | 3.286 Visite
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dubrovnikL’isola di Pelagosa è a 31 miglia, più vicina di Foggia o San Severo. L’arcipelago delle Tremiti a sole 18 miglia. Lastovo a 60 miglia e la magnifica Dubrovnik a non più di 90 miglia. Questo è l’orizzonte, diventato all’improvviso più nitido, che si staglia dal faro del nuovo Porto Marina di Rodi Garganico.
Diciamo subito che l’inaugurazione di questo moderno approdo, reso più accattivante dalla quotidiana suggestione dei suoi tipici tramonti mozzafiato, è la cosa più rilevante, più importante e più innovativa successa in questa strana stagione turistica pugliese, ricca di luci ma anche di non poche ombre. Nonostante gli echi e le attenzioni delle autorità di settore non siano stati all’altezza dell’evento, che ha visto protagonista l’intera comunità della cittadina garganica.
A cominciare dal nocchiero-sindaco Carmine D’Anelli, per la caparbietà con cui ha voluto che questo progetto si materializzasse in tempi “inusuali” ai ritmi del nostro Mezzogiorno (700 giorni), e per la lungimiranza nel perseguire l’obiettivo strategico di un’infrastruttura portuale di prim’ordine, funzionale al rilancio dell’intero Gargano e a quello di buona parte della Capitanata.

Un fatto importante che, con la firma del protocollo d’intesa tra il Comune di Rodi Garganico e l’Associazione Italia/Croazia, braccio operativo del Consolato della Repubblica di Croazia, riporta il Gargano in prima linea nell’offerta turistica pugliese. Dove da anni l’azione incisiva e professionale del Salento è arrivata ad identificarsi, nell’immaginario collettivo, con la destinazione Puglia. Dici Puglia e si pensa al Salento. Un tempo accadeva col Gargano. Quando si pensava Puglia, il primo riferimento spontaneo era al promontorio della Montagna Sacra.
Un aspetto colto con concretezza dal Console Onorario della Repubblica di Croazia, Rosa Alò, che nel salutare con entusiasmo e riconoscenza la scelta delle istituzioni e delle autorità portuali locali, ha sollecitato: “Manteniamo la rotta, i ritmi e i tempi acquisiti. Voglio tornare presto a Rodi, per dare il via ai collegamenti di linea tra il Gargano e i porti della Croazia”.
Risvolto apprezzabile, infatti, è il voluto approccio relazionale con il Mediterraneo. Una risorsa che dovremmo tutti imparare ad usare e valorizzare meglio. Senza paura delle contaminazioni, da sempre plancton vitale per le civiltà e le comunità che vi si affacciano. E frequentarlo con più assiduità, in un esercizio di consultazione quotidiana, come fonte preziosa da curare con amore, orgoglio e un pizzico di gelosia.
Un grande croato, Pedrag Matvejevic, moderno oracolo del Mare nostrum, lo ha cantato nel suo “Breviario Mediterraneo”, un’opera tradotta in 32 lingue diverse, regalandoci le suggestioni di un romanzo geo-poetico, dove i personaggi sono sostituiti dai luoghi. Leggo in questa ottica la decisione di Rodi Garganico di interagire con la Crozia, uno dei gioielli del Mediterraneo. Che in quella che oggi è definita logica di sistema, crea le premesse per ridare luce e dignità alle sue perle più pregiate: le isole Tremiti.

Un altro scrittore, partenopeo e mediterraneo verace, Erri De Luca, ci ricorda che c’è stato un tempo in cui: “Le navi avevano svuotato il Sud”. Un tempo in cui: “La nave era un addio”. Oggi, per fortuna, non è più così. Le navi, più che partire, arrivano. Quelle da crociera, quando lo fanno, scaricano a terra l’equivalente di un intero paese. Quelle che traghettano, trasportano merci o consentono escursioni marine, impossibili da farsi altrimenti, sono la nuova frontiera del turismo di mare e dell’economia indotta relativa.
Il mare e il Mediterraneo in particolare, come dice il sociologo Franco Cassano, non separa più ma collega. Diventa ponte, autostrada d’acqua e tessuto a trama larga di rotte di comunicazione e scambi commerciali. In questo contesto i porti turistici sono vere e proprie aziende, non solo punti di attrazione costiera. Concorrenza, competitività e attrattiva tra i porti, che nascono come funghi, si giocano sulla piattaforma innovativa dei servizi portuali. Che oggi è impensabile non prevedere funzionali a una strategia del “trattenere”, che a sua volta può solo far fulcro sul caleidoscopio di tesori dell’entroterra, vero valore aggiunto complementare all’offerta turistica costiera e balneare. E che va perseguita nell’ambito più articolato dei Sistemi Turistici Locali.
Ecco, allora, la formula. La risorsa mare per attrarre, l’entroterra e i suoi tesori per trattenere. Entrambi necessari e concorrenti a un’efficace azione di fidelizzazione per la Puglia, per la Croazia e in generale per il Mediterraneo. Perché la partita dei flussi riguarderà sempre più la sfera delle macro aree, e sempre meno quella dei territori, avendo da un pezzo superato quella dei campanili. Pertanto, la combinazione Gargano-Tremiti-Croazia costituisce un mix adriatico dall’appeal unico e suggestivo. Una rete di offerte dalle dimensioni adeguate, per affrontare la sfida della “pesca dei flussi turistici” nel grande mare della destinazione Mediterraneo.
Tutto questo deve passare, però, da una riqualificazione della destinazione Gargano. E’ tempo che non ci si accontenti più di un turismo di campeggi, ma si punti a servizi alberghieri più performanti, più variegati e ovviamente più redditizi. E’ tempo che non ci si culli più troppo, e soprattutto non ci si illuda più tanto, sui ritorni di un turismo religioso da “toccata e fuga”, ma si pensi di integrarlo con dosi massicce di turismo culturale e turismo da diporto. E’ tempo, infine, di non illudersi più sugli arrivi senza presenze di un turismo di prossimità, che negli anni ha preso il sopravvento sulle code di roulotte tedesche, dei fari gialli francesi e dei camper del lombardo-veneto. Ma di rimboccarsi le maniche, per favorire nuovi flussi nazionali e soprattutto internazionali.
Anna Maria Mori, nel suo “Istria, l’amore perduto”, ci racconta che girovagando per la Croazia e per la Slovenia è facile imbattersi su pennoni di Palazzi Comunali, che espongono il tricolore italiano accanto alle bandiere di quei Paesi. A testimonianza di una radice italica intimamente presente e persistente. In un tempo di forte attenzione ai simboli ed all’evidenza dei segni, sarebbe bello cominciare a vedere qualche bandiera croata per le strade di Rodi e degli altri comuni garganici. In segno di amicizia, di saluto e di ritrovata familiarità.

Così come potrebbe rivelarsi interessante fare in modo che le rotte di questo rinnovato dialogo, di comune e reciproca accoglienza, venissero indicate e segnate nel tempo dai due fari dei porti di Rodi e di Dubrovnik. Una sorta di messaggio, lanciato ai viaggiatori, in un simbolico gioco di sponda. Magari affidando ad artisti locali l’interpretazione più autentica e più spontanea di un comune sentire, che rinnovi perennemente l’entusiasmo odierno, sancito dalle firme di questo primo protocollo d’intesa.

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