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         Direttore responsabile: Michele Traversa
Riflessione politica sull’utilità della Lega Nord

16 Mag 2008 | Nessun Commento | 3.165 Visite
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Carroccio

 Prima di leggere questo articolo, sappiate che io la vedò così: per legiferare bisogna andare al compromesso e non al contrappeso. Le mie argomentazioni, senza questo presupposto, sono facilmente confutabili. Faccio un esempio: ci sono 4 persone, 2 dei quali hanno un’idea, gli altri 2 una totalmente differente. Chiamiamoli un gruppo progressisti e l’altro conservatori. Si trovano a governare, putacaso, un’associazione culturale. Le decisioni vanno prese tramite compromessi, perchè il compromesso è la naturale estrinsecazione del dialogo intelligente. Così è tutto coerente con tutto: nessuno dei 2 gruppi vuole persone che non fanno niente, e saranno d’accordo col cacciare chi non fa niente per l’associazione e tenere quelli volenterosi. Provvedimenti ragionati saranno approvati da tutti. Così penso che debba essere il sistema politico.

Ma se uno dei due conservatori comincia, con affermazioni pesanti e offensive, a dire di non volere nell’associazione chiunque non sia italiano, dà così avvio ad un’inutile estremizzazione dal momento che non tutti gli stranieri fanno del male all’associazione. Ciò rompe l’equilibiro: il conservatore non razzista tenterà di mediare, ma sarà sempre più tendente all’estremo. E i progressisti tenderanno sempre più all’opposto. Posizioni non ispirate dall’ideale progressista/conservatore, ma spinte dalla volontà di ricreare un equilibrio con il contrappeso e non con il compromesso, quest’ultimo ormai inattuabile vista la poca predisposizione al dialogo dell’estremismo.

Siamo tutti d’accordo sul cacciare gli immigrati che non fanno del bene alla nazione? Di contro lo siamo anche sull’ aiutare chi ha le potenzialità per rimanere?
Personalmente ritengo che un immigrato, in qualità di essere umano, abbia delle potenzialità tali da poter essere un contributo per la nazione. Ma a decidere quale contributo può dare un immigrato, come operaio o come altro, non possono essere gli imprenditori che vogliono il federalismo fiscale, ma a esperti nel settore dell’occupazione.

Federalismo fiscale, altro punto su cui posso dimostrare l’inutilità della Lega Nord. Leggiamo la teoria dell’attuale distribuzione delle entrate, in maniera molto semplificata. “I soldi delle tasse non comunali (l’Ici è comunale per esempio) vanno al ministero delle finanze, che li ridistribuisce alle regioni o direttamente ai cittadini sotto forma di servizi.” Ok. Sentiamo l’altra campana. “La maggior parte delle tasse restano nella stessa regione”. Ovvero nessuna distribuzione, le regioni ricche restano ricche, quelle povere sempre più povere. Una logica piuttosto egoistica, non vi pare? Per non parlare poi della corruzione che si genererebbe poi nella moltiplicazione degli apparati fiscali. Ed Italia, sembra proprio che della corruzione non se possa far a meno. Perciò io definirei il federalismo un inutile vessillo su cui si appoggia la Lega, che potrebbe interessare uno stato con una classe politica integra e non corrotta, ove la distribuzione della ricchezza è più equa e non si perseguono finalità esclusivamente egoistiche. Ad ogni modo, pensiamo a fare l’essenziale, prima delle cose accessorie!

Resta il fatto che la Lega è ottima per farsi delle risate. Sono innumerevoli i siparietti che hanno rallegrato il grigio parlamento. Come quando hanno estratto i pupazzi di pinocchio, quando hanno disinfettato i treni sui cui sedili si erano seduti degli immigrati, quando Bossi ha bevuto della sorgente del Po. Come dimenticarsi l’urlo rauco e stentato “Pontida!Pontida!” con la quale Bossi dopo l’operazione ha esaltato il pubblico Leghista, il maiale-day di Calderoli (Porcellum! Il migliore cabarettista di sempre!) e le sue magliette all’ultima moda!

E l’usanza quasi rituale di bruciare la bandiera alle riunioni di tutte le regioni. E chi di loro dovesse per nostra sfortuna diventare ministro reciterà di fronte alla stessa il giuramento. L’ho cercato e dice così:

“Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della nazione”

Non c’è la parola Italia. Ecco perchè riescono a dirlo. Cito un episodio, molto citato anche da Grillo, che fa rimanere allibiti. Il giorno dei funerali di Nicola Calipari c’era un raduno leghista in Piemonte. Calderoli, Maroni, Borghezio e Bossi, allora facenti parte del governo, urlavano in coro:

“NOI PADANI ABBIAMO UN SOGNO NEL CUORE BRUCIARE IL TRICOLORE!”

Col tricolore era coperta la bara di Calipari.

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