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Ritorna nella sua Napoli Francesco Clemente con una mostra che lo celebra dopo aver portato la sua arte nel mondo

3 Giu 2009 | Nessun Commento | 4.881 Visite
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Francesco ClementeCon una grande retrospettiva di oltre 100 opere, Napoli si riappropria di Francesco Clemente, artista di fama mondiale che lasciò la sua città quasi quarant’anni fa. Dopo la mostra del 2002 all’archeologico di Napoli e a 10 anni dalla retrospettiva del Guggenheim di New York, si apre al Madre (museo d’arte contemporanea Donna Regina) l’antologica dedicata all’artista napoletano che per il museo aveva già realizzato un gigantesco affresco, articolato in due sale, e un pavimento in ceramica sui luoghi della sua infanzia.

«Ci riappropriamo finalmente di un artista napoletano – ha detto il direttore del museo Edoardo Cicelyn presentando la mostra che durerà fino al 12 ottobre – E’ importante che la cultura partenopea rimetta le sue radici in questa citta». Otto sezioni e oltre 100 opere, tra cui un gruppo di inediti, che descrivono il continuo «salpare» dell’artista dal suo luogo natale verso Roma, l’India, gli Stati Uniti. La mostra è stata curata da Pamela Kort che ha voluto indicare nel titolo la chiave interpretativa dell’esposizione, ‘Naufragio con spettatore: il percorso artistico di Clemente dal 1974 al 2004 è associato a un naufragio, di cui le opere presentate sono il «relitto». «Questa mostra – ha spiegato la curatrice – è un invito a seguire un processo, un viaggio». Sul tema del viaggio, ma soprattutto del ritorno, è intervenuto il presidente della Regione Campania Antonio Bassolino. «Clemente – ha detto – ha lasciato Napoli negli 70. E se ha deciso di tornare proprio adesso non è un caso, bensì una tappa della propria carriera, un passaggio spirituale difficile ed emozionante».

Francesco ClementeIn mostra anche i disegni che Clemente ha realizzato per illustrare il racconto inedito dell’amico Salman Rushdie, intitolato ‘Nel Sud’e scritto appositamente per la retrospettiva. «Le opere di questi due uomini del sud – ha detto Bassolino parlando della collaborazione tra i due artisti – parlano la lingua speciale della creazione e dell’ironia, lingua che sin dall’antichità è diffusa a Napoli e soprattutto nel suo centro storico». Ed è proprio il centro antico ad aver particolarmente colpito l’immaginazione dello scrittore angolo-indiano Salman Rushdie. «I vicoli di Napoli – ha detto – mi hanno fatto pensare ad un racconto di Graham Green ambientato prorio qui». Soddisfatto del suo ritorno, in un museo come il Madre, Francesco Clemente. «E’ una realtà – ha spiegato – che combina competenza a talento visionario, che è anche la benedizione e la maledizione di questa città».

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