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Rocco Papaleo tra stupore, poesia e dolore. A Bari per la presentazione del film “La Buca” di Daniele Ciprì

30 Set 2014 | Nessun Commento | 1.240 Visite
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rocco_papaleo 12Armando ha passato 27 anni in carcere da innocente, quando esce incontra, galeotto un simpatico bastardino, un avvocato “azzeccagarbugli”, Oscar, alla ricerca di soldi che potrebbero arrivare da una causa milionaria intentata allo stato per la revisione del processo in cui il “disgraziato Armando” è stato condannato. Nasce così “la strana coppia all’italiana” Rocco Papaleo e Sergio Castellitto, protagonisti della seconda esperienza solista da regista di Daniele Ciprì nel film La Buca, una sorta di grottesca allegoria del sistema italiano tra l’arte di arrangiarsi e una giustizia ingiusta. Con loro due nel cast anche Valeria Bruni Tedeschi, la locandiera Carmen, del film prodotto da Malìa e Rai Cinema e distribuito da Lucky Red.

Papaleo ha presentato a Bari, prima alla stampa, poi al pubblico dei cinema Galleria e Showville, il film uscito in tutta Italia nelle sale da qualche ora. A metà tra favola e realtà con accenti tragicomici, in perfetto stile surreale tipico della narrazione di Ciprì, la storia racconta l’amicizia improbabile e divertente tra il Walter Matthau (Castellitto) e il Jack Lemmon (Papaleo) dei poveri, come lo stesso attore-regista lucano si è definito; la trama prende spunto dalla cronaca che racconta un’Italia deteriore e vira verso la trasfigurazione e il grottesco. La buca è una storia ambientata in un luogo indefinito, ma realistico, dove moderno e antico si mescolano, quasi a voler indicare l’universalità degli italici vizi che il regista mette in evidenza. Sebbene il non-sense sia un po’ il filo conduttore della narrazione che si dipana su una trama apparentemente leggera, l’amarezza di fondo persiste in maniera decisa e convincente. Personaggi così assurdi da apparire tremendamente reali e situazioni al limite dell’irreale sono il leit motiv della storia, splendida allegoria delle “assurdità” che caratterizzano gli italiani, ma che nella nostra cultura sono ormai considerate la normalità. Anomalie, vizi, cattive abitudini, in una parola buche, appunto, che ormai lastricano le strade (reali e figurate) del nostro Belpaese.

“La buca è simbolicamente una ferita aperta della nostra società – ha dichiarato ieri Papaleo – che è piena di tentativi di aggirare la legalità”. Vedremo Rocco Papaleo a breve,rocco_papaleo 5 a novembre, nel nuovo film di Christian De Sica, La scuola più bella nel mondo in qualità di attore ma nei suoi progetti c’è un altro film come regista. Il lucano più famoso d’Italia, infatti, sta lavorando dopo il successo di Una piccola impresa meridionale, alla sceneggiatura del suo prossimo lavoro cinematografico, sul quale c’è massimo riserbo, per fare un bel tris. Nel suo cuore però sempre il Sud. La cui bellezza, musicalità e potenzialità non diventano mai sostanza.

“Mi piace tornare qui, in Puglia, a Bari: il lungomare, la città, mi danno sensazioni forti di bellezza. Ed è proprio di fronte a tale bellezza che vorrei lanciare un grido di stupore e di dolore” – così si è espresso ieri Rocco Papaleo. Ogni volta che viene al Sud, infatti, lui, romano di adozione ma lucano nel sangue, prova sentimenti di stupore per la bellezza, per la poesia, che trasudano e si respirano in ogni angolo, a Napoli, così come a Bari, e sentimenti di dolore, per le potenzialità sprecate del nostro Sud, che si tratti di Campania, Basilicata o Puglia, perché non è mai la volta del Sud. “Vorrei essere anch’io stimolo per fare qualcosa in più, vorrei che partisse da me stesso questo anelito”. Così l’attore-regista alla presentazione alla stampa, intervistato dal giornalista Nicola Morisco, del film che lo vede co-protagonista insieme a Sergio Castellitto, suo attore-regista di riferimento, ora grande amico, per la regia di un altro meridionale, il siciliano doc Daniele Ciprì.

In foto un momento della conferenza stampa di Bari e la nostra collaboratrice Annamaria Natalicchio con Rocco Papaleo.

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