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Rockcult Extreme Fest… Live report

5 Giu 2012 | Nessun Commento | 1.331 Visite
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obituary
Eccoci alle 17 di una domenica  caldissima, al Demodè di Bari, per un appuntamento che farà aumentare la temperatura ai limiti del tollerabile! Siamo al Rockcult Extreme Fest e fra breve vedremo ben nove band una più potente dell’altra. Con questo evento si chiude la stagione 2011/2012 della nuova agenzia RocKcult che ci ha regalato, in pochi mesi appuntamenti musicali di storica portata. Ricordiamo con piacere il concerto di Glenn Hughes, dei Coroner, degli Entombed e il concerto storico dei Napalm Death. Le band che sognavamo di vedere quando eravamo dei giovani headbanger, e che eravamo costretti a seguire nei loro tour al nord Italia, ora arrivano sotto casa nostra. Non è cosa da poco, credetemi. Bisogna dar merito alla Rockcult per questo.Bene, oggi, attendiamo con ansia l’esibizione degli storici Obituary (di Tampa, Florida), una delle band fondamentali della scena death metal mondiale. Molti fans sono qui anche per gli olandesi Sinister, veterani del death metal europeo. Si comincia con i Raging Age, giovanissimi, ma potenti e incazzati. Una bella prova per i death metallers baresi. La gente comincia a confluire nella sala. È il turno dei Vinterblot (death metal nordico) che propongono brani dell’album Nether Collapse, molto convincente il loro cantante. Si susseguono con inarrestabile violenza i salentini Ingraved (metalcore), gli Onicectomy (brutal) e i Cancrena (thrash old school), questi ultimi dimostrano una grande esperienza live e il chitarrista ci fa sentire finalmente qualche pregevole assolo. Salgono sul palco i Vulvectomy (brutal-slam-death), suono devastante, caratterizzati della drum-machine e il suo rullante  ossessivo.  La sala continua a riempirsi e intorno alle 21 ecco i Gory Blister (techno-death) band originaria di Taranto in circolazione da tanti anni, pionieri di un genere molto difficile da suonare e assoli con influenze classiche. “Earth-Sick“, è il loro notevole nuovo album. Da questo punto in poi il concerto cambia volto. L’esperienza di questa band, e l’abilità tecnica dei suoi elementi fa drasticamente salire di livello la qualità del festival. Seguono i Forgotten Tomb (black doom), molto gradevoli, spezzano un po’ il ritmo veloce del festival con il loro incedere cadenzato. Il pubblico gradisce, le ragazze si dimenano e noi ci riposiamo un po’ sul divanetto.La sala è piena ed ecco i Sinister. Potentissimi e professionali, hanno il miglior suono del festival. Alternano momenti veloci con riff cadenzati e belle parti soliste. Non li conoscevamo bene e ci hanno decisamente colpiti. Ci regalano pezzi memorabili tra i quali ricordiamo: “The enemy of my enemy“, “Epoch of demise“, “Perennial mourning” e “The grey massacre”.  È  finalmente giunto il momento tanto atteso, gli accordi cadenzati e potentissimi introducono il concerto degli Obituary. Appare Tardy con i suoi inconfondibili capelli lunghissimi e ricci e il suo ruggito. La band si lancia in una scaletta caratterizzata da numerosi classici. Il primo pezzo è invece “List of dead” dell’ultimo album Darkest Day. Ciò che li caratterizza è il contrasto tra il suono molto potente e cupo e la voce di John Tardy, un mix fra un ruggito e un lamento, la voce c’è e fa venire i brividi. Manca qualcosa però: manca un chitarrista. Le voci dicono che non è partito per motivi di salute. Il chitarrista solista, Lee Harrison è nella band da poco, e probabilmente ne è già uscito. Si sente molto la mancanza degli assoli così tipici degli Obituary, ma ce ne facciamo una ragione. La band propone i pezzi storici: “Dying“,  “Chopped in half“, “Final thoughts“, “Evil ways“, “Slowly we rot” e il nostro preferito: “The end complete“. Da notare la bellissima cover dei Celtic Frost, “Dethroned emperor“, band che li ha tanto influenzati. Il risultato finale è apprezzabile, la band è solida e il pubblico li inneggia.Un festival intenso, tanta stanchezza fisica, ma ne è valsa la pena. Una degna conclusione di stagione per la RocKcult, grande musica e un grande successo di pubblico. Non vediamo l’ora di partecipare ai nuovi appuntamenti che l’organizzazione saprà proporci in futuro, ormai ci hanno viziati e vogliamo solo il meglio!

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